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Mosca riduce la flotta nel Mediterraneo, ma non rinuncia alla sfida navale

Il sottomarino russo Tula in emersione nel Mare di Barents (ansa)
Due unità russe hanno attraversato Suez dirette in Asia: da settembre il numero è stato dimezzato. Resta però in azione il sottomarino nucleare armato di missili ipersonici
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La guerra logora la flotta russa, che ha drasticamente ridotto la sua presenza nel Mediterraneo. Dopo nove mesi di missioni tra la Siria e la Sicilia, le due unità più potenti nel segreto più assoluto hanno attraversato il canale di Suez: l’incrociatore Varyag e il caccia Ammiraglio Tributs sono ricomparse ieri a largo dello Sri Lanka, da dove procederanno verso la loro base di Vladivostok. Due mesi fa, anche l’incrociatore Maresciallo Ustinov e il caccia Ammiraglio Kulakov avevano interrotto la spedizione, rientrando via Gibilterra nell’estremo nord. Si tratta di navi costruite in epoca sovietica, provate dall’intensa attività condotta per sfidare con operazioni aggressive l’attività della Nato: si sono spinte più volte a ridosso delle portaerei americane, soprattutto nell’Adriatico, e hanno simulato manovre per bloccare il canale di Sicilia e quello di Otranto. Operazioni che hanno reso il Mediterraneo il …

La guerra logora la flotta russa, che ha drasticamente ridotto la sua presenza nel Mediterraneo. Dopo nove mesi di missioni tra la Siria e la Sicilia, le due unità più potenti nel segreto più assoluto hanno attraversato il canale di Suez: l’incrociatore Varyag e il caccia Ammiraglio Tributs sono ricomparse ieri a largo dello Sri Lanka, da dove procederanno verso la loro base di Vladivostok. Due mesi fa, anche l’incrociatore Maresciallo Ustinov e il caccia Ammiraglio Kulakov avevano interrotto la spedizione, rientrando via Gibilterra nell’estremo nord. Si tratta di navi costruite in epoca sovietica, provate dall’intensa attività condotta per sfidare con operazioni aggressive l’attività della Nato: si sono spinte più volte a ridosso delle portaerei americane, soprattutto nell’Adriatico, e hanno simulato manovre per bloccare il canale di Sicilia e quello di Otranto. Operazioni che hanno reso il Mediterraneo il quadrante più caldo del confronto tra Russia e Occidente. Dopo mesi di navigazione, però, l’urgenza di manutenzione e di riposo per gli equipaggi ha convinto Mosca a richiamarle in patria.

Ieri tutte le unità rimaste si sono concentrate nel porto siriano di Tartus. I satelliti hanno fotografato due fregate, tre corvette e un sottomarino. Dal punto di vista numerico, sono meno della metà rispetto alla squadra attiva fino all’estate. Va sottolineato però che sono tutte di ultima generazione. Potrebbero formare due coppie d’attacco, ciascuna composta da un’unità dotata di missili a lungo raggio Kalibr – i cruise protagonisti dei bombardamenti sulle città ucraine – e da una di scorta, con sistemi per la protezione contro aerei e sottomarini. Insomma, seppur con una quantità minore di mezzi, il Cremlino non sembra intenzionato a ridurre la pressione sulla Nato nel Mediterraneo.

Anche perché nelle immagini dei satelliti c’è un grande assente: il sottomarino nucleare Severodvinsk, che resta nascosto in immersione. E’ uno dei battelli più moderni, entrato in servizio nel 2014 e lungo 139 metri. Ma soprattutto è l’unico che oltre ai Kalibr imbarca pure i missili ipersonici Zircon, capaci di volare a 11mila chilometri l’ora e colpire a mille chilometri di distanza: un’arma contro la quale non esistono difese. Era dal 1999 che Mosca non mandava un sottomarino nucleare nel nostro mare: l’arrivo del Severodvinsk testimonia quanto sia importante per Putin dimostrare la sua forza militare nel Mediterraneo e tenere alta la sfida all’Alleanza Atlantica.