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A Kherson russi sotto attacco. Il super generale di Putin Surovikin: "È l'ora delle decisioni difficili"

Sergej Surovikin (ansa)
L'ufficiale incaricato dal Cremlino di comandare le forze in Ucraina prepara il terreno per una possibile ritirata dalla sponda destra del fiume Dnipro. E c'è chi immagina che il corso d'acqua possa diventare un confine per un cessate il fuoco
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KIEV - Il generale Sergej Surovikin, che da meno di due settimane comanda tutte le truppe russe in Ucraina, dice in un’intervista al canale tv Rossija 24 che i soldati che tengono la città di Kherson “sono sotto attacco” e che è arrivata “l’ora delle decisioni difficili”. La frase di Surovikin sembra preparare l’opinione pubblica al fatto che i militari russi non riescono più a tenere il territorio sulla sponda destra del fiume Dnipro – che include anche la città di Kherson – a causa di un’offensiva dei soldati ucraini che a partire dalla fine di agosto continua con lentezza a guadagnare terreno. 

Nel corso dell’estate la Russia ha rafforzato le difese della regione di Kherson e ha piazzato attorno al capoluogo diverse guarnigioni per un totale di venticinquemila uomini, con l’intento di resistere all’arrivo annunciato più volte dei soldati ucraini. I…

KIEV - Il generale Sergej Surovikin, che da meno di due settimane comanda tutte le truppe russe in Ucraina, dice in un’intervista al canale tv Rossija 24 che i soldati che tengono la città di Kherson “sono sotto attacco” e che è arrivata “l’ora delle decisioni difficili”. La frase di Surovikin sembra preparare l’opinione pubblica al fatto che i militari russi non riescono più a tenere il territorio sulla sponda destra del fiume Dnipro – che include anche la città di Kherson – a causa di un’offensiva dei soldati ucraini che a partire dalla fine di agosto continua con lentezza a guadagnare terreno. 

Nel corso dell’estate la Russia ha rafforzato le difese della regione di Kherson e ha piazzato attorno al capoluogo diverse guarnigioni per un totale di venticinquemila uomini, con l’intento di resistere all’arrivo annunciato più volte dei soldati ucraini. In questi mesi tuttavia l’esercito di Kiev è riuscito a distruggere i ponti sul fiume Dnipro e quindi ha creato una condizione di minaccia permanente per gli occupanti russi: adesso hanno alle spalle un ostacolo naturale molto ampio e possono attraversarlo soltanto con chiatte e barchini. Se dovessero mettersi in salvo in fretta sarebbero costretti ad abbandonare tutto l’equipaggiamento pesante. E’ una scena che a Mosca non vogliono vedere e questo potrebbe spiegare perché Surovikin parla di “decisioni difficili” da prendere. Meglio un ritiro deliberato che un ritiro sotto il fuoco. 

In questi giorni sia il governatore collaborazionista della regione, Vladimir Saldo, sia il suo vice, Kirilo Stremousov, hanno chiesto alla popolazione di lasciare Kherson “il più velocemente possibile” perché “la battaglia per la città sta per cominciare”. Alla fine di agosto Stremousov pubblicava (da un hotel di Mosca) video per rassicurare gli abitanti della città e dichiarare che la vita poteva continuare tranquilla. E’ chiaro che adesso lui e Saldo hanno ragioni forti per pensare il contrario. 

L’esercito ucraino da tre giorni ha scelto di non comunicare più informazioni che riguardino la controffensiva al sud. E’ una misura che ha già preso in passato in momenti cruciali, quando i soldati tentavano di sfondare le linee russe e di avanzare. La campagna per Kherson è cominciata alla fine di agosto e ha ottenuto risultati modesti durante la sua prima fase, perché la regione del sud è un territorio piatto e ben difeso dove ogni affondo è costoso in termini di vite di soldati e mezzi distrutti. Nei primi dieci giorni di ottobre tuttavia i militari ucraini hanno guadagnato terreno così rapidamente che i russi sono sembrati di nuovo sul punto del tracollo, come era successo nell’est a settembre – quando persero tutto il territorio occupato nella regione di Kharkiv. Poi la situazione si è stabilizzata di nuovo e al momento non ci sono informazioni affidabili per riuscire a capire se gli ucraini stiano riuscendo a sfondare oppure no. La preoccupazione del generale Surovikin e l’evacuazione dei civili tuttavia sono un indizio. 

Dal punto di vista politico, il ritiro delle truppe di Surovikin sulla sponda sinistra del Dnipro – se quindi il grande fiume diventasse un confine naturale tra soldati ucraini e soldati russi – potrebbe creare le condizioni per un cessate il fuoco temporaneo, ma al momento è troppo presto anche soltanto per parlarne.