Donbass, in guerra per denaro: al fronte con i “musicisti” del Gruppo Wagner
di Luca Steinmann , di Luca SteinmannDONETSK - Il primo incontro con loro avviene dopo due giorni di attesa di fronte a un negozio di alimentari nel Nord del Donbass, a pochi chilometri dalle linee di combattimento, dove i soldati vengono a comprare vodka e tabacco. “Sono Roman, un musicante. Sarò da voi tra 20 minuti”, ci scrive un numero sconosciuto. Roman arriva a bordo di un’auto blindata, è alto quasi due metri indossa una divisa militare verde, sopra l’orecchio sinistro ha tatuato il simbolo di batman. Sul petto ha attaccata una toppa rossa che reca la lettera W, il simbolo del gruppo Wagner, la società privata di contractors russa che combatte ovunque nel mondo Mosca difenda i propri interessi con le armi: in Siria, Libia, Sudan, Venezuela, Mali, Repubblica Centroafricana.
Sono tornati anche nel Donbass (dove già erano stati nel 2014 e 2015) per affiancare l’esercito regolare russo. “Ma siamo indipendenti” specifica Roman mentre ci gui…
DONETSK - Il primo incontro con loro avviene dopo due giorni di attesa di fronte a un negozio di alimentari nel Nord del Donbass, a pochi chilometri dalle linee di combattimento, dove i soldati vengono a comprare vodka e tabacco. “Sono Roman, un musicante. Sarò da voi tra 20 minuti”, ci scrive un numero sconosciuto. Roman arriva a bordo di un’auto blindata, è alto quasi due metri indossa una divisa militare verde, sopra l’orecchio sinistro ha tatuato il simbolo di batman. Sul petto ha attaccata una toppa rossa che reca la lettera W, il simbolo del gruppo Wagner, la società privata di contractors russa che combatte ovunque nel mondo Mosca difenda i propri interessi con le armi: in Siria, Libia, Sudan, Venezuela, Mali, Repubblica Centroafricana.
Sono tornati anche nel Donbass (dove già erano stati nel 2014 e 2015) per affiancare l’esercito regolare russo. “Ma siamo indipendenti” specifica Roman mentre ci guida in macchina verso il fronte. “Siamo meglio addestrati ed equipaggiati. Rispondiamo agli ordini dei nostri due titolari, sono poi loro a coordinarsi con il Cremlino”. I titolari sono Evgenij Prigozhin e Dmitrij Utkin. Il primo è soprannominato “il cuoco di Putin”, perché proprietario di una società di catering di cui il presidente russo è stato cliente. Negli ultimi anni ha esteso le proprie attività ad altri ambiti, come la comunicazione e appunto la guerra. Utkin è un ex membro dei servizi segreti russi che sotto la guida di Progozhin dirige il gruppo Wagner. “Il rapporto tra di loro è come quello tra Putin e il ministro della difesa russo Shoigu” spiega Roman. “Prigozhin ha attività in diversi ambiti e quando si tratta della guerra delega la gestione a Utkin”.
Le gravi difficoltà dell’esercito regolare di Mosca su molti fronti in Ucraina ha spinto il Cremlino a chiedere un maggiore coinvolgimento del Gruppo Wagner. Sui campi di battaglia i russi combattono con un vecchio armamentario sovietico e soffrono di una carenza di uomini, cosa che ha costretto Putin a indire la mobilitazione parziale in tutto il Paese, con significative conseguenze per il suo consenso interno. Per tamponare queste debolezze è stato chiamato in causa il Gruppo Wagner, che sta accrescendo la sua importanza strategica. Per decine e decine di chilometri si incontrano solo loro. Ai check point, nelle trincee, sui carri armati che avanzano per le strade fangose, nei tunnel sotterranei in cui vivono. La Russia ha appaltato ai “musicisti” una intera parte del Donbass.
I carri armati parcheggiati nei prati sparano fragorosamente verso le postazioni ucraine, missili piovono sopra le nostre teste, lasciando delle scie nel cielo terso. Dai verdi prati apparentemente disabitati emergono di colpo soldati in divisa che con dei bazooka sparano verso le postazioni ucraine. Dopo la fragorosa esplosione tornano a ripararsi nelle trincee nascoste per non essere colpiti dal fuoco di risposta. Di tanto in tanto si superano delle grosse buche dove giacciono i cadaveri dei soldati morti.
Le campagne intorno a Bakhmut sono lastricate di gallerie sotterranee, ampi labirinti bui e umidi scavati negli scorsi anni dall’esercito ucraino che aspettava l’invasione russa. Ora ci vivono i soldati del Gruppo Wagner. La differenza tra loro e l’esercito russo è evidente. Sono tutti piuttosto giovani, di età generalmente compresa tra i 20 e i 40 anni. Alcuni parlano lingue straniere, anche se non sempre fluentemente che hanno imparato nei paesi dove hanno combattuto negli scorsi anni: inglese, arabo, spagnolo, francese. Alcuni sulle divise hanno attaccato delle toppe: “soldato di ventura” recita una; “nulla di personale, lo faccio per soldi” un’altra. Sono tutti russi e quasi tutti ex membri dell’esercito regolare. Giovani uomini che hanno scelto di farsi pagare per fare la guerra a tempo pieno. E che controllano oggi un intero pezzo di Ucraina.