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Usa, diritti o il carrello della spesa: nell’urna il dilemma delle donne

Usa, diritti o il carrello della spesa: nell’urna il dilemma delle donne
Il voto in Pennsylvania potrebbe decidere l’equilibrio politico di tutto il Senato Usa. E l’elettorato è spaccato su quale sia
il tema prioritario
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BRYN ATHYN (Pennsylvania) - «Sono il prototipo dell’elettrice indecisa: repubblicana con Geroge W Bush. Democratica ai tempi di Barack Obama. Nel 2016 e 2018, disgustata, non ho votato. Poi la gestione del Covid da parte di Donald Trump mi ha spinto a scegliere di nuovo i dem. Ora sono incerta. La decisione della Corte Suprema di limitare l’aborto mi ha fatto arrabbiare. Ma ho due figli e coi prezzi in costante crescita per colpa dell’inflazione, crescerli è un salasso. Biden non la contiene». Marsha Pawlowski, 42 anni, nel supermercato Shady Brook Farm ti indica col mento il bancone della carne. «È rincarata del 20 per cento. Come latte e frutta. Alla fine voterò repubblicano: Mehmet Oz». Sì, il cardiochirurgo di origine turca noto come Dr. Oz grazie allo show da dove per anni ha dispensato consigli medici (anche controversi, come certe pillole al tè verde per il diabete), imposto da Trump come candidato dell’Elefante al Senato contro il volere del suo partito. Nonostante la fama, la sua campagna per mantenere lo scranno di Pat Toomey - il repubblicano che dopo aver sostenuto l’impeachment a Trump ha scelto di non ripresentarsi - è iniziata in salita e solo l’ictus che a maggio ha colpito il rivale John Fetterman, 53 anni, il vicegovernatore dem dato per favorito, lo ha fatto rimontare. 
 
 
Oz risiede proprio qui, al 2771 di Philmont Avenue, ai margini di Bryn Athyn: “collina dell’unità”, secondo il nome dato dai fondatori irlandesi a quest’enclave benestante di 300 famiglie a nordest di Philadelphia. Ma lo si è visto solo quando, nell’unico supermercato del borgo, ha girato un video elettorale per denunciare l’aumento dei prezzi, in cui sbaglia il nome della località dove pur vive, scatenando l’ironia social. Da sempre abitante in New Jersey, dello stato che vuol rappresentare in Senato in effetti sembra saper poco: al punto da dire che la Pennsylvania affaccia sul mare nonostante sia senza sbocchi. La residenza a Bryn Athyn sembra dunque legata a queste particolari elezioni: e la villa, d’altronde, è stata acquistata poco prima di correre alle primarie, per 3,1 milioni di dollari dalla setta religiosa Academy of the New Church cui appartengono i suoceri con l’accordo che se vorrà rivenderla, la riprenderanno. Agli elettori locali importa poco: fra le casette in mattoni rossi coi prati ben curati i cartelli pro-Oz sono tanti: «Bello che faccia base qui» dice Tim Shelton, 72 anni, ex bancario in pensione. «Lo sostengo, i repubblicani gestiscono meglio l’economia». 
 
 
Pochi chilometri più in là, nell’area prevalentemente afroamericana di North Philadelphia dove ha sede la pubblica Temple University, è tutt’altra musica: «Ho sprecato i miei primi voti per candidati marginali come la verde Jill Stein» dice Maia Dalton, 25 anni, entrando nella facoltà di medicina dove studia. «Non lo farò più. Dopo l’aborto i repubblicani chissà quali altri diritti toccheranno. Per questo faccio campagna per Fetterman». Già, i modi non convenzionali del dem piacciono ai giovani. Alto 2 metri, sempre con la felpa, è stato 13 anni sindaco della turbolenta Braddock, dove ha condotto una dura guerra al crimine arrivando a tatuarsi sul corpo le date di morte dei cittadini uccisi durante il suo mandato. Certo, l’unico dibattito fra i due sfidanti, lo scorso 25 ottobre, per il dem è stato tragico. Rallentato nella parola a causa dell’ictus, ha dato risposte laconiche su temi chiave. Mentre Oz usava abili parabole per evitare i quesiti sulle sue posizioni antiabortiste. La performance non ha comunque scoraggiato i dem: subito dopo Fetterman ha raccolto 2 milioni di dollari, risultato che fa sperare, a dispetto della labile distanza fra i due nei sondaggi, crollata dal 12 a meno del 2%. 
 
La posta è alta: secondo i modelli statistici del rispettato sito FiveThirtyEight, se Fetterman vince (sottraendo un seggio oggi repubblicano), i dem avranno la possibilità concreta di mantenere il Senato. Se ce la fa Oz aumenterà le possibilità repubblicana di controllare l’intero Congresso. Ecco perché su una sola cosa i due partiti concordano: è cruciale piantare la propria bandiera nello stato un tempo fortemente industrializzato, oggi parte della desolata Rust Belt: la “cintura della ruggine” costellata da fabbriche dismesse. E pensare che a lungo è stato il “muro blu” dei dem: dal 1992 al 2012 hanno incassato ogni elezione. Poi, intercettando il voto degli scontenti, nel 2016 Trump ha vinto anche qui, sia pure solo con lo 0,72% di scarto. I dem hanno recuperato nel 2018 e vinto nel 2020 grazie a Joe Biden: legatissimo alla Pennsylvania dove è nato (a Scranton). Ecco perché il presidente e Kamala Harris hanno fatto un comizio insieme lunedì. E sabato toccherà a Barack Obama, in contemporanea con Trump che accorre in soccorso della sua creatura politica, con buona pace del fatto che Oz, per rimontare, si è smarcato da certe posizioni estreme e secondo gli osservatori salire sul palco con The Donald potrebbe solo fargli del male. 
 
 
«Nessuno può perdere» sintetizza Daniel Mallinson, politologo di Penn State University. «Ma saranno le donne dei sobborghi, a decidere. Si sono registrate al voto in massa, costrette a tirare la cinghia per arrivare a fine mese per colpa dell’inflazione, ma insieme timorose che le restrizioni sull’aborto arrivino anche qua». Tanto più che il candidato a governatore Doug Mastriano, 58 anni, ex colonnello negazionista del voto che partecipò pure alla rivolta del 6 gennaio (senza entrare al Congresso) lo ha già promesso: «Farò della Pennsylvania uno stato di nuovo cristiano». La partita è aperta, conclude Mallison: « Quelle donne dovranno scegliere se votare con l’utero o con lo stomaco».