Elon Musk, "l'agente del caos geopolitico". Tutti i suoi tentativi di farsi mediatore internazionale
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Nel film fantapolitico “Don’t look up”, uscito su Netflix nel 2021, un miliardario delle alte tecnologie comincia a mettere il becco nella politica e a un certo punto diventa una specie di padrone del mondo, con effetti non molto positivi per il pianeta. Impossibile non ritrovare qualcosa di quella immaginaria vicenda nelle ultime mosse di Elon Musk: ultra miliardario anche lui, nelle nuove tecnologie anche lui e ora anche lui impegnato a intrufolarsi nella politica internazionale. A volte con buoni risultati, a volte meno.
Ucraina, Iran e Taiwan: tutti i fronti geopolitici
“Agente del caos geopolitico” lo definisce il New York Times, all’indomani della acquisizione da 44 miliardi di dollari di Twitter che lo renderà ancora più capace…
LONDRA – Nel film fantapolitico “Don’t look up”, uscito su Netflix nel 2021, un miliardario delle alte tecnologie comincia a mettere il becco nella politica e a un certo punto diventa una specie di padrone del mondo, con effetti non molto positivi per il pianeta. Impossibile non ritrovare qualcosa di quella immaginaria vicenda nelle ultime mosse di Elon Musk: ultra miliardario anche lui, nelle nuove tecnologie anche lui e ora anche lui impegnato a intrufolarsi nella politica internazionale. A volte con buoni risultati, a volte meno.
Ucraina, Iran e Taiwan: tutti i fronti geopolitici
“Agente del caos geopolitico” lo definisce il New York Times, all’indomani della acquisizione da 44 miliardi di dollari di Twitter che lo renderà ancora più capace di intervenire sulla scena globale e di influenzarla. Solo nelle ultime quattro settimane, il 51enne imprenditore sudafricano, con cittadinanza acquisita canadese e statunitense, ha offerto un piano di pace tra Russia e Ucraina che ha fatto infuriare il governo di Kiev, ha postato un tweet sull’accesso a internet in Iran che ha esposto i manifestanti a operazioni di controllo digitale da parte del regime e ha pronosticato che Taiwan potrebbe passare sotto il controllo amministrativo della Cina in modo analogo a Hong Kong, suscitando le ire delle autorità di Taipei.
Quest’ultimo intervento in particolare ha suscitato preoccupazioni nell’amministrazione Biden, perché Tesla, l’azienda di automobili elettriche da cui Musk ha ricavato gran parte del patrimonio che lo ha fatto diventare l’uomo più ricco del mondo, dipende fortemente dalla Cina. “La tecnologia è diventata centrale per la geopolitica”, dichiara al quotidiano newyorchese Karen Kornbluh, direttrice della think tank German Marshall Fund e una ex-consigliera del presidente Obama. “E’ un campo affascinante e confuso, al centro del quale c’è Elon Musk”.
Starlink e il piano ucraino
Beninteso, alcune delle sue mosse sono state provvidenziali e bene accolte. All’inizio dell’invasione russa nei primi mesi del 2022, offrendo accesso al web all’Ucraina con la sua rete di satelliti Starlink, ha dato a militari e civili un cruciale mezzo di comunicazione per affrontare l’attacco di Mosca. Ma poi l’iniziativa si è velata di incertezza. Musk ha detto che non avrebbe potuto finanziare a tempo indeterminato l’uso di Starlink da parte ucraina. Quindi ha ritirato le sue parole, sostenendo che tutto sarebbe continuato come prima. Infine è saltato fuori che parte delle spese per l’utilizzo dei satelliti in Ucraina sono comunque coperte da altri, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Polonia. Successivamente il servizio si è interrotto in alcune zone dell’Ucraina perché, secondo fonti raccolte dal New York Times, Musk lo aveva deliberatamente escluso dalle regioni in cui le forze ucraine avevano lanciato una contro offensiva. A quel punto il governo americano e quello ucraino avrebbero discusso la questione direttamente con lui.
