L'ultima stretta di Putin: nelle regioni annesse scatta la legge marziale
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Da oggi la parola vojna, "guerra", non è più tabù, quantomeno nelle quattro regioni ucraine che Mosca considera oramai parte del suo territorio dopo l'annessione bocciata a stragrande maggioranza dalle Nazioni Unite.
Con due decreti approvati per direttissima dal Consiglio della Federazione, la Camera alta del Parlamento russo, il presidente Vladimir Putin ha introdotto varie sfumature di regime speciale in tutto il Paese, che vanno dalla "legge marziale" - che in russo si chiama letteralmente voennoe polozhenie, ossia "stato di guerra" - a un "livello di allerta base".
È l'ennesimo segno di escalation dopo l'impopolare mobilitazione "parziale", l'annessione di quattro territori ucraini e le reiterate velate minacce di ricorso all'arma nucleare.
Passo dopo passo, la realtà di quella che si continua ipocritamente a chiamare "operazione militare speciale&q…
MOSCA - Da oggi la parola vojna, "guerra", non è più tabù, quantomeno nelle quattro regioni ucraine che Mosca considera oramai parte del suo territorio dopo l'annessione bocciata a stragrande maggioranza dalle Nazioni Unite.
Con due decreti approvati per direttissima dal Consiglio della Federazione, la Camera alta del Parlamento russo, il presidente Vladimir Putin ha introdotto varie sfumature di regime speciale in tutto il Paese, che vanno dalla "legge marziale" - che in russo si chiama letteralmente voennoe polozhenie, ossia "stato di guerra" - a un "livello di allerta base".
È l'ennesimo segno di escalation dopo l'impopolare mobilitazione "parziale", l'annessione di quattro territori ucraini e le reiterate velate minacce di ricorso all'arma nucleare.
Passo dopo passo, la realtà di quella che si continua ipocritamente a chiamare "operazione militare speciale" si svela e irrompe prepotentemente nella vita dei russi. Tanto che il sindaco della capitale, Serghej Sobjanin, si è affrettato a rassicurare i moscoviti che "attualmente, non verranno introdotte misure che limiteranno i ritmi normali della vita cittadina". La chiave, ovviamente, è in quell'avverbio: "attualmente".
I quattro livelli di legge marziale
Il "livello di reazione massima", "legge marziale" o "stato di guerra" che dir si voglia, entra in vigore nei quattro territori ucraini annessi: le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e le regioni di Kherson e Zaporizhzhia dove - ha ammesso Putin parlando al Consiglio di sicurezza russo - "continuano gli attacchi e muoiono i civili".
Anche se, per il leader del Cremlino, la colpa sarebbe tutta del "regime di Kiev" che "si è rifiutato di riconoscere la volontà e la scelta del popolo e respinge qualsiasi proposta di dialogo", e dei "neonazisti" ucraini che usano gli stessi metodi dei loro "predecessori, i "banderiti" collaborazionisti di Hitler".
Spetterà al governo suggerire entro tre giorni quali misure adottare in particolare, in un vasto campionario che va dal rafforzamento della tutela dell'ordine pubblico all'introduzione del coprifuoco fino al divieto di cortei, al sequestro di beni e al "trasferimento temporaneo dei residenti in aree sicuri", proprio come "l'evacuazione" già in atto dei cittadini di Kherson che si trovano sulla sponda occidentale del fiume Dnipro.
Putin ha tenuto a sottolineare che la legge marziale era già in vigore in questi territori prima che fossero annessi alla Russia. "Ora dobbiamo legalizzare la situazione in conformità con la legislazione russa", ha detto. Ma in realtà ha introdotto altri tre regimi speciali in tutta la Federazione: un "livello di reazione media" in otto regioni confinanti o vicine all'Ucraina, come la penisola ucraina di Crimea già annessa nel 2014, Belgorod, Voronezh e Rostov; un "livello di allerta elevata" nel Distretto federale centrale e in quello meridionale che insieme comprendono in totale altre diciotto regioni russe, tra cui Mosca; infine, un "livello di allerta base" in tutto il resto del Paese.
Le decisioni impopolari spettano ai governatori
Il leader del Cremlino ha infine incaricato quello che ha chiamato "Consiglio di coordinamento", capitanato dal primo ministro Mikhail Mishutin e dal sindaco di Mosca Sobjanin, di supervisionare l'implementazione dei decreti. E infine ha delegato ai governatori regionali l'applicazione delle misure e l'eventuale introduzione di "elementi di legge marziale".
Come già successe per la mobilitazione parziale, Putin ha così di fatto scaricato sui governatori locali la responsabilità di eventuali decisioni impopolari. Secondo il vecchio mantra medievale russo: "Lo zar è buono, sono i suoi boiardi (gli aristocratici locali, ndr) a essere cattivi".
Alcuni "boiardi", non solo Sobjanin, ma anche i governatori di Voronezh, Kursk e della Crimea annessa, si sono subito sentiti in dovere di dire ai loro cittadini che al momento non hanno intenzione di introdurre alcuna misura speciale. Mentre il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha garantito che non verranno chiusi i confini.
"Come nel 1917"
Rassicurazioni che però non lasciano tranquilli dopo le tante garanzie passate smentite. Peskov, ad esempio, aveva più volte ribadito che non ci fosse alcuna legge marziale in vista. L'ultima smentita risaliva al 26 settembre scorso, meno di un mese fa.
"Il problema è grande", come ha osservato Mark Galetti, analista del think tank britannico di difesa Rusi e direttore dell'agenzia di consulenza Mayak Intelligence. "Mi viene in mente la diffusione della legge marziale strisciante a colpi di misure straordinarie durante il tardo zarismo, tanto che nel 1917 la maggior parte del Paese era sotto regime "straordinario". Non è un bel precedente".
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