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Covid, a Shanghai 1,3 milioni di persone tornano in lockdown. 28 città cinesi applicano restrizioni per il virus

(ansa)
Da Wuhan a Zhengzhou, sono 28 le città cinesi che hanno introdotto misure restrittive. Proteste in Tibet contro la politica "Zero Covid".
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A Shanghai, la città più grande della Cina e importante snodo finanziario,1,3 milioni di residenti del distretto di Yangpu sono stati confinati nelle loro case, almeno fino a quando non saranno noti i risultati dei test per il Covid-19. Quella annunciata oggi è solo una delle ultime misure di quella che il presidente cinese, Xi Jinping, ha definito "una guerra popolare per fermare la diffusione del virus" all'inizio di ottobre, quando era ormai chiaro che non ci sarebbe stato un allentamento della politica "zero Covid".

Anzi, ad oggi sono circa 28 le città cinesi che hanno attuato misure di blocco di diverso grado per diminuire la diffusione dei contagi. Da Wuhan, città nella Cina centrale dove è stato registrato per la prima volta il Covid-19, alla lontana regione del Tibet, dove ieri si sono verificate rare proteste contro le misure imposte nella capitale Lhasa, dove sono stati sigillati gli edifici, bloccati i …

A Shanghai, la città più grande della Cina e importante snodo finanziario,1,3 milioni di residenti del distretto di Yangpu sono stati confinati nelle loro case, almeno fino a quando non saranno noti i risultati dei test per il Covid-19. Quella annunciata oggi è solo una delle ultime misure di quella che il presidente cinese, Xi Jinping, ha definito "una guerra popolare per fermare la diffusione del virus" all'inizio di ottobre, quando era ormai chiaro che non ci sarebbe stato un allentamento della politica "zero Covid".

Anzi, ad oggi sono circa 28 le città cinesi che hanno attuato misure di blocco di diverso grado per diminuire la diffusione dei contagi. Da Wuhan, città nella Cina centrale dove è stato registrato per la prima volta il Covid-19, alla lontana regione del Tibet, dove ieri si sono verificate rare proteste contro le misure imposte nella capitale Lhasa, dove sono stati sigillati gli edifici, bloccati i distritti e ordinati test di massa. I video del discontento sono subito diventati virali.

I nuovi casi registrati in tutta la Cina oggi sono 1.337, la maggior parte dei quali asintomatici, e nessun nuovo decesso. Un numero basso per il resto del mondo, in cui vengono rimosse la maggior parte delle restrizioni, ma non nel Paese in cui sono state adottate rigide misure di contenimento per ridurre i contagi a zero. Nei circa 200 blocchi ordinati nelle città cinesi, le persone sono soggette a regole diverse a seconda che si trovino in una zona a basso, medio o alto rischio.

"Ci sentiamo sempre più insensibili a tutto", ha detto all'agenzia di stampa Reuters un cittadino di Wuhan. Il 26 ottobre le autorità cinesi hanno ordinato a circa 900mila residenti della città, che per prima ha dovuto affrontare le rigide misure di contenimento, di rimanere a casa almeno per cinque giorni. A Zhengzhou, tra le più antiche città cinesi nella provicina dello Henan, un focoalio ha costretto alla quarantena alcuni operai del più grande stabilimento di produzione di Iphone al mondo. Foxconn, tra i maggiori produttori Apple con sede a Taiwan, ha assicurato all'emittente britannica Bbc che ai dipendenti è stato fornito tutto il supporto necessario. 

A Xining, nella remota provincia nord-occidentale del Qinghai, da oggi alcuni distretti sono in lockdwon. Sui social network alcuni utenti hanno denunciato la carenza di cibo e l'aumento dei prezzi di prima necessità.

Nell'altopiano del Tibet, governato come una regione autonoma dalla Cina, le autorità hanno fatto sapere che i cittadini potranno riprendere "una vita normale e la produzione". Mentre nella capitale, Lhasa, in centinaia sono scesi in strada mercoledì per protestare contro il duro blocco imposto ormai da 80 giorni nella città. Diversi video, rimossi dai social network cinesi ma ripubblicati su Twitter, mostrano i cortei dei manifestanti e scontri con la polizia. Secondo la Bbc, si tratterebbe per lo più di lavoratori migranti di etnia Han, dominante in Cina. Un video mostra centinaia di persone per le strade con funzionari impegnati con un altoparlante "a invitare alla calma e a tornare indietro". Si tratta delle prime proteste dal 2008, promosse allora dalle minoranze etniche e in cui ci furono 19 vittime. 

Quella di Lhasa è la chiusura più lunga dopo quella di Shanghai, dove questa estate un lockdown di due mesi dell'intera città di 25 milioni di abitanti ha innescato rabbia e rari scontri tra residenti e autorità. Nonostante la rabbia di molti cittadini, il governo non ha mostrato alcun segno di arretramento nella sua strategia "zero Covid". Un annuncio in cui molti speravano con la fine del ventesimo Congresso del Partito Comunista, concluso questa settimana è che ha assegnato a Xi Jinping un terzo mandato. 

A dimostrazione del fatto che le severe misure saranno mantenute ancora a lungo, Shanghai ha in programma la costruzione di un centro di quarantena permanente su un'isola del fiume Huangpu che divide l'hub finanziario, secondo la rivista economica Caixin. Un progetto da 1,6 miliardi di yuan, circa 222 milioni di euro, che amplierà le strutture esistenti per creare 3.009 stanze di isolamento e 3.250 posti letto. La costruzione, scrive Caixin, dovrebbe essere completata in sei mesi.