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Norvegia, arrestata una spia brasiliana del Cremlino

Si chiama Josè Maria Gianmaria ed è un ricercatore trentenne sudamericano, ingaggiato dall’Arctic University di Tromsø. Obiettivo: "raccogliere informazioni sulle politiche di Oslo" utilizzabili dalla Russia.
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Boys from Brazil. Il Sud America sembra essere stata una terra fertile per l’infiltrazione delle spie più segrete di Mosca. Maria Adela Kuhfeldt Rivera, la 007 che ha penetrato il comando Nato di Napoli, aveva un’identità peruviana. Viktor Muller Ferreira invece è stato smascherato quando ha ottenuto uno stage alla Corte penale dell’Aja, che indaga sui crimini russi in Ucraina, sfruttando un passaporto emesso in Brasile. E adesso in Norvegia è stato arrestato Josè Maria Gianmaria, un ricercatore trentenne venuto anche lui dal Brasile. Lo scorso dicembre Gianmaria è stato ingaggiato dall’Arctic University di Tromsø. Il posto ideale per un agente del Cremlino: era lì per partecipare ai seminari sulle minacce della “guerra ibrida” nell’Artico, l’Eldorado dove lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte navali e offre l’opportunità di esplorare giacimenti di materie prime.…

Boys from Brazil. Il Sud America sembra essere stata una terra fertile per l’infiltrazione delle spie più segrete di Mosca. Maria Adela Kuhfeldt Rivera, la 007 che ha penetrato il comando Nato di Napoli, aveva un’identità peruviana. Viktor Muller Ferreira invece è stato smascherato quando ha ottenuto uno stage alla Corte penale dell’Aja, che indaga sui crimini russi in Ucraina, sfruttando un passaporto emesso in Brasile. E adesso in Norvegia è stato arrestato Josè Maria Gianmaria, un ricercatore trentenne venuto anche lui dal Brasile. Lo scorso dicembre Gianmaria è stato ingaggiato dall’Arctic University di Tromsø. Il posto ideale per un agente del Cremlino: era lì per partecipare ai seminari sulle minacce della “guerra ibrida” nell’Artico, l’Eldorado dove lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte navali e offre l’opportunità di esplorare giacimenti di materie prime. E dove la Nato e la Russia sono ai ferri corti da tempo: la Norvegia è storicamente il baluardo settentrionale dell’Alleanza atlantica.

Gianmaria era un insospettabile, con una doppia vita spesa attraverso diverse nazioni probabilmente per nascondere le tracce sul suo vero nome: la stessa procedura seguita da Maria Adela, che si è mossa tra Malta e Parigi prima di entrare in azione in Italia. Per anni infatti il brasiliano ha vissuto in Canada, dove nel 2018 si è laureato nell’ateneo di Calgary in studi strategici: un corso che prevede “la comprensione a 360 gradi dei processi che guidano le scelte militari”. Un giovane brillante, che si è fatto notare solo per i suoi meriti. L’università ha spiegato che non ci sono mai stati dubbi: “Le credenziali accademiche vengono verificate dall’ufficio di immatricolazione. Gli aspetti relativi all’identità e ai precedenti penali invece sono soggetti al governo federale canadese come parte della procedura di immigrazione”. Non solo. Nel 2015 in Canada aveva partecipato come volontario alla campagna elettorale di Sean Devine, un giovane regista entrato in politica e candidato sindaco di Ottawa. “Mi ricordo che era un ottimo oratore – ha detto Devine - con un’impressionante capacità di sintesi. Ma non ho più avuto contatti con lui da allora”.

Proprio le referenze canadesi hanno convinto la professoressa Gunhild Gjorv, docente di sicurezza internazionale, ad affidargli il dottorato di ricerca presso l’Arctic University di Tromsø. “Ho appreso del suo arresto la scorsa settimana. La polizia mi ha mandato un messaggio dicendo che volevano incontrare me e mio marito”. Il rettore l’ha poi informata del fatto che l’ufficio del brasiliano era stato perquisito e il computer sequestrato: “Ma non credo avesse accesso a documenti riservati”. Hedvig Moe, vicedirettrice del servizio di intelligence interno norvegese, ha dichiarato che gli investigatori temono che “possa avere raccolto informazioni sulle nostre politiche nel Nord. Per quanto questo non rappresenti una minaccia alla sicurezza del Regno, siamo preoccupati che le notizie possano venire sfruttate dalla Russia”. Nessun dettaglio su cosa abbia determinato l’arresto: “Era il momento di fermare quello in cui era coinvolto”, si è limitata a specificare. Il giudice ha ordinato la detenzione per quattro settimane: “Si tratta di un caso enorme”.

Ancora non è chiaro se Gianmaria sia un cittadino brasiliano arruolato dagli 007 di Mosca oppure appartenga alla leva di agenti selezionati dal Gru, il servizio segreto militare, per il programma top secret di infiltrazione attraverso identità costruite su misura. Maria Adela ad esempio si chiamava Olga Kolobova e ha ripreso il suo vero nome solo dopo tredici anni di missione all’estero. Ancora più sorprendente la storia di Viktor Muller Ferreira che è persino riuscito a frequentare un master alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies di Washington, dove si formano i vertici della sicurezza nazionale statunitense. Poi lo scorso aprile si è accreditato per uno stage alla Corte penale internazionale dell’Aja, che si occupa anche dei crimini commessi dagli invasori in Ucraina e, all’arrivo in Olanda, è stato arrestato: il brasiliano in realtà era Sergey Vladimirovich Cherkasov, anche lui addestrato come 007 di Mosca e rimasto sotto copertura per oltre un decennio.

La trappola ucraina alla spia russa

Probabilmente, l’intelligence norvegese è arrivata a formulare le accuse contro Gianmaria attraverso l’analisi dei passaporti utilizzati dal Gru per le operazioni segrete in Occidente: lo stesso database che ha permesso al pool giornalistico di Repubblica, Bellingcat, Der Spiegel e The Insider di ricostruire le manovre di Olga Kolobova alias Maria Adela attraverso l’Europa. L’incrocio tra i documenti e i transiti attraverso la Bielorussia, scelta proprio per evitare l’ingresso diretto in Russia, ha smascherato la squadra killer che in Gran Bretagna e Bulgaria ha colpito con il gas velenoso Novichok. Ma tante altre identità sospette adesso sono al vaglio dell’intelligence atlantica.