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Israele, il ritorno di Netanyahu. Ma la maggioranza è sul filo

(afp)
Secondo gli exit poll l’ex premier tornerebbe al potere con un esiguo margine su Lapid
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GERUSALEMME – Sessantuno seggi per la destra pro-Benjamin Netanyahu, 55 per il blocco di Yair Lapid. Secondo i primi exit poll pubblicati appena chiuse le urne alle dieci di sera ora locale, quattordici mesi dopo aver ceduto lo scettro di primo ministro, Netanyahu dovrebbe tornare a guidare Israele, molto probabilmente con il governo spostato più a destra di sempre. Insieme al Likud, che gli exit poll danno a 30 seggi, dovrebbero entrare in coalizione i partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism, rispettivamente con dieci e sette seggi, e poi il Partito sionista religioso con 14 parlamentari, la vera sorpresa di queste elezioni.


Si fermerebbe invece a 24 seggi Yesh Atid, il partito dell’attuale premier Lapid, la cui coalizione raccoglierebbe solo 55 parlamentar…

GERUSALEMME – Sessantuno seggi per la destra pro-Benjamin Netanyahu, 55 per il blocco di Yair Lapid. Secondo i primi exit poll pubblicati appena chiuse le urne alle dieci di sera ora locale, quattordici mesi dopo aver ceduto lo scettro di primo ministro, Netanyahu dovrebbe tornare a guidare Israele, molto probabilmente con il governo spostato più a destra di sempre. Insieme al Likud, che gli exit poll danno a 30 seggi, dovrebbero entrare in coalizione i partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism, rispettivamente con dieci e sette seggi, e poi il Partito sionista religioso con 14 parlamentari, la vera sorpresa di queste elezioni.


Si fermerebbe invece a 24 seggi Yesh Atid, il partito dell’attuale premier Lapid, la cui coalizione raccoglierebbe solo 55 parlamentari, nonostante il risultato discreto del partito Unità Nazionale guidato dal capo di stato maggiore Benny Gantz (11 o 12 seggi) e il fatto che sia Labor che Meretz, i due partiti storici della sinistra israeliana, così come Raam – il partito arabo che ha sostenuto il governo uscente – dovrebbero riuscire a passare la soglia di sbarramento del 3.25%, e a prendere quindi tra i quattro e i sei seggi a testa. Quattro dovrebbero essere i seggi anche per Yisrael Beytenu, il partito russofono di destra laica guidato da Avigdor Lieberman, attuale ministro delle Finanze, e per l’altro partito arabo Hadash-Tal, che si colloca al di fuori di entrambi i blocchi.


Se i primi rilevamenti verranno confermati, a emergere come il vero trionfatore di queste elezioni sarà comunque il numero due del Partito sionista religioso, nonché leader di Otzma Yehudit (parte della lista), Itamar Ben Gvir. Una vita passata come attivista di estrema destra, fino a due anni fa Ben Gvir era considerato una figura inaccettabile dai membri della sua stessa parte politica. Otzma Yehudit (potere ebraico) è l’erede politico di Kach, bandito dalla Knesset negli anni Ottanta per via delle sue posizioni razziste anti-arabe. Lo stesso Ben Gvir in passato aveva suggerito di espellere i cittadini arabi da Israele ed era noto per tenere appeso in salotto un ritratto di Baruch Goldstein, che nel 1994 massacrò 29 fedeli musulmani in preghiera alla Tomba dei Patriarchi. In questa campagna elettorale però Ben Gvir si è impegnato per correggere il tiro, proponendo lo stesso messaggio ma contro “chi non è leale” allo Stato di Israele e contro i terroristi, per i quali invoca la pena di morte, riuscendo comunque a proporsi come politico che non accetta compromessi e a conquistare il voto degli elettori più intransigenti.


Se Netanyahu e i suoi partner dovrebbero raggiungere l’obiettivo della maggioranza dei seggi, il risultato del Partito sionista religioso potrebbe costare comunque caro a colui che già è stato il premier più longevo della storia di Israele, costringendolo non soltanto a cedere ministeri importanti ai partner di coalizione, ma anche a guidare una compagine che persino gli alleati più fedeli di Gerusalemme – in primis gli Stati Uniti – fanno fatica a digerire. Per chi, anche a destra, spera di evitare questo scenario, le speranze sono riposte in Gantz, una figura considerata meno divisiva di Lapid e che qualcuno spera possa riuscire a formare una coalizione alternativa, magari strappando a Netanyahu i partiti ultraortodossi che fino a qualche anno fa erano caratterizzati da una elevata dose di pragmatismo pur di rimanere al governo, ma che ultimamente sono rimasti saldamente nel campo di Bibi. Nella notte la conta dei voti, con i risultati definitivi che potrebbero portare ulteriori sorprese. Soprattutto se Balad, il terzo partito arabo in corsa, superasse la soglia di sbarramento rivoluzionando la distribuzione dei seggi.