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La scolaresca ucraina trattenuta in Russia dopo la gita in Crimea: "Sono diventati ostaggi"

Duecento giovanissimi mandati in Crimea da Energodar per una vacanza lontano dalle bombe. Ma ora i genitori non riescono a farli tornare a casa
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KIEV - Doveva essere una gita in Crimea. Duecento bambini e adolescenti sono partiti all'inizio di ottobre su dieci pullman, avevano gli zaini e i trolley. Erano tranquilli. Destinazione: il "programma di riabilitazione" offerto dalla Russia alle famiglie di Energodar e dintorni (regione di Zaporizhzhia) per consentire ai loro figli di dimenticare almeno per un po' il rombo del cannone e il latrato delle sirene dell'allerta aerea. Per vivere una parvenza di normalità, in altre parole. I genitori erano d'accordo, sono loro ad averli messi sui pullman. Qualche padre è salito a bordo e li ha accompagnati. Doveva essere una gita e doveva durare due settimane al massimo. Doveva.

"Non torneranno più a Energodar, sono ostaggio dei terroristi", sostiene Dmytro Orlov, il sindaco della città di 60 mila abitanti sorta negli anni Settanta sulla riva orientale del Dnipro attorno alla centrale termoelettrica. "Già al…

KIEV - Doveva essere una gita in Crimea. Duecento bambini e adolescenti sono partiti all'inizio di ottobre su dieci pullman, avevano gli zaini e i trolley. Erano tranquilli. Destinazione: il "programma di riabilitazione" offerto dalla Russia alle famiglie di Energodar e dintorni (regione di Zaporizhzhia) per consentire ai loro figli di dimenticare almeno per un po' il rombo del cannone e il latrato delle sirene dell'allerta aerea. Per vivere una parvenza di normalità, in altre parole. I genitori erano d'accordo, sono loro ad averli messi sui pullman. Qualche padre è salito a bordo e li ha accompagnati. Doveva essere una gita e doveva durare due settimane al massimo. Doveva.

"Non torneranno più a Energodar, sono ostaggio dei terroristi", sostiene Dmytro Orlov, il sindaco della città di 60 mila abitanti sorta negli anni Settanta sulla riva orientale del Dnipro attorno alla centrale termoelettrica. "Già all'inizio del viaggio i ragazzi si sono accorti che c'era qualcosa di strano perché solo una parte della carovana stava andando effettivamente in Crimea. Hanno chiamato i genitori, spaventati, chiedendo aiuto, ma a quel punto era troppo tardi. Adesso un gruppo è sulla penisola occupata, un secondo gruppo è a Krasnodar, il terzo è anch'esso in Russia ma non sappiamo dove. Secondo le informazioni raccolte tra i cittadini di Energodar, ad alcuni bambini sono stati ritirati i documenti ucraini, altri invece sono stati già inseriti nelle scuole russe".

Ciò che prospetta il sindaco Orlov, costretto all'esilio a Zaporizhzhia da quando le truppe di Putin si sono prese la città che ospita la centrale termoelettrica e l'impianto nucleare più grande d'Europa, è uno scenario drammatico. Reso ancor più complesso dal fatto che sono stati i parenti a consegnare volontariamente i loro ragazzi al programma di riabilitazione. "La maggior parte è filo-russa e collaborazionista", è la spiegazione che si dà Orlov. Se così è, vuol dire che ci sono centinaia di famiglie strette in una morsa perversa, perseguitate dal rimorso e prive di interlocutori cui rivolgersi per avere indietro i figli: da una parte non possono chiedere alle legittime autorità ucraine perché temono di essere accusate di collaborazionismo, e infatti al sindaco Orlov non risultano denunce di rapimento presentate alla polizia; dall'altra sanno che protestare con le amministrazioni occupanti è fatica sprecata. "Qualcuno ci ha provato, gli è stato risposto che rimarranno là per un periodo indefinito, frequenteranno le scuole e l'unica cosa di cui hanno bisogno sono vestiti caldi per l'inverno". L'alternativa, per i padri e le madri, pare essere quella di raggiungere i figli in Russia.

Le notizie riguardanti i duecento bambini di Energodar (il numero esatto non è chiaro, il sindaco parla di "alcune centinaia, molto probabilmente duecento, di varie età") arrivano dalle autorità ucraine. Repubblica non può verificare con fonti indipendenti le circostanze riferite. Abbiamo chiesto conferme a Iryna Vereshchuk, vice premier e ministra della Reintegrazione dei territori temporaneamente occupati, ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni. "La questione è delicata", fanno sapere dal suo ufficio. "Stiamo lavorando per tutti i minorenni trasferiti nella Federazione".

A settembre, Vereshchuk ha fornito la cifra di 2.000 bambini ucraini senza genitori prelevati dagli orfanotrofi e deportati in Russia "dove vengono russificati attraverso procedure di adozione illegale". Le tv di Mosca hanno mostrato sovente i filmati girati negli aeroporti dove i bambini incontrano e abbracciano le famiglie "affidatarie". "È pura propaganda del Cremlino", denunciano a Kiev. Il New York Times ha riportato la testimonianza di Anya, 14 anni, fuggita da una casa di cura per pazienti tubercolotici a Mariupol. Adesso si trova in una casa vicino a Mosca. "Io non volevo venire qui, però nessuno mi ha chiesto niente".

La storia dei bambini di Energodar non è un caso isolato. Nella regione di Kharkiv alla fine di agosto decine di ragazzi sono stati convinti ad andare a Kabardinka, località balneare sulla costa del Mar Nero, per partecipare a un campo estivo. Poi è successo che l'esercito ucraino ha lanciato la contoffensiva sul fronte Est riconquistando con rapidità inaspettata la zone di Izyum fino al confine con la Federazione e i ragazzi sono rimasti bloccati in Russia. "Siamo riusciti a riportare a casa trentasette di quelli che erano stati deportati a Gelendzhik", comunica il governo ucraino. "Per gli altri stiamo ancora trattando". Nessun dettaglio, invece, su cosa accadrà alle famiglie che, per convinzione o un calcolo sbagliato, hanno consegnato i propri figli alla Russia.