Cuba, passo avanti sui diritti: celebrati i primi matrimoni Lgbtq+
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoSAN PAOLO - Le ultime in ordine di tempo a dire il fatidico “sì” sono state Luisba Grajales e Lisset Díaz. La prima 37 anni, manager dell’Università centrale di Las Villas, 250 km dall’Avana; la seconda 34, ballerina professionista. Stanno insieme da 7 e hanno anche due figlie, Laura e Hainoha, 11 e 3 anni. Una bella famiglia. Precedute dalle due bambine, hanno salito i dieci gradini che le separavano dalla porta dello studio notarile per firmare l’atto di matrimonio. “Emozionate, tese, indossando lunghi vestiti da cerimonia insopportabili con il caldo dei Caraibi”, descrive l’Associated Press che ha deciso di andare a vedere come viene applicata la legge di riforma del diritto di famiglia approvata all’inizio di ottobre dai cubani.
Lisset e Luisa non sono le uniche. Alla chetichella, senza tanti sfarzi e grida di giubilo, almeno un’altra decina di coppie omosessuali ha deciso di unirsi in matrimoni…
SAN PAOLO - Le ultime in ordine di tempo a dire il fatidico “sì” sono state Luisba Grajales e Lisset Díaz. La prima 37 anni, manager dell’Università centrale di Las Villas, 250 km dall’Avana; la seconda 34, ballerina professionista. Stanno insieme da 7 e hanno anche due figlie, Laura e Hainoha, 11 e 3 anni. Una bella famiglia. Precedute dalle due bambine, hanno salito i dieci gradini che le separavano dalla porta dello studio notarile per firmare l’atto di matrimonio. “Emozionate, tese, indossando lunghi vestiti da cerimonia insopportabili con il caldo dei Caraibi”, descrive l’Associated Press che ha deciso di andare a vedere come viene applicata la legge di riforma del diritto di famiglia approvata all’inizio di ottobre dai cubani.
Lisset e Luisa non sono le uniche. Alla chetichella, senza tanti sfarzi e grida di giubilo, almeno un’altra decina di coppie omosessuali ha deciso di unirsi in matrimonio mettendo così in regola un’unione che restava appesa nel limbo dell’incertezza. Soprattutto economica, oltre a quella assistenziale, sanitaria, nella successione.
È stato grazie alla battaglia di Mariela Castro, da sempre sostenitrice del mondo Lgbtq+, se Cuba ha chiuso con il suo passato bigotto e conservatore aprendo le porte alla diversità di genere. La figlia di Raúl era già riuscita ad abolire quelle brutali sentenze che spedivano gli omossessuali nei centri di rieducazione, a lavorare nei campi per ritrovare la “strada smarrita”. Ma solo con il nuovo Codice di Famiglia si sono finalmente fissati i paletti che regolano le unioni tra gli stessi sessi, gli affidamenti, le adozioni, i divorzi. La norma è stata sottoposta a referendum. Riformava il vecchio codice che risaliva al 1975 e che indicava il matrimonio come l’unione solo tra un uomo e una donna, non tra due persone.
Il governo del presidente Miguel Díaz-Canel teneva a questo passaggio, l’ha promosso con una campagna battente. La considerava, a ragione, la più avanzata riforma dei diritti in tutto il mondo. Maggiore perfino di Cile, Ecuador, Colombia e Costa Rica dove è già stato approvato il matrimonio gay. Ma tanto impegno non sempre è stato bene accolto. Era visto con sospetto: il tentativo di riacquistare la fiducia dei cubani dopo aver duramente represso le richieste di libertà, assieme a cibo e medicine nelle famose manifestazioni del luglio 2021.
Alla fine si è espresso a favore il 66,85 per cento dei votanti; ma c’è stato anche un 33,15 per cento che l’ha respinta. Qualcuno perché convinto dalle obiezioni degli evangelici e dei conservatori che condannavano la riforma come un attacco alla famiglia tradizionale. Ma il resto, la maggioranza di quelli che l’hanno bocciata, ha usato il voto come forma di protesta. Ha colto la rara occasione per esprimere il suo dissenso. Sosteneva che il nuovo Codice di Famiglia non costituisse l’emergenza del momento. Anche alcuni esponenti del mondo gay si sono chiesti se fosse necessario “riconoscere su carta qualcosa che è già nei fatti”. “Abbiamo bisogno del diritto, di qualcosa che ci protegga”, aggiungevano. “Abbiamo necessità di un diritto umano”.
Oltre a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, il nuovo Codice regola il diritto di visita dei nonni sui nipoti, l’affidamento dei minorenni a questi ultimi quando si tratta di tutelare il benessere dei bambini, la comunicazione con i genitori acquisiti in caso di divorzio. Prevede inoltre la divisione dei beni delle coppie sposate, autorizza i genitori a scegliere l’ordine dei cognomi dei propri figli, estende le protezioni agli anziani e i disabili. Sarà più difficile adesso, nelle separazioni, vedere uno della coppia sparire senza provvedere agli alimenti come accadeva finora.
Uscite dallo studio del notai, Luisba e Lisset hanno festeggiato tra le lacrime di gioia il loro matrimonio. C’erano anche le madri di entrambe che tenevano per mano le nipotine. “Mi sento orgogliosa, sono stupita”, rispondeva Lisset a chi le chiedeva cosa provava”. Raggiante anche sua moglie Luisba Grajales: “E’ un grande giorno. L’amore è così, senza imposizioni e senza pregiudizi. Non so se ridere o piangere, sono travolta dalle emozioni”. Assieme agli amici c’è anche Francisco “Pachito” Rodriguez, blogger e tra i primi attivisti Lgbtq+. “Nel 2007 abbiamo celebrato per la prima volta la giornata internazionale per la lotta contro l’omofobia e la transfobia”, ricorda soddisfatto. “Ci sono voluti 15 anni per renderla legge”.