Cina, la fuga dei ricchi che temono la stretta di Xi Jinping
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - "Regolare il meccanismo di accumulo della ricchezza", ha detto Xi Jinping la settimana scorsa in apertura del Congresso del Partito comunista. Pochi dettagli su ciò che il leader cinese ha in mente, molte speculazioni. E preoccupazioni, soprattutto per i cinesi più facoltosi. Così alcuni Paperoni del Dragone starebbero - scrive il Financial Times - accelerando i piani di uscita dal Paese: se non fisica, almeno quella di una parte dei loro capitali.
L'ipotesi di una tassa sugli immobili
Alcuni economisti sono convinti che Xi stia preparando un piano per aumentare le tasse ai ricchi, forse introducendo un'imposta sugli immobili, att…
PECHINO - "Regolare il meccanismo di accumulo della ricchezza", ha detto Xi Jinping la settimana scorsa in apertura del Congresso del Partito comunista. Pochi dettagli su ciò che il leader cinese ha in mente, molte speculazioni. E preoccupazioni, soprattutto per i cinesi più facoltosi. Così alcuni Paperoni del Dragone starebbero - scrive il Financial Times - accelerando i piani di uscita dal Paese: se non fisica, almeno quella di una parte dei loro capitali.
L'ipotesi di una tassa sugli immobili
Alcuni economisti sono convinti che Xi stia preparando un piano per aumentare le tasse ai ricchi, forse introducendo un'imposta sugli immobili, attesa da molto tempo. Altri credono che quel "regolare" significhi un approccio diverso: le aziende e i cittadini più ricchi si troverebbero probabilmente sottoposti a un maggiore controllo e "a destinare una parte del loro denaro per contribuire a finanziare iniziative a beneficio dell'interesse nazionale", spiega Alicia García-Herrero, capo economista di Natixis. La prosperità comune che tanto sta a cuore al segretario generale. "Il governo sta cercando di trasmettere un messaggio: siete osservati, quindi è meglio che stiate attenti".
Spiega al Ft David Lesperance, avvocato che ha lavorato con famiglie facoltose a Hong Kong e in Cina che ora che "Xi è saldamente al suo posto per un terzo mandato ho già ricevuto tre istruzioni a procedere, da varie famiglie di imprenditori cinesi con un patrimonio netto altissimo, per attuare i loro piani di fuga". Una tendenza non nuova, in realtà, ma già in atto da anni. Specialmente verso Singapore, visto che la stretta di Pechino su Hong Kong ha fatto diminuire l'appeal dell'ex colonia britannica. Secondo un rapporto di Citi Private Bank, il numero dei cosiddetti "family office" (società di servizi che gestisce il patrimonio di una o più famiglie facoltose) nella città-stato è quintuplicato tra il 2017 e il 2019, ed è quasi raddoppiato tra il 2020 e il 2021 passando da 400 a 700.
Durante la settimana appena conclusa del Congresso, Ryan Lin, direttore di uno studio legale a Singapore, ha raccontato al Financial Times che cinque famiglie lo hanno contattato: per spostare lì il proprio denaro e in seguito sperare di riuscire a trasferirsi. A causa del mutato clima politico, è già dal 2018 che alcuni super-ricchi cinesi hanno lasciato il Paese con una percentuale significativa del loro patrimonio, spiega Lai Ni, che lavora per una società immobiliare di Shenzhen, al South China Morning Post.
La fuga verso Singapore
E Singapore è proprio una delle mete principali. Basta guardare i dati pubblicati da Bloomberg qualche settimana fa sulle vendite delle case di lusso. Nei primi otto mesi del 2022, i ricchi cinesi hanno acquistato più appartamenti nella città-stato rispetto agli altri stranieri: 932.
"Qualsiasi approccio alla ridistribuzione della ricchezza procederà lentamente e con cautela, visti i notevoli venti contrari che la Cina sta attualmente affrontando", ragiona Joe Mazur, analista di Trivium China. "Il giro di vite sul settore tecnologico e immobiliare ha già spaventato molti. E Pechino non cercherà di aggravare questi problemi introducendo misure troppo severe sui ricchi nel breve termine".
Le accuse Usa sullo spionaggio
C'è chi vuole uscire e chi, invece, viene spinto a forza per rientrare. Lo scorso giovedì sette cittadini cinesi sono stati accusati da un tribunale di New York di aver condotto una campagna di sorveglianza e molestie contro un cittadino cinese residente negli Usa e suo figlio. Secondo l'accusa, il capo dell'operazione avrebbe agito per conto della Commissione per l'ispezione disciplinare cinese. Hanno costretto un parente della famiglia a viaggiare dalla Cina agli Stati Uniti nel tentativo di convincere l'uomo a tornare nel proprio Paese d'origine. E avrebbero anche inviato lettere con la minaccia di "gravi punizioni legali" se l'uomo non fosse rientrato in patria.
"Le vittime di questo caso hanno cercato di fuggire da un governo autoritario, lasciandosi alle spalle la propria vita e la propria famiglia, per una vita migliore qui. Quello stesso governo ha inviato agenti negli Stati Uniti per molestarli, minacciarli e riportarli con la forza nella Repubblica Popolare Cinese", ha dichiarato Michael Driscoll, vicedirettore dell'FBI responsabile dell'ufficio di New York.