Stati Uniti, la Corte Suprema affronta il sistema delle "quote alle minoranze" nelle università
NEW YORK - Inizieranno domani, lunedì, le audizioni della Corte Suprema che in un prossimo futuro la porteranno a decidere se mantenere attivo lo strumento della cosiddetta affirmative action (in italiano "azione positiva"): lo strumento che da oltre mezzo secolo è usato per includere persone appartenenti a minoranze, in contesti in cui sono sottorappresentate.
Nel caso specifico, un'associazione studentesca chiamata Students for Fair Admissions, studenti per un'ammissione onesta - creata e finanziata dall'imprenditore conservatore Edward Blum che de tempo ha fatto dell'affirmative action la sua personale crociata - ha fatto causa a due atenei: la prestigiosa università di Harvard, Massachusetts, e l'università della Carolina del Nord. L'accusa formulata nel 2014, è che il metodo di selezione applicato porta a una "discriminazione al contrario" nei confronti di aspiranti candidat…
NEW YORK - Inizieranno domani, lunedì, le audizioni della Corte Suprema che in un prossimo futuro la porteranno a decidere se mantenere attivo lo strumento della cosiddetta affirmative action (in italiano "azione positiva"): lo strumento che da oltre mezzo secolo è usato per includere persone appartenenti a minoranze, in contesti in cui sono sottorappresentate.
Nel caso specifico, un'associazione studentesca chiamata Students for Fair Admissions, studenti per un'ammissione onesta - creata e finanziata dall'imprenditore conservatore Edward Blum che de tempo ha fatto dell'affirmative action la sua personale crociata - ha fatto causa a due atenei: la prestigiosa università di Harvard, Massachusetts, e l'università della Carolina del Nord. L'accusa formulata nel 2014, è che il metodo di selezione applicato porta a una "discriminazione al contrario" nei confronti di aspiranti candidati bianchi e asiatici. Dando cioè precedenza ad afroamericani, ispanici e nativi americani. Negli anni le due università hanno vinto nei rispettivi tribunali federali: e la decisione a favore di Harvard è stata confermata anche da una corte d'appello federale. Ricorso dopo ricorso, la questione è però ora arrivata alla Corte Suprema.
All'interno della Corte oggi ci sono due afroamericani dalle visioni opinioni opposte. Il giudice Clarence Thomas, controverso (per il coinvolgimento della moglie nella rivolta del 6 gennaio) membro più anziano, ha scritto sull'argomento più di qualsiasi altro. Opponendosi esplicitamente a quello che ha sempre definito: "paternalismo razziale, velenoso e pernicioso come qualsiasi altra forma di discriminazione". La giudice Ketanji Brown Jackson, recentemente insediata da Joe Biden - prima donna nera a sedere su quello scranno - ha invece detto la sua fin da subito: "Non c'è motivo di credere che la Costituzione vieti politiche attente alla razza".