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Brasile, tra i sostenitori barricati per Bolsonaro: "Resteremo qui fino a quando non ci riprenderemo il potere"

Nonostante il video messaggio del presidente uscente che invita a smobilitare i blocchi, in migliaia continuano a manifestare contro la vittoria di Lula
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SAN PAOLO - Tiene in mano il cellulare mentre cammina tra la folla, è un uomo di circa quarant'anni, ha i capelli rossi e indossa la maglia della nazionale brasiliana. Sta facendo una diretta sul suo profilo Instagram seguita da oltre 100.000 follower e dice: "Non accetto queste elezioni, il voto è stato truccato. Lula è un corrotto e il mio unico presidente è Jair Bolsonaro. Non ce ne andremo da qui fino a quando non ci riprenderemo il potere".

Dietro di lui ci sono migliaia e migliaia di persone che da due giorni hanno invaso Parque Ibirapuera, il parco metropolitano più grande di San Paolo. Sparano in aria decine di fuochi d'artificio, urlano e intonano cori: sono i sostenitori di Bolsonaro che non accettano la vittoria di Lula alle presidenziali e chiedono all'attuale presidente del Brasile di non riconoscere il voto e di mettere in atto un golpe. Da quando domenica sera il risultato è diventato ufficiale il Paese &e…

SAN PAOLO - Tiene in mano il cellulare mentre cammina tra la folla, è un uomo di circa quarant'anni, ha i capelli rossi e indossa la maglia della nazionale brasiliana. Sta facendo una diretta sul suo profilo Instagram seguita da oltre 100.000 follower e dice: "Non accetto queste elezioni, il voto è stato truccato. Lula è un corrotto e il mio unico presidente è Jair Bolsonaro. Non ce ne andremo da qui fino a quando non ci riprenderemo il potere".

Dietro di lui ci sono migliaia e migliaia di persone che da due giorni hanno invaso Parque Ibirapuera, il parco metropolitano più grande di San Paolo. Sparano in aria decine di fuochi d'artificio, urlano e intonano cori: sono i sostenitori di Bolsonaro che non accettano la vittoria di Lula alle presidenziali e chiedono all'attuale presidente del Brasile di non riconoscere il voto e di mettere in atto un golpe. Da quando domenica sera il risultato è diventato ufficiale il Paese è caduto nel caos.

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Poche ore dopo che l'Avenida Paulista, la via centrale di San Paolo, è stata invasa da migliaia di cittadini in festa per la vittoria del leader progressista, migliaia di camion hanno invaso per protesta le autostrade principali del Paese causando oltre 270 blocchi stradali. Blocchi che in queste ore stanno continuando, nonostante l'attuale presidente Jair Bolsonaro abbia divulgato sui suoi social media un video in cui chiede ai manifestanti di liberare le strade.

Il passaggio di un elicottero sopra Parque Ibirapuera scatena i manifestanti che iniziano a urlare in coro insulti. "Sono giornalisti della rete televisiva Globo, la stampa è tutta contro di noi - afferma Petra, 52 anni - Voglio un Brasile libero e in cui Dio e i valori religiosi siano importanti. Non voglio una dittatura comunista". Poco più in là una famiglia intona in coro: "Lula ladrone, il suo posto è in prigione". Un manifestante si arrampica su un monumento, afferra il megafono e scandisce: "Non ce ne andremo da qui fino a quando non interverranno i militari, è per il bene del Brasile che lo chiediamo".

Nonostante le manifestazioni vadano avanti da giorni e siano osservate con preoccupazione a livello internazionale Emir Sader, 79 anni, noto sociologo e politologo affiliato al PT, il partito di Lula, afferma: "Credo che queste manifestazioni diminuiranno molto velocemente e che rappresentino l'ala più estremista e radicalizzata dei sostenitori di Bolsonaro. L'attuale presidente ha basato la sua campagna sulle fake news e grazie alla diffusione di notizie false ha ottenuto molti più voti rispetto a quelli che si erano previsti. Con questo bombardamento di notizie false ha creato nei suoi sostenitori un'immagine negativa, totalmente lontana dalla realtà, di Lula".

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Ma come spiega Alexandre Pupo, 29 anni, assessore internazionale della campagna e segretario delle relazioni internazionali della gioventù del PT, la vittoria di Lula è stata festeggiata dai leader internazionali: "I governi stranieri hanno avuto una reazione storica rispetto alla vittoria di Lula, abbiamo ricevuto chiamate di congratulazioni dai presidenti dei Paesi di tutto il mondo, da Biden a Macron, dall'Argentina alla Cina. Credo che l'appoggio esterno sia arrivato così velocemente e con questa potenza appositamente per impedire un atto antidemocratico da parte di Bolsonaro e dei suoi sostenitori. Si sapeva che l'attuale presidente non avrebbe accettato il risultato e avrebbe cercato di generare una situazione di caos nel Paese, per questo l'appoggio rapido dei leader internazionali è stato fondamentale".

Dal momento in cui la vittoria dell'ex presidente Lula lo scorso 30 ottobre è diventata ufficiale, il leader di estrema destra Jair Bolsonaro ha aspettato oltre 40 ore prima di prendere la parola per pronunciare il discorso sul risultato elettorale. Bolsonaro, il primo presidente nella storia brasiliana a non essere rieletto per un secondo mandato, ha condotto una campagna estremamente violenta in cui per mesi ha dichiarato che non avrebbe accettato il risultato nel caso in cui avesse vinto Lula. Nel breve discorso che ha pronunciato, dopo aver ringraziato chi ha votato per lui, ha assicurato che rispetterà la Costituzione, accettando quindi il risultato elettorale. Il presidente uscente non ha però riconosciuto di aver perso, non ha nominato il suo avversario e ha difeso le manifestazioni antidemocratiche definendole "movimenti popolari di indignazione e di ingiustizia per come si è svolto questo processo elettorale".

Come è stato accertato, non ci sono state frodi nelle elezioni brasiliane che si sono svolte rispettando tutte le normative internazionali. Nonostante ciò oggi migliaia di persone radunate in oltre 20 stati brasiliani chiedono un intervento militare immediato al grido di "intervençao federal já (intervento federale ora)". Al Parque Ibirapuera la folla radunata sventola bandiere brasiliane, le donne indossano lunghi vestiti gialli e verdi come i colori della bandiera e gli uomini sfoggiano le maglie della nazionale brasiliana con il numero dieci del noto calciatore Neymar, sostenitore di Bolsonaro. C'è chi tiene sulle spalle il figlio, chi si scatta selfie e chi si sdraia su una gigantesca bandiera brasiliana stesa sull'erba. Un giovane galoppa su un cavallo sventolando la bandiera e gridando: "O Brasil è nosso (il Brasile è nostro)". Fuori dal quartiere generale delle forze armate a San Paolo migliaia di persone gridano ai militari di intervenire. Gabriela, 36 anni, tiene in alto un cartello e sostiene: "Quello che chiediamo non è un crimine, supportiamo le forze militari e chiediamo che agiscano per il bene del popolo".