Giappone, Tokyo apre ai diritti Lgbt: da oggi al via i certificati per le unioni civili
Mamiko Moda e la compagna Satoko Nagamura con il loro figlio, posano con il certificato per le unioni civili (afp)
Mentre il Paese resta l'unica nazione del G7 a vietare il matrimonio omosessuale e a non riconoscere le unioni civili a livello nazionale, la capitale ha iniziato a riconoscere le persone dello stesso sesso che vivono, lavorano o studiano in città
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PECHINO - Le domande erano state aperte lo scorso 11 ottobre, e da questa mattina Tokyo ha iniziato a rilasciare certificati di unione civile a persone dello stesso sesso che vivono, lavorano o studiano nella capitale giapponese. Una misura attesa da tempo in un Paese dove il matrimonio omosessuale resta ancora vietato e dove anche le unioni civili a livello nazionale - unico caso tra le nazioni del G7 - non sono riconosciute. E così se il governo centrale è in ritardo, sono le singole città a darsi da fare.
Una battaglia portata avanti nei mesi scorsi dalla governatrice della capitale nipponica, Yuriko Koike, che aveva presentato un disegno di legge in merito già a maggio. Il documento - che non comporta gli stessi effetti legali del matrimonio - con…
PECHINO - Le domande erano state aperte lo scorso 11 ottobre, e da questa mattina Tokyo ha iniziato a rilasciare certificati di unione civile a persone dello stesso sesso che vivono, lavorano o studiano nella capitale giapponese. Una misura attesa da tempo in un Paese dove il matrimonio omosessuale resta ancora vietato e dove anche le unioni civili a livello nazionale - unico caso tra le nazioni del G7 - non sono riconosciute. E così se il governo centrale è in ritardo, sono le singole città a darsi da fare.
Una battaglia portata avanti nei mesi scorsi dalla governatrice della capitale nipponica, Yuriko Koike, che aveva presentato un disegno di legge in merito già a maggio. Il documento - che non comporta gli stessi effetti legali del matrimonio - consentirà comunque alle coppie l’accesso ad alcuni servizi pubblici relativi all'alloggio, alla salute, a consentire le visite in ospedale al partner ricoverato, o all'assistenza sociale. Anche i figli potranno essere inseriti nella registrazione della coppia. “Spero che così si accelereranno gli sforzi per creare una società in cui i diritti delle minoranze sessuali possano essere protetti”, dice in conferenza stampa Soyoka Yamamoto, storica attivista LGBTQ+. "Questo sistema è un passo verso il matrimonio omosessuale”, dice al quotidiano Asahi Shimbun il 74enne Takashi Otsuka, altro storico esponente della comunità gay.
Filippo Santelli, dal nostro corrispondente FILIPPO SANTELLI
Pioniere fu nel 2015 il distretto di Shibuya (proprio nella capitale Tokyo): il primo in Giappone a offrire un certificato del genere. Da allora più di 200 governi locali hanno seguito l’esempio. Ora a farlo è l’intera area metropolitana della capitale del Sol Levante (14 milioni di abitanti), segnale che forse la misura potrebbe essere estesa in un futuro non troppo lontano in tutto il Paese.
Filippo Santelli, dal nostro corrispondente FILIPPO SANTELLI
L’opinione pubblica giapponese sta cambiando infatti negli ultimi anni sul tema. Un sondaggio dello scorso anno del quotidiano Asahi rivelava che il 65% degli intervistati era favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso: nel 2015 lo era il 41%. Il governo conservatore resta però molto cauto sulla possibilità di modifiche legislative che riconoscano le unioni a livello nazionale. Per non parlare del matrimonio vero e proprio. Anche le sentenze degli ultimi anni sono contrastanti: nel 2021 la Corte di Sapporo aveva stabilito che il divieto di sposarsi viola il diritto all'uguaglianza garantito dalla Costituzione; ma nel giugno scorso un tribunale di Osaka aveva invece respinto la causa intentata da tre coppie omosessuali contro lo Stato, stabilendo che il mancato riconoscimento del matrimonio gay non è contrario alla Carta.