Shojgu chiama gli europei e accusa Kiev: "Prepara una bomba sporca"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Potrebbe essere il preludio di una nuova escalation o la premessa di un negoziato per un cessate-il-fuoco. In una mossa inedita in nove mesi di "operazione militare speciale" in Ucraina, il ministro della Difesa russo Serghej Shojgu ieri ha chiamato i suoi omologhi Sébastien Lecornu in Francia, Hulusi Akar in Turchia, Ben Wallace nel Regno Unito e, in quello che è stato il loro secondo colloquio in una settimana e il terzo dal 24 febbraio, il capo del Pentagono Lloyd Austin negli Usa.
MOSCA - Potrebbe essere il preludio di una nuova escalation o la premessa di un negoziato per un cessate-il-fuoco. In una mossa inedita in nove mesi di "operazione militare speciale" in Ucraina, il ministro della Difesa russo Serghej Shojgu ieri ha chiamato i suoi omologhi Sébastien Lecornu in Francia, Hulusi Akar in Turchia, Ben Wallace nel Regno Unito e, in quello che è stato il loro secondo colloquio in una settimana e il terzo dal 24 febbraio, il capo del Pentagono Lloyd Austin negli Usa.
I colloqui serrati arrivano mentre Mosca e Kiev si accusano reciprocamente di voler far saltare in aria la diga della centrale idroelettrica di Kakhovskaja e mentre la Russia sta evacuando i civili in previsione di una battaglia per Kherson, la capitale regionale sulla sponda occidentale del fiume Dnipro, porta di accesso alla Crimea. Sono almeno tre gli scenari ipotizzati dagli analisti: che Mosca voglia consegnare Kherson in vista di un cessate-il-fuoco dove il Dnipro fungerebbe da spartiacque tra i due schieramenti; una mera riduzione della testa di ponte del contingente russo per ovviare ai problemi di rifornimento o, infine, l'uso da parte della Russia di un'arma nucleare tattica sull'area della regione di Kherson sulla riva Est del Dnipro. "Sembra che vi sia la sensazione condivisa che le tensioni si siano avvicinate al livello che potrebbe diventare una vera minaccia per tutti", ha commentato Fjodor Lukjanov, capo del Consiglio per le politiche estere e di difesa vicino al Cremlino.