Israele, Netanyahu punta a tornare al governo con l'ultradestra di Ben Gvir
GERUSALEMME – Israele si prepara ad andare alle urne e il risultato potrebbe essere uno dei governi più a destra di sempre. Alle quinte elezioni in tre anni, per lo Stato ebraico le precedenti tornate elettorali si sono trasformate in un referendum pro o anti-Benjamin Netanyahu, che dopo aver servito come primo ministro per oltre un decennio, un anno fa ha dovuto cedere il posto al “governo del cambiamento” guidato dall’odiato rivale Naftali Bennett e ora dal centrista Yair Lapid. Da allora, Bibi, come lo chiamano sia i supporter che i detrattori, ha lavorato per tornare al potere. Secondo i sondaggi, gli scenari più probabili del dopo voto potrebbero essere un nuovo stallo, con nessuna delle due coalizioni in grado di assicurarsi 61 parlamentari sui 120 della Knesset, oppure una maggioranza risicata proprio per Netanyahu. Che però, nelle ultime settimane si è visto rubare le luci dalla ribalta – e anche dec…
GERUSALEMME – Israele si prepara ad andare alle urne e il risultato potrebbe essere uno dei governi più a destra di sempre. Alle quinte elezioni in tre anni, per lo Stato ebraico le precedenti tornate elettorali si sono trasformate in un referendum pro o anti-Benjamin Netanyahu, che dopo aver servito come primo ministro per oltre un decennio, un anno fa ha dovuto cedere il posto al “governo del cambiamento” guidato dall’odiato rivale Naftali Bennett e ora dal centrista Yair Lapid. Da allora, Bibi, come lo chiamano sia i supporter che i detrattori, ha lavorato per tornare al potere. Secondo i sondaggi, gli scenari più probabili del dopo voto potrebbero essere un nuovo stallo, con nessuna delle due coalizioni in grado di assicurarsi 61 parlamentari sui 120 della Knesset, oppure una maggioranza risicata proprio per Netanyahu. Che però, nelle ultime settimane si è visto rubare le luci dalla ribalta – e anche decine di migliaia di potenziali elettori – da destra.
“Dopo tanti anni, è arrivato il nostro momento.” A un evento elettorale in un cinema di Gerusalemme, Itamar Ben Gvir, il nuovo volto dell’ultra-destra di Israele, galvanizza i suoi sostenitori, grazie a quelle che lui definisce posizioni senza compromessi. La lista di cui fa parte, candidata alla Knesset sotto l’ombrello del “Partito Sionista Religioso,” potrebbe arrivare a prendere fino a 15 seggi, un risultato che la trasformerebbe nel terzo gruppo per numero di parlamentari. Se in Israele i sondaggi sono famosi per la poca attendibilità – nel 2019 il neonato partito libertario Zehut sulla carta era arrivato a ottenere fino a otto seggi e poi non riuscì a passare la soglia di sbarramento del 3,25% - il successo dell’ultradestra rappresenta comunque un potenziale terremoto politico, con lo stesso Netanyahu che invita gli elettori a votare Likud, pur garantendo che Ben Gvir e l’altro leader del Partito Sionista Religioso, Bezalel Smotrich, riceveranno posizioni di primo piano nel governo.
Non poco se si pensa che fino a due anni fa, Ben Gvir era considerato politicamente un paria dagli stessi partiti di destra. Il suo Otzma Yehudit (“potere ebraico”) è un diretto erede di Kach, già bandito dalla Knesset per le sue posizioni razziste. Lo stesso Ben Gvir è noto per aver in passato caldeggiato l’espulsione da Israele di tutti i cittadini arabi ed esposto nel suo soggiorno un ritratto di Baruch Goldstein, che nel 1994 massacrò 29 fedeli musulmani in preghiera alla Tomba dei Patriarchi. A consentirgli di entrare nell’arena politica dalla porta principale è stato lo stesso Netanyahu, che prima delle elezioni della primavera 2021 spinse Otzma Yehudit – che fino ad allora aveva raccolto neanche il 2% dei consensi elettorali – ad allearsi con il Partito Sionista Religioso e con il gruppo omofobo Noam per evitare di disperdere i suoi voti. La lista allora raccolse sei seggi.
Ben Gvir dice di essersi “ammorbidito” negli ultimi anni e di avercela soltanto con coloro che non sono “leali allo Stato ebraico” (il ritratto di Goldstein sarebbe stato rimosso dal soggiorno nel 2020). Parte della sua piattaforma prevede la pena di morte per i terroristi e la revisione delle regole di ingaggio dei soldati, per permettere loro di sparare liberamente contro chi tira pietre.
Così anche nella destra pro-Bibi, c’è dietro le quinte caldeggia una coalizione senza Smotrich e Ben Gvir, magari con il supporto dell’ex capo di stato maggiore Benny Gantz, che guida il partito Unità Nazionale e già una volta ha accettato di allearsi con il Likud in un accordo che prevedeva la rotazione dalla premiership tra lui e Netanyahu – uno scenario che poi non si verificò con il governo che cadde pochi mesi dopo la sua formazione.
In giro per la campagna elettorale intanto Ben Gvir viene trattato da molti come una rock star. All’evento di Gerusalemme si notano tanti ragazzini, quasi tutti riconoscibili come membri della comunità dei nazional religiosi, ma nel pubblico ci sono anche tanti spettatori con i tradizionali abiti ultraortodossi. Fuori dalla sala però, a ricordare come almeno la metà di Israele, inclusi tanti religiosi, consideri Ben Gvir ancora un personaggio inaccettabile, un gruppo di manifestanti protesta contro l’evento, sventolando cartelli “Sionisti-religiosi contro il razzismo.” Un simbolo di quanto anche in Israele la società resti profondamente spaccata. Una spaccatura che molti si aspettano farà precipitare a breve lo Stato ebraico verso nuove elezioni. Per la sesta volta.