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Papa Francesco partito per il Bahrein. L'appello delle Ong: "Accenda un faro sulle violazioni dei diritti umani"

(ansa)
Da giovedì a domenica per la prima volta di un Pontefice nel Paese del Medio Oriente, in un viaggio che è un’estensione della visita ad Abud Dhabi nel 2019. Gli attivisti chiedono al pontefice di intercedere per la scarcerazione di Mohammed Ramadhan, da nove anni nel braccio della morte 
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Roma – Il Papa, il re e l’imam: il Bahrein attende Francesco, il primo Pontefice a viaggiare nel Paese, raffigurandolo, nei giornali locali, accanto al sovrano, Hamad bin Isa Al Khalifa, che ha fortemente voluto questa visita per sottolineare l’apertura del Regno al dialogo interreligioso, e il grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib, autorità di riferimento del mondo sunnita, l’esponente musulmano che con Bergoglio ha firmato nel 2019 una storica dichiarazione sulla “fratellanza umana” che ha chiuso i difficili rapporti che si erano instaurati all’epoca di Benedetto XVI tra la Santa Sede e l’islam internazionale. 

Il Papa è partito questa mattina alle 9.46 da Roma a bordo di un aereo Ita Airways che atterra all’aeroporto internazionale di Awali alle 14.45 (le 16.45 locali). Francesco si reca in Bahrein con un viaggio all’insegna del di…

Roma – Il Papa, il re e l’imam: il Bahrein attende Francesco, il primo Pontefice a viaggiare nel Paese, raffigurandolo, nei giornali locali, accanto al sovrano, Hamad bin Isa Al Khalifa, che ha fortemente voluto questa visita per sottolineare l’apertura del Regno al dialogo interreligioso, e il grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib, autorità di riferimento del mondo sunnita, l’esponente musulmano che con Bergoglio ha firmato nel 2019 una storica dichiarazione sulla “fratellanza umana” che ha chiuso i difficili rapporti che si erano instaurati all’epoca di Benedetto XVI tra la Santa Sede e l’islam internazionale. 

Il Papa è partito questa mattina alle 9.46 da Roma a bordo di un aereo Ita Airways che atterra all’aeroporto internazionale di Awali alle 14.45 (le 16.45 locali). Francesco si reca in Bahrein con un viaggio all’insegna del dialogo che si svolge al cuore delle tensioni geopolitiche tra i paesi del Golfo. 

La visita sarà osservata con attenzione tanto dalla vicina Arabia Saudita quando dall’Iran, il Paese che si affaccia sull’altra sponda del Golfo teatro, in queste settimane, di proteste contro il regime. La popolazione del Bahrein è al 70 per cento musulmana, ma si tratta per due terzi, approssimativamente, di musulmani sciiti (confessione maggioritaria in Iran) e per un terzo sunnita (prevalente in Arabia Saudita), e la casa regnante è sunnita. Se il Paese ha una tradizione di relativa tolleranza nei confronti delle minoranze religiose, le proteste politiche scoppiate all’epoca delle “primavere arabe”, più uniche che rare nella regione, furono represse.

E all’avvicinarsi del viaggio, Amnesty Italia e Americans for Democracy and Human Rights in Bahrain hanno chiesto al Papa di “accendere un faro sulle violazioni dei diritti umani nel Paese e chiedere la scarcerazione immediata dei prigionieri di coscienza e la fine di ogni discriminazione nei confronti della comunità sciita”. Il Bahrain Institute for Rights and Democracy, insieme al Guardian, ha reso noto l’appello di Mohammed Ramadhan, una ex guardia di sicurezza aeroportuale che si trova nel braccio della morte dopo nove anni di carcere, ed ora fa appello affinché il Papa “chieda al re del Bahrein” di rilasciarlo per poter tornare ad abbracciare la sua famiglia”. È improbabile immaginare un appello pubblico da parte del Pontefice, altra cosa è quanto avverrà negli incontri a porte chiuse con il re, Hamad bin Isa Al Khalifa, e le altre autorità. 

