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Germania, Scholz e il viaggio della discordia in Cina

(afp)
Il cancelliere è il primo leader occidentale a incontrare Xi Jinping dopo la pandemia. Una missione di poche ore accolta con irritazione da partner di governo e cancellerie europee
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BERLINO - È stato il cancelliere a decidere di fare questo viaggio in questo momento. L’irritazione di Annalena Baerbock per il blitz di Olaf Scholz in Cina è palese da settimane. Domani il cancelliere sarà a Pechino per appena undici ore e sarà il primo leader occidentale a incontrare Xi Jinping dopo la pandemia. La sua missione, tuttavia, è stata accolta di partner di governo, ma anche dalle cancellerie europee e dalla Commissione Ue con un misto di irritazione e sgomento. 

E adesso da Washington arriva anche un palese segnale di malumore sull’altro recente, controverso exploit di Scholz: la vendita del 24,9% di Tollerort, terminal del porto di Amburgo, ai cinesi di Cosco. Dagli uffici del Segretario di Stato Antony Blinken è arrivata la puntualizzazione che Pechino non conquisterà una quota di controllo del porto, e che la riduzione della quota che Berlino voleva cedere ai cinesi dal 35 al 24,9% è anche merit…

BERLINO - È stato il cancelliere a decidere di fare questo viaggio in questo momento. L’irritazione di Annalena Baerbock per il blitz di Olaf Scholz in Cina è palese da settimane. Domani il cancelliere sarà a Pechino per appena undici ore e sarà il primo leader occidentale a incontrare Xi Jinping dopo la pandemia. La sua missione, tuttavia, è stata accolta di partner di governo, ma anche dalle cancellerie europee e dalla Commissione Ue con un misto di irritazione e sgomento. 

E adesso da Washington arriva anche un palese segnale di malumore sull’altro recente, controverso exploit di Scholz: la vendita del 24,9% di Tollerort, terminal del porto di Amburgo, ai cinesi di Cosco. Dagli uffici del Segretario di Stato Antony Blinken è arrivata la puntualizzazione che Pechino non conquisterà una quota di controllo del porto, e che la riduzione della quota che Berlino voleva cedere ai cinesi dal 35 al 24,9% è anche merito delle pressioni di Washington. Un altro schiaffo, per Scholz. Che nelle scorse settimane ha resistito al tentativo di ben sei ministeri di disdettare quell’accordo.

Il suo viaggio in Cina, insomma, non potrebbe avvenire in un momento peggiore, come ha sottolineato Baerbock. La ministra degli Esteri sta cercando di definire una nuova strategia che riduca le dipendenze della Germania da Pechino, tanto più dopo il congresso del Partito comunista cinese che ha cementato l’autoritarismo di Xi Jinping e la sua postura aggressiva verso Taiwan. Un documento strategico è atteso per la primavera del 2023. Il partito di Baerbock, i Verdi, hanno tradizionalmente un atteggiamento molto più duro verso i regimi autocratici come la Russia e la Cina. E la strategia di Baerbock discende proprio dalla consapevolezza che dopo la catastrofe del gas russo la Germania non possa permettersi di continuare a dipendere così mostruosamente dalla Cina.

Ma il cancelliere insiste. Trascorrerà solo undici ore a Pechino causa restrizioni anti-Covid e promette sin d’ora che “il business as usual non è un’opzione”, e che “se la Cina cambia, anche il nostro atteggiamento con la Cina deve cambiare”, come ha scritto in un commento apparso sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Ma al di là di qualche vago impegno a chiedere “reciprocità”, il mantra da anni dell’intera Ue verso la Cina e la critica al nuovo ordine mondale per blocchi, è ancora nebbia fitta sul senso vero della missione più controversa di Berlino in Cina. 

Peraltro, il tentativo di Baerbock di riorientare gli investimenti in Cina incontra già numerose resistenze tra le imprese. L’industria tedesca è precipitata in una tale dipendenza da Pechino (il 45% delle aziende dipende dalle importazioni cinesi e una fetta consistente di esse fatica a rinunciare all’immenso mercato cinese) da rendere la diversificazione piuttosto complicata. E le fughe in avanti di Scholz, che parte per Pechino con una ristretta delegazione di imprese tra cui Basf, Volkswagen e Siemens, certo non aiutano. Per un grande esperto di Cina come l’eurodeputato dei Verdi, Reinhard Buetikofer, il cancelliere “rincorre una Cina che non esiste più. Ora che la Cina è profondamente cambiata, Scholz continua a ricorrere al ‘Merkel as usual’”.