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Cina, chi è Li Qiang: artefice della disastrosa gestione della pandemia a Shanghai e possibile premier cinese

Nonostante la controversa gestione del lockdown nella seconda città più importante della Cina, il 63enne è il nuovo numero due della gerarchia comunista dentro al Comitato permanente del Politburo
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PECHINO - Paracadutato dentro al gotha del potere rosso, senza mai aver avuto ruoli a livello centrale nella macchina del Partito-Stato. Li Qiang, nuovo numero due della gerarchia comunista dentro al Comitato permanente del Politburo, sarà con molta probabilità (ma si saprà soltanto a marzo) il nuovo premier della Cina, e dunque responsabile dell’economia del Dragone. “A differenza di tutti i premier dal 1976, non ha mai ricoperto il ruolo di vice o altre posizioni di leadership del governo nazionale”, spiega Neil Thomas del think tank Eurasia. Un segnale di grande rottura con la tradizione. Una nomina che dimostra però chiaramente il criterio principale per la promozione: la fedeltà a Xi Jinping. Che in questo Congresso del Pcc ha deciso di prendersi tutto il banco e mettere nelle caselle del potere soltanto alleati stretti, soltanto degli “yes men”.

Nessun successore in vista, tutti troppo anziani, compreso Li Qiang, …

PECHINO - Paracadutato dentro al gotha del potere rosso, senza mai aver avuto ruoli a livello centrale nella macchina del Partito-Stato. Li Qiang, nuovo numero due della gerarchia comunista dentro al Comitato permanente del Politburo, sarà con molta probabilità (ma si saprà soltanto a marzo) il nuovo premier della Cina, e dunque responsabile dell’economia del Dragone. “A differenza di tutti i premier dal 1976, non ha mai ricoperto il ruolo di vice o altre posizioni di leadership del governo nazionale”, spiega Neil Thomas del think tank Eurasia. Un segnale di grande rottura con la tradizione. Una nomina che dimostra però chiaramente il criterio principale per la promozione: la fedeltà a Xi Jinping. Che in questo Congresso del Pcc ha deciso di prendersi tutto il banco e mettere nelle caselle del potere soltanto alleati stretti, soltanto degli “yes men”.

Nessun successore in vista, tutti troppo anziani, compreso Li Qiang, 63 anni. Oggi per Xi inizia il terzo mandato, ma con queste scelte ci sta dicendo che rimarrà il leader della Cina per i prossimi 10 anni, almeno. Nessun altro uomo forte all’orizzonte, se non Xi stesso. “Perché queste nomine, compreso Li? Non perché hanno fatto qualcosa di buono recentemente, ma perché sono a lui fedeli. Xi vuole un quarto e forse anche un quinto mandato”, spiega a Repubblica Alfred Wu, docente all’Università di Singapore e studioso di politica cinese. “Non dimentichiamoci che oggi con Xi, a differenza del passato, il ruolo di premier si è svuotato di importanza”.

Chi è Li Qiang? Capo del Partito a Shanghai, fedele a Xi da almeno due decenni, sale ora d’un colpo i gradini della piramide del Partito nonostante la disastrosa gestione del lockdown nella metropoli finanziaria della scorsa primavera, chiusa a chiave per due mesi. Un isolamento che portò a proteste per la mancanza di cibo, risse tra cittadini e operatori sanitari, ondate di messaggi contro il governo sui social. Dirigere la seconda città più importante della Cina è sempre stato un trampolino di lancio per entrare nel Comitato permanente (fu così anche per Xi), ma Li ha bruciato i tempi.

Sessantatré anni, Li nasce nello Zhejiang, ricca provincia del sud. Studia meccanica agraria, si iscrive al Partito nell’83, scala posizioni dentro ai vari comitati provinciali. I legami con Xi nascono nel 2004, quando diventa uno dei suoi più fidati pupilli. Per tre anni, fino al 2007, ha lavorato alle dirette dipendenze di Xi come capo del suo staff nel Comitato provinciale del Partito dello Zhejiang, che Xi dirigeva. Da quando Xi è salito al vertice del Pcc nel 2012, a Li sono stati affidati incarichi di primo piano nei principali centri della costa orientale. Diventa governatore del Zhejiang. Segretario del Partito della provincia del Jiangsu: dopo un giro vite legato ad uno scandalo di corruzione Xi aveva bisogno di una persona fidata per riempire il vuoto politico e manda Li a prendere le redini del Partito. Poi, nel 2017, è nominato capo del Pcc di Shanghai. 

Ci sono i legami diretti con Xi, certo, e la “macchia” della gestione della pandemia, chi lo conosce afferma però che è un tecnocrate molto capace e che gode di una certa reputazione tra la comunità imprenditoriale. “Li Qiang non solo ha il fermo sostegno di Xi, ma possiede anche una notevole esperienza di leadership. Ha sostenuto con forza lo sviluppo del settore privato e dei servizi. È particolarmente interessato all'innovazione legata alle tecnologie dell'informazione e all'intelligenza artificiale”, scrivono gli analisti di Brookings. Sotto la guida di Li Qiang nel 2018 la Tesla di Elon Musk ha aperto a Shanghai il suo più grande stabilimento all’estero, nel mezzo delle crescenti tensioni della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. 

Anche se formalmente sarà incaricato di seguire la politica economica, Li rimane un fedele esecutore della linea del Capo, dicono gli analisti, come visto durante il lockdown. A lui, del resto, gli deve tutta la carriera.