Un’estensione dell’incontro di Abu Dhabi 

“Il Golfo Persico e il Medio Oriente hanno grande importanza e influenza nella geopolitica a causa del petrolio”, spiega a Repubblica il vescovo Paul Hinder, amministratore apostolico per l’Arabia settentrionale. “I paesi del Golfo sono in una posizione critica per svolgere un ruolo importante nella distensione delle tensioni globali a causa del peso che hanno a causa della dipendenza del mondo dal petrolio. La Santa Sede vorrebbe certamente promuovere la pace in questa regione nell'interesse più ampio della stabilità globale. Sappiamo che molti paesi del Golfo si stanno sforzando incessantemente di portare le fazioni in guerra al tavolo e risolvere le loro divergenze”. 

Il viaggio, spiega il vescovo svizzero, “è un’estensione della storica visita del Santo Padre ad Abu Dhabi nel 2019”. Negli Emirati Arabi Uniti Francesco firmò con il grande imam di al-Azhar una inedita dichiarazione congiunta sulla “fratellanza umana” che suscitò contrarietà tra i settori più conservatori sia nell’islam che nella Chiesa cattolica. “Facendo una seconda visita ad una nazione musulmana nella Penisola arabica, egli vuole ribadire la sua posizione sulla necessità di continuare il dialogo, anche di fronte a circostanze che rappresentano una sfida e all’opposizione da parte di alcuni gruppi”, spiega il cappuccino. E se Francesco soffre da mesi della difficoltà a camminare, “è pronto a raggiungere l’obiettivo anche contro le circostanze avverse della salute. La pace è il primo passo verso il progresso e la sopravvivenza dell’umanità, questa è la sua missione”.  

È la nona volta che Francesco visita un paese a maggioranza musulmana dopo Albania e Turchia (2014), Azerbaijan (2016), Egitto (2017), Emirati Arabi Uniti e Marocco (2019), Iraq (2021) e Kazakhstan (a settembre scorso). 

L’incontro con la minoranza cattolica di lavoratori asiatici 

Jorge Mario Bergoglio, in particolare, venerdì 4 novembre dapprima parteciperà ad un “Forum per il dialogo” alla pari con rappresentanti di altre fedi e poi incontrerà sia il grande imam di al-Azhar, università egiziana di riferimento per il mondo sunnita, sia il consiglio musulmano degli anziani. La visita, spiega monsignor Hinder, “rafforzerà ulteriormente il segno del piccolo Regno sulla mappa globale come propagatore della tolleranza religiosa”. Il Bahrein è il primo Paese del Golfo ad aver aperto una chiesa, nel 1939 a Manama, e un anno fa è stata consacrata ad Awali la cattedrale di Nostra Signora d'Arabia, su un terreno donato dal re in persona. 

Il giorno dopo, sabato 5, sarà dedicato alla piccola comunità cattolica. In Bahrein ci sono 80mila cattolici, prevalentemente lavoratori immigrati dalle Filippine e dall’India. Ma per la messa del Papa allo stadio nazionale, sabato 5 novembre, è prevista una rappresentanza di fedeli provenienti da diversi paesi vicini (non dallo Yemen né dall’Iran), ossia Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, nonché dal Qatar, dove il 20 novembre iniziano i campionati mondiali di calcio, e infine dall’India. Nel pomeriggio il Papa incontrerà i giovani, e domenica, ultimo giorno del viaggio Francesco – che celebrerà messa in privato – incontrerà vescovi, sacerdoti e religiosi locali e con loro reciterà la consueta preghiera dell’Angelus. 

Sullo sfondo delle tensioni internazionali, e in particolare della guerra russa in Ucraina, la visita in Bahrein, sarà “un viaggio all’insegna del dialogo”, ha detto il Papa all’Angelus di oggi in piazza San Pietro: “Chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera, perché ogni incontro e avvenimento sia un’occasione proficua per sostenere, in nome di Dio, la causa della fraternità e della pace, di cui i nostri tempi hanno estremo e urgente bisogno”.