La scolaresca ucraina trattenuta in Russia dopo la gita in Crimea: "Sono diventati ostaggi"
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciKIEV - Doveva essere una gita in Crimea. Duecento bambini e adolescenti sono partiti all'inizio di ottobre su dieci pullman, avevano gli zaini e i trolley. Erano tranquilli. Destinazione: il "programma di riabilitazione" offerto dalla Russia alle famiglie di Energodar e dintorni (regione di Zaporizhzhia) per consentire ai loro figli di dimenticare almeno per un po' il rombo del cannone e il latrato delle sirene dell'allerta aerea. Per vivere una parvenza di normalità, in altre parole. I genitori erano d'accordo, sono loro ad averli messi sui pullman. Qualche padre è salito a bordo e li ha accompagnati. Doveva essere una gita e doveva durare due settimane al massimo. Doveva.
"Non torneranno più a Energodar, sono ostaggio dei terroristi", sostiene Dmytro Orlov, il sindaco della città di 60 mila abitanti sorta negli anni Settanta sulla riva orientale del Dnipro attorno alla centrale termoelettrica. "Già al…
KIEV - Doveva essere una gita in Crimea. Duecento bambini e adolescenti sono partiti all'inizio di ottobre su dieci pullman, avevano gli zaini e i trolley. Erano tranquilli. Destinazione: il "programma di riabilitazione" offerto dalla Russia alle famiglie di Energodar e dintorni (regione di Zaporizhzhia) per consentire ai loro figli di dimenticare almeno per un po' il rombo del cannone e il latrato delle sirene dell'allerta aerea. Per vivere una parvenza di normalità, in altre parole. I genitori erano d'accordo, sono loro ad averli messi sui pullman. Qualche padre è salito a bordo e li ha accompagnati. Doveva essere una gita e doveva durare due settimane al massimo. Doveva.
"Non torneranno più a Energodar, sono ostaggio dei terroristi", sostiene Dmytro Orlov, il sindaco della città di 60 mila abitanti sorta negli anni Settanta sulla riva orientale del Dnipro attorno alla centrale termoelettrica. "Già all'inizio del viaggio i ragazzi si sono accorti che c'era qualcosa di strano perché solo una parte della carovana stava andando effettivamente in Crimea. Hanno chiamato i genitori, spaventati, chiedendo aiuto, ma a quel punto era troppo tardi. Adesso un gruppo è sulla penisola occupata, un secondo gruppo è a Krasnodar, il terzo è anch'esso in Russia ma non sappiamo dove. Secondo le informazioni raccolte tra i cittadini di Energodar, ad alcuni bambini sono stati ritirati i documenti ucraini, altri invece sono stati già inseriti nelle scuole russe".