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Pakistan, agguato a Imran Khan: l’ex premier ferito durante la “marcia del riscatto”

(afp)
Il politico era impegnato in un comizio per chiedere nuove elezioni dopo la sua estromissione dal governo. Il premier Sharif condanna l'attacco
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L'immagine è quella, terribile, di un déjà vu. Pakistan. Migliaia di persone in festa. Bandiere. Grida. E un leader politico che si mostra sicuro di sé fra i suoi supporter: certo della vittoria finale nella battaglia che sta combattendo. Poi gli spari, la confusione, i primi flash sulle agenzie di stampa, le immagini sul web e sulle televisioni. Questa volta però l'epilogo è diverso: era il 27 dicembre del 2007 quando l'ex premier Benazir Bhutto moriva in mezzo alla folla dei suoi sostenitori alle porte di Islamabad. Ieri Imran Khan, ex primo ministro anche lui, amatissimo e odiatissimo come lo fu colei che lo aveva preceduto, è stato ferito a un polpaccio quando un uomo ha sparato fra la folla che lo acclamava, in quello che i suoi compagni di partito hanno definito "un chiaro tentativo di omicidio". 

Pakistan, ex premier Khan ferito a un comizio: il momento in cui l'aggressore apre il fuoco…

L'immagine è quella, terribile, di un déjà vu. Pakistan. Migliaia di persone in festa. Bandiere. Grida. E un leader politico che si mostra sicuro di sé fra i suoi supporter: certo della vittoria finale nella battaglia che sta combattendo. Poi gli spari, la confusione, i primi flash sulle agenzie di stampa, le immagini sul web e sulle televisioni. Questa volta però l'epilogo è diverso: era il 27 dicembre del 2007 quando l'ex premier Benazir Bhutto moriva in mezzo alla folla dei suoi sostenitori alle porte di Islamabad. Ieri Imran Khan, ex primo ministro anche lui, amatissimo e odiatissimo come lo fu colei che lo aveva preceduto, è stato ferito a un polpaccio quando un uomo ha sparato fra la folla che lo acclamava, in quello che i suoi compagni di partito hanno definito "un chiaro tentativo di omicidio". 

Pakistan, ex premier Khan ferito a un comizio: il momento in cui l'aggressore apre il fuoco

La "lunga marcia" per la rivincita politica 

Al momento dell'attacco Khan era sul cassone di un camion, circondato dallo stato maggiore del suo partito Tehreek-e-Insaf (Movimento per la giustizia del Pakistan) nel mezzo della "lunga marcia", come lui stesso l'aveva definita, che da venerdì scorso lo stava portando a piedi, insieme a migliaia di persone, da Lahore, la capitale culturale del Pakistan, nell'Est del Paese, a Islamabad, cuore del governo e delle istituzioni. All'improvviso in mezzo alla folla si sono sentite due sequenze di spari e si sono visti gli uomini sul camion coprirsi.

Poi nei video diffusi in rete si vedono un gruppo di sostenitori di Khan fermare un uomo con una pistola armata: nell'attentato sarebbero morte sei persone, secondo quanto sostengono fonti del Pti sui social media, ma manca ancora un bilancio ufficiale. Video successivi mostrano Khan salutare la folla con una vistosa fasciatura alla gamba destra. 
Scopo della marcia era reclamare elezioni anticipate e protestare contro l'esautorazione dell'ex premier dalla vita politica decisa qualche settimana fa dalla Commissione elettorale pachistana che lo aveva riconosciuto colpevole di corruzione (non avrebbe denunciato regali ricevuti dall'estero e avrebbe tentato di venderli incassando i proventi) e per questo lo aveva escluso da ogni carica pubblica per cinque anni.

La metamorfosi dell'ex campione

Uscito vincitore dalle precedenti elezioni, nel 2018, Khan era rimasto alla guida del Pakistan come primo ministro fino ad aprile, quando un voto di sfiducia aveva fatto cadere il suo governo e consegnato il potere al gruppo rivale di sempre, nella persona del premier Shehbaz Sharif, fratello dell'ex primo ministro Nawaz Sharif. A lui Khan aveva consegnato un Paese piegato dalla crisi economica e in una precaria situazione dal punto di vista internazionale. 
Khan, diventato famoso per la prima volta negli anni '70 come capitano della nazionale di cricket pachistana, poi trasformatosi in un beniamino della alta società internazionale per il suo fascino prima e per le sue nozze con l'ereditiera britannica Jemima Goldsmith e la sua frequentazione con personaggi come Lady Diana poi, nel tempo si è spostato su posizioni populiste e conservatrici.

Il suo partito è portatore di un'idea islamista della politica e del potere che ne ha fatto un alleato di ferro dei talebani afgani e ha reso il suo leader, e con lui l'intero Pakistan, inviso agli Stati Uniti e agli alleati occidentali. Lo scorso anno, dopo la presa di Kabul da parte dei talebani, Khan è stato fra i primi a riconoscere il nuovo governo afgano e a sollecitare i Paesi occidentali a fare altrettanto. Posizioni che lo hanno messo in contrasto aperto con Washington. All'allontanamento dell'alleato americano, ha risposto avvicinandosi a Cina e Arabia Saudita: ma il sostegno economico di questi due Paesi non è bastato a tenerlo al potere. Khan gode di un ampio sostegno popolare in Pakistan, dove è visto come un leader anti-corruzione: decine di migliaia di persone sono scese in strada in suo sostegno in tutto il Paese da aprile a ieri.

Ieri quando è stato colpito dall'assalitore - subito arrestato, ha ammesso di aver tentato di uccidere il leader - l'ex campione stava tentando di tornare al centro degli eventi con una manovra di attacco che puntava dritto al cuore del campo avversario. La sua azione è stata interrotta, ma nessuno dubita che tornerà presto a giocare la sua partita.