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Assalto a Capitol Hill, Donald Trump dovrà testimoniare entro il 14 novembre

L'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump (afp)
La commissione sul 6 gennaio ha formalmente inviato il mandato di comparizione. "Washington Post": tra i documenti portati via dall'ex presidente ci sarebbero dossier top secret riguardanti Iran e Cina che potrebbero mettere a rischio la sicurezza degli Stati Uniti e l’identità di 007. Bannon condannato a quattro mesi
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NEW YORK - Donald Trump dovrà presentarsi entro il 14 novembre davanti alla commissione d’inchiesta della Camera per testimoniare sui fatti che portarono all’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. La commissione ha formalmente inviato all’ex presidente il mandato di comparizione per sottoporsi a testimonianza giurata. Il tycoon avrà tempo fino al 4 novembre per presentare i documenti. La decisione arriva a meno di tre settimane dal voto di Midterm, l’8 novembre, per il rinnovo del Congresso, ed è destinata a dominare la campagna elettorale dei prossimi giorni.

Inoltre arriva poche ore dopo la condanna a quattro mesi di carcere perché l’ex storico consigliere di Trump, Steve Bannon, che un anno fa si è rifiutato di rispondere alla convocazione della commissione per testimoniare. Il cerchio attorno al tycoon si sta stringendo e da più parti. È emerso che tra i documenti riservati sequestrati dall&rsqu…

NEW YORK - Donald Trump dovrà presentarsi entro il 14 novembre davanti alla commissione d’inchiesta della Camera per testimoniare sui fatti che portarono all’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. La commissione ha formalmente inviato all’ex presidente il mandato di comparizione per sottoporsi a testimonianza giurata. Il tycoon avrà tempo fino al 4 novembre per presentare i documenti. La decisione arriva a meno di tre settimane dal voto di Midterm, l’8 novembre, per il rinnovo del Congresso, ed è destinata a dominare la campagna elettorale dei prossimi giorni.

Inoltre arriva poche ore dopo la condanna a quattro mesi di carcere perché l’ex storico consigliere di Trump, Steve Bannon, che un anno fa si è rifiutato di rispondere alla convocazione della commissione per testimoniare. Il cerchio attorno al tycoon si sta stringendo e da più parti. È emerso che tra i documenti riservati sequestrati dall’Fbi l’8 agosto nel resort di Mar-a-Lago, Florida, ci sarebbero dossier top secret riguardanti Iran e Cina. Se condivisi, spiega il Washington Post, che ne ha rivelato la storia, sono documenti che potrebbero mettere a rischio la sicurezza degli Stati Uniti e l’identità di 007.

Almeno uno dei documenti portati via dalla residenza di Trump descrive il programma nucleare dell’Iran. Gli Stati Uniti sono convinti che Teheran sia vicina a produrre armamenti nucleari, ma non avrebbe mostrato finora abbastanza capacità per gestire il materiale a disposizione e realizzare testate nucleari. Tra i documenti potrebbero esserci anche nomi di agenti sotto copertura, in grado di raccogliere informazioni di Intelligence. Altri dossier conterrebbero informazioni d’Intelligence sulla Cina. Perché Trump se li era portati dietro? Quale era il suo scopo? L’ex presidente ha sempre respinto le accuse, e sostenuto di aver agito nel rispetto della legge e di “non aver fatto niente di male”.

Alcune settimane fa, in un’intervista alla rete conservatrice Fox News, Trump era inciampato su una domanda dell’amico conduttore Sean Hannity, che gli aveva chiesto quale procedura avesse utilizzato per “desecretare” i documenti. “Nessuna - aveva risposto con disinvoltura l’ex presidente - basta anche il solo pensarlo per togliere il segreto”. La procedura accelerata con il solo “potere della mente” avrebbe riguardato almeno 103 documenti sui tredicimila sequestrati nel blitz di agosto, e di questi diciotto sarebbero considerati “altamente riservati”.

La ricerca dei dossier risale a un anno e mezzo fa quando i funzionari dei National Archives, gli Archivi di Stato, avevano scoperto che gran parte dei documenti legati alla presidenza Trump non erano stati restituiti, come da protocollo. Tra queste c’erano alcune lettere scritte dal leader nordcoreano Kim Jong Un. Il tycoon ne aveva parlato in un’intervista con il giornalista Bob Woodward. In una registrazione, contenuta in un audiolibro che sta per uscire, si sente Trump dire a Woodward di guardare le lettere, ma di non parlarne con nessuno, a conferma di quanto ritenesse “riservati” quei documenti e di come non fosse così legale tenerli.