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Israele, Netanyahu si riprende il comando

L’ex premier punta a formare un governo “pienamente di destra” appoggiato dal Partito Sionista Religioso e dalle due formazioni ultraortodosse
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GERUSALEMME - Potrebbe essere la gestione dei rapporti con gli alleati chiave, a partire dagli Stati Uniti, la prima difficoltà per Benjamin Netanyahu, che con l'87% dei voti scrutinati pare destinato a tornare a guidare Israele alla testa di una coalizione che conta 65 seggi sui 120 totali della Knesset, il parlamento israeliano.

A 24 ore dalla chiusura dei seggi infatti, l'unico messaggio fatto pervenire dall'amministrazione americana, tramite il suo ambasciatore a Gerusalemme Tom Nides, sono le felicitazioni per l'affluenza elevata - al 71%, la più alta dal 2015: "Siamo lieti di vedere una così forte partecipazione alle urne per le elezioni della Knesset", ha dichiarato Nides, aggiungendo come non sia possibile "speculare sull'esatta composizione della prossima coalizione di governo fino a quando non saranno conteggiati tutti i voti". "Non vediamo l'ora di continuare a lavorare con il governo israeliano su inter…

GERUSALEMME - Potrebbe essere la gestione dei rapporti con gli alleati chiave, a partire dagli Stati Uniti, la prima difficoltà per Benjamin Netanyahu, che con l'87% dei voti scrutinati pare destinato a tornare a guidare Israele alla testa di una coalizione che conta 65 seggi sui 120 totali della Knesset, il parlamento israeliano.

A 24 ore dalla chiusura dei seggi infatti, l'unico messaggio fatto pervenire dall'amministrazione americana, tramite il suo ambasciatore a Gerusalemme Tom Nides, sono le felicitazioni per l'affluenza elevata - al 71%, la più alta dal 2015: "Siamo lieti di vedere una così forte partecipazione alle urne per le elezioni della Knesset", ha dichiarato Nides, aggiungendo come non sia possibile "speculare sull'esatta composizione della prossima coalizione di governo fino a quando non saranno conteggiati tutti i voti". "Non vediamo l'ora di continuare a lavorare con il governo israeliano su interessi e valori condivisi", ha poi aggiunto.

Proprio i "valori condivisi" potrebbero essere messi a rischio dalla coalizione che Netanyahu si appresta a guidare, che vedrebbe come partner principale del Likud l'estrema destra del Partito Sionista Religioso, con figure che in passato hanno invocato l'espulsione dei cittadini arabi da Israele.

Già prima delle elezioni, alcuni parlamentari democratici da sempre strenui sostenitori dello Stato ebraico, come il senatore Robert Menendez e il deputato Brad Sherman, avevano avvertito Netanyahu del pericolo costituito da una tale alleanza (e un messaggio simile era arrivato dal Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdullah bin Zayed). Così, se Netanyahu confermerà la volontà di formare un governo "pienamente di destra" con il suo Likud (dato a 32 seggi), il Partito Sionista Religioso (a 14) e i due partiti ultraortodossi (19 seggi in totale), dovrà trovare il modo di rassicurare le cancellerie di mezzo mondo sulla sua credibilità. E allo stesso tempo, naturalmente, venire incontro alle richieste degli alleati, che in ragione del loro risultato straordinario (il Partito Sionista Religioso contava sei seggi nella Knesset uscente e in passato faceva fatica a superare la soglia di sbarramento) vogliono posti importanti come le Finanze e addirittura la Difesa.

Tra i dossier caldi di politica estera che il nuovo governo dovrà affrontare ci sono anche il supporto all'Ucraina e i rapporti con la Russia, che controlla i cieli della Siria e ospita una delle comunità ebraiche più numerose del mondo. Fino a questo momento Israele si è sforzata di mantenere rapporti accettabili con Mosca, offrendo a Kiev supporto umanitario (e morale) ma non equipaggiamenti militari. Tuttavia, le crescenti atrocità commesse dai russi e le richieste degli alleati occidentali hanno messo Gerusalemme sempre più sotto pressione, soprattutto per fornire difese antiaeree. Durante un'intervista a USA Today nelle scorse settimane, Netanyahu - che si è sempre vantato del suo stretto rapporto con Vladimir Putin - si è detto disponibile a considerare la questione.

Il tutto mentre continua lo scrutinio delle circa seicentomila preferenze espresse nei seggi speciali dedicati a soldati, ammalati e diplomatici che potrebbe rivelare nuove sorprese. Poche decine di migliaia di voti farebbero rientrare alla Knesset il Meretz, partito di sinistra inizialmente dato al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25%. In questo caso, lo scenario più probabile vedrebbe Netanyahu raggiungere comunque la maggioranza, ma con 61 seggi soltanto. Rendendo ancora più complesso per il leader trovare l'equilibrio tra il governo più a destra di sempre e la collocazione internazionale dello Stato ebraico. Oppure, sognano in molti, costringendolo a trovare alleati alternativi.