Nel frattempo, partecipando in settembre a una riunione privata di uomini d’affari e leader politici organizzata ad Aspen, dove erano presenti fra l’altro la Speaker della Camera dei rappresentanti Usa Nancy Pelosi, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan e l’ex-vicepresidente Al Gore, Musk sembra avere sorprendentemente proposto un piano di pace per risolvere il conflitto, nell’ambito del quale la Russia avrebbe diritto ad annettere parti del territorio dell’Ucraina. Lo stesso Musk ha in seguito confermato il piano su Twitter, dove ha 110 milioni di follower. Il Cremlino è apparso compiaciuto dalle sue parole. Il presidente ucraino Zelensky le ha criticate, ma non troppo severamente, ben sapendo che il suo Paese ha bisogno di Starlink, dunque di Musk, per continuare a combattere efficacemente.
Di per sé il piano di Musk non è poi così scandaloso: l’ipotesi che Mosca conservi almeno una parte dei territori occupati dal 2014 in poi è stata discussa off the record come un inevitabile compromesso in ogni piano di pace formulato dall’inizio della guerra, specie se il conflitto si risolvesse a un certo punto per via diplomatica, non solo con la forza delle armi. Ma un conto è se un’ipotesi simile è discussa da diplomatici, un altro se a parlarne è un potente miliardario che sta svolgendo un ruolo essenziale nel conflitto stesso.
L'attivazione della rete per i manifestanti in Iran
Comunque non si è trattato del suo unico intervento nei conflitti del mondo. Mentre era al medesimo incontro ad Aspen, Musk ha annunciato su Twitter l’attivazione di Starlink anche in Iran, in modo da permettere ai dimostranti di aggirare la censura del regime di Teheran alle comunicazioni sul web, vitali per organizzare le manifestazioni di protesta e per trasmetterne le immagini in patria e in Occidente. Non ha spiegato però cosa è necessario per accedere ai suoi satelliti, né il fatto che le restrizioni operate dal governo iraniano avrebbero reso quasi impossibile utilizzarli. Morale: i dimostranti non sono riusciti a usare Starlink. In compenso, hacker al servizio del regime degli ayatollah hanno lanciato una campagna di “phishing”, come sono chiamate le truffe digitali, diffondendo messaggi sui social media con link che in teoria servirebbero a collegarsi ai satelliti di Musk ma in realtà immettevano dei virus nei telefonini di chi li cliccava, estraendone informazioni per identificarli. Anche se qualche accesso a Starlink in Iran ora pare possibile, l’iniziativa di Musk è stata definita “irresponsabile” da rappresentanti dell’opposizione iraniana in esilio.
Il "caso" Taiwan
Il suo intervento forse più clamoroso riguarda Taiwan. Nei giorni scorsi, intervistato dal Financial Times, Musk ha ammesso di avere ricevuto pressioni dalla Cina a proposito del suo aiuto all’Ucraina con i satelliti, che Pechino disapprova. Il governo cinese gli ha chiesto assicurazioni che in futuro non avrebbe fornito Starlink anche in Cina. Non c’è stato bisogno di esplicitare come reagirebbe Pechino: una fabbrica della Tesla a Shangai produce il 50 per cento delle auto dell’azienda di Musk e il governo cinese controlla strettamente il modo in cui operano le società occidentali in Cina. Da tempo circolano preoccupazioni che la dipendenza di Musk dalla Cina possa influenzare le posizioni politiche dell’imprenditore sudafricano. L’impressione è che la sua clamorosa dichiarazione sulla possibilità che Taiwan in futuro diventi una regione autonoma speciale sotto il controllo di Pechino, in modo simile a Hong Kong, è stata interpretata in Occidente come un modo per rispondere appunto alle pressioni della Cina nei suoi confronti. Come minimo è il segnale che, se la Cina invadesse Taiwan imitando quello che ha fatto la Russia con l’Ucraina, in quel caso Musk non offrirebbe i suoi satelliti alla vittima dell’attacco.
Mettendo insieme tutto questo, sommandoci l’acquisizione di Twitter, dove Musk ha detto di volere introdurre una libertà di espressione senza limiti, nonostante i timori su fake news e il precedente del bando contro Trump (e ha licenziato subito quattro manager), la definizione di “agente del caos geopolitico” assegnatagli dal New York Times non sembra esagerata. Non è detto che Elon Musk aspiri a diventare una specie di padrone della Terra. Ma anche lui, come il protagonista di “Don’t look up”, vuole portare i terrestri a vivere su Marte. C’è da augurarsi che sia solo una coincidenza.