I candidati, le primarie lampo, il voto: ecco come i Tories sceglieranno il prossimo premier britannico
di
Enrico Franceschini
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di Enrico Franceschini
(fotogramma)
Il Regno Unito si appresta a eleggere il suo quinto premier conservatore nel giro di sei anni, il terzo in due mesi. La sfida tra Sunak, Johnson e Mordaunt
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Il Regno Unito si appresta a eleggere il suo quinto premier conservatore nel giro di sei anni, il terzo nel giro di due mesi. Ma in realtà non sarà il Regno Unito a eleggerlo, bensì un gruppo ristretto di 140 mila persone, gli iscritti al partito conservatore, o addirittura un gruppo ancora più piccolo, meno di 400 deputati. Ed è possibile che poi, entro diciotto mesi o meno, il popolo britannico sia chiamato alle urne per decidere se confermare il prescelto o eleggere un nuovo primo ministro, che a quel punto sarebbe il sesto premier dal 2016. Ecco cosa può succedere lungo la strada che porta a Downing Street.
Il Regno Unito si appresta a eleggere il suo quinto premier conservatore nel giro di sei anni, il terzo nel giro di due mesi. Ma in realtà non sarà il Regno Unito a eleggerlo, bensì un gruppo ristretto di 140 mila persone, gli iscritti al partito conservatore, o addirittura un gruppo ancora più piccolo, meno di 400 deputati. Ed è possibile che poi, entro diciotto mesi o meno, il popolo britannico sia chiamato alle urne per decidere se confermare il prescelto o eleggere un nuovo primo ministro, che a quel punto sarebbe il sesto premier dal 2016. Ecco cosa può succedere lungo la strada che porta a Downing Street.
Dopo appena 44 giorni al potere, che ne fanno il capo del governo di più breve durata nella storia britannica, giovedì Liz Truss ha dato le dimissioni, travolta dal crollo di sterlina e obbligazioni sui mercati, provocato dal suo piano di drastici tagli fiscali in un'economia pesantemente indebitata, dalle dimissioni di due ministri chiave (Finanze e Interni) e da evidenti carenze di personalità e leadership. Truss resta al potere fino all'insediamento di un successore.
Il sistema britannico, come del resto quello italiano, prevede che il partito vincitore delle ultime elezioni resti in carica per tutta la durata della legislatura se continua a esistere una maggioranza in Parlamento a sostegno del suo leader. Dunque un leader può dimettersi o venire sfiduciato, un nuovo leader può sostituirlo e, se ha una maggioranza in Parlamento, può continuare a governare. In questo caso la legislatura, iniziata nel 2019, si conclude dopo cinque anni, dunque nel 2024.
Ma l'opposizione non ha chiesto elezioni anticipate da tenersi subito?
Sì, questa è la richiesta presentata dal Labour, dal Partito liberal-democratico e dallo Scottish National Party, il partito indipendentista scozzese, affermando che un premier eletto per la seconda volta di seguito da poche centinaia o migliaia di conservatori non ha legittimità, specie in una situazione di grave crisi economica come oggi. Ma il Partito conservatore ha ottenuto alle elezioni del 2019, quando era guidato da Boris Johnson, una maggioranza di 80 seggi, la più ampia degli ultimi trent'anni per i Tories: se i suoi deputati votano compatti per rinnovare la fiducia a un nuovo leader, in teoria niente obbliga a interrompere anticipatamente la legislatura e a tornare alle urne prima del tempo.
Dunque i britannici non torneranno a votare a breve?
Non si può del tutto escludere. Anche il Financial Times, il giornale dell' establishment, afferma che a questo punto servono elezioni anticipate. Se si faranno o meno dipende dalla reazione dei mercati a un nuovo governo (la sterlina ha un po' recuperato terreno dopo le dimissioni di Truss) e dalla capacità di un nuovo leader di ricreare stabilità e rassicurare l'opinione pubblica. Dare l'impressione di avere paura di un ricorso anticipato alle urne, inoltre, può indebolire il prossimo premier, chiunque sia: è possibile che dica di voler prima affrontare la crisi economica e prometta poi elezioni fra un anno o diciotto mesi, un po' prima della fine della legislatura. D'altra parte i conservatori vogliono rimandare il più a lungo possibile le elezioni per riprendersi dagli scandali, dalle polemiche e dalle imbarazzanti dimissioni degli ultimi mesi: se si votasse ora, un sondaggio assegna una schiacciante vittoria al Labour con una maggioranza simile a quella ottenuta da Tony Blair nel suo primo mandato nel 1997 e i seggi dei Tories più che dimezzati rispetto a oggi.
Chi sono i candidati premier?
I principali sembrano essere Rishi Sunak, ex ministro delle Finanze, di origine indiana, che dimettendosi all'inizio dell'estate in segno di protesta per il Partygate (lo scandalo della partecipazione di Boris Johnson ai party illegali a Downing Street durante i lockdown per la pandemia) ha messo in moto le dimissioni del premier; Penny Mordaunt, leader dei conservatori alla camera dei Comuni ed ex ministra della Difesa; e lo stesso Boris Johnson, che spera di tornare a Downing Street, nonostante sul suo conto ci sia ancora un'inchiesta parlamentare per il Partygate.
Come funzionano le primarie dei Tories?
É stato deciso che l'elezione del nuovo leader del partito conservatore, il quale diventa automaticamente il nuovo premier, sarà rapidissima e si articolerà in tre fasi: 1) lunedì mattina i 357 deputati dei Tories voteranno per i candidati in lizza, ciascuno dei quali dovrà ricevere almeno 100 voti per superare il primo turno, per cui potranno superarlo soltanto in tre; 2) lunedì sera i deputati voteranno di nuovo, per restringere la rosa a soltanto due candidati; 3) quindi saranno chiamati a votare tutti i 140 mila iscritti al partito, il cui risultato verrà annunciato venerdì prossimo 28 ottobre. Nel caso in cui un solo candidato superi quota 100 lunedì mattina, le primarie si concluderanno li, facendo di questo candidato il nuovo leader del partito e il nuovo premier.
Chi è il favorito?
Secondo un sondaggio Boris Johnson, secondo i bookmaker Rishi Sunak. Un paio di giornali, Sun e Telegraph, appaiono già schierati con Boris, mentre il Financial Times appoggia implicitamente Sunak, scrivendo che un ritorno di Johnson sarebbe "farsesco". Il Daily Mail titola in prima pagina su "una battaglia per l'anima del partito conservatore": che con Johnson manterrebbe probabilmente almeno in parte un'identità populista (sebbene i suoi cambiamenti di rotta siano stati frequenti) e con Sunak tornerebbe verso una linea più moderata e pragmatica.