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Michalis Protopsaltis, l'eroe greco cha ha salvato da un naufragio 80 migranti afghani

Michalis Protopsaltis (foto da Twitter)
 
Titolare di un'impresa di costruzioni, 66 anni, conservatore, si è precipitato al porto della sua isola, Kythira, quando ha saputo che una barca si era schiantata contro le rocce. Con una gru, un camion e dei sacchi ha salvato quasi tutti i naufraghi. "Chi dice che noi greci lasciamo morire i migranti in mare mi fa infuriare, non è vero", sostiene.
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Schivo, riservato, conservatore e simpatizzante del governo di destra di Kyriakos Mitsotakis, ma da buon greco di provincia è pragmatico e pronto ad aiutare nelle emergenza: Michalis Protopsaltis, 66 anni, titolare di una impresa di costruzioni, è il nuovo eroe che non ti aspetti della Grecia. Ha salvato da morte sicura 80 migranti afghani che stavano annegando a Diakofti sull’isola di Kythira, a poche miglia dal capo Malea a sud est del Peloponneso: uno dei punti più pericolosi del mare Egeo per il mare grosso e il vento (qui il link del video, dalla pagina Facebook di Protopsaltis).

La notte del naufragio

I migranti erano vittime di traffico umano, erano salpati da un pu…

Schivo, riservato, conservatore e simpatizzante del governo di destra di Kyriakos Mitsotakis, ma da buon greco di provincia è pragmatico e pronto ad aiutare nelle emergenza: Michalis Protopsaltis, 66 anni, titolare di una impresa di costruzioni, è il nuovo eroe che non ti aspetti della Grecia. Ha salvato da morte sicura 80 migranti afghani che stavano annegando a Diakofti sull’isola di Kythira, a poche miglia dal capo Malea a sud est del Peloponneso: uno dei punti più pericolosi del mare Egeo per il mare grosso e il vento (qui il link del video, dalla pagina Facebook di Protopsaltis).

La notte del naufragio

I migranti erano vittime di traffico umano, erano salpati da un punto vicino la città turca di Izmir ed erano diretti in Italia: erano in 96 su una imbarcazione che poteva portare appena 15 persone. Il fatto risale alla notte fra martedì e mercoledì 12 ottobre: gli scafisti stavano attraversando il mare aperto fra Creta e il sud est del Peloponneso, una delle aree preferite dai trafficanti di uomini perché sono acque internazionali e dunque meno controllate dalla Marina greca. Ma stavolta a causa del mare grosso gli scafisti hanno perso il controllo e si sono schiantati sugli scogli di Kythira, piccola isola al largo del Peloponneso di 3.500 anime: i 96 naufraghi sarebbero morti ma almeno 80 sono stati salvati da Michalis Protopsaltis.

La prontezza di Protopsaltis

Protopsaltis ha raccontato che quella sera stava a casa sua a Chora, capitale di Kythira, quando all’improvviso ha sentito che una imbarcazione si era schiantata a Diakofti, vicino al porto. Ha chiamato due amici e si è precipitato al porto con una gru e un camion. A Diakofti, la scena era apocalittica: decine e decine di persone annaspavano sulle rocce cercando di risalire verso la terraferma ma venivano risucchiate dalle onde e rischiavano di essere scaraventate dal mare grosso contro gli scogli. Non c’era un minuto da perdere. “Ho visto diverse persone scivolare e cadere in mare”, ha spiegato Protopsaltis, che ha subito posizionato la gru, ha legato una grande sacca per trasportare materiali da costruzione e dalla terraferma l’ha calata giù sugli scogli dopo averla assicurata al gancio del camion con lunghe cinghie.


“Uno o due naufraghi a turno sono entrati nella sacca a seconda di quanto fosse grande l'onda, e noi la sollevavamo e li portavamo in superficie”, ha detto Protopsaltis. Almeno cinquanta i passaggi, avanti e indietro, lottando contro la furia del mare. Alla fine le autorità greche hanno confermato che quella notte sei immigrati sono morti e altri nove risultano dispersi ma sono almeno 80 i salvati da Protopsaltis. Che pochi giorni dopo è stato ringraziato e premiato pubblicamente dal governo di destra di Mitsotakis, che pure in patria è molto criticato per le politiche e i vuoti nei controlli contro il traffico di esseri umani dalla Turchia. “Ma chi dice che noi greci lasciamo morire i migranti in mare mi fa infuriare, perché non è vero”, replica Protopsaltis.

Morire sognando l'Europa

Quella notte le operazioni di salvataggio sono durate almeno tre ore. Il 66enne ha raccontato che solo dopo aver portato sulla terraferma l’ultimo naufrago chiuso nella borsa è riuscito a inoltrarsi sugli scogli: in quel momento, ha spiegato, ha visto non poche persone tra uomini e ragazzi in mare che urlavano in preda alle onde cercando disperatamente e inutilmente di aggrapparsi alle rocce. Quello di Kythira non è il primo naufragio grave in questo mese di ottobre. Negli stessi giorni sono stati trovati almeno 16 corpi senza vita di immigrati africani nelle acque al largo dell’isola di Lesbo. Il traffico di esseri umani tra Turchia e Italia è ripreso e sta minando le già delicate relazioni fra Atene e Ankara a causa del controllo dei confini e delle acque al largo delle isole greche e turche. “Quella notte è stata un inferno, salvarli era la cosa giusta da fare”, conclude Protopsaltis.