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Papa Francesco in Bahrein, appello per i diritti e contro la pena di morte

(reuters)
L’auspicio di Francesco che “non vi siano discriminazioni e i diritti umani fondamentali non vengano violati, ma promossi”. La condanna della "guerra dimenticata" in Yemen, la denuncia di populismi e imperialismi nel mondo
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Manama (Bahrein) – Papa Francesco fa appello per il rispetto dei “diritti umani fondamentali” e chiede che venga garantito il diritto alla vita “anche nei riguardi di chi viene punito”, nel suo primo discorso in Bahrein, paese del Golfo dove alcuni oppositori politici alla casa regnante sono stati condannati a morte. 

“Esprimo apprezzamento per le conferenze internazionali e per le opportunità d’incontro che questo Regno organizza e favorisce, mettendo specialmente a tema il rispetto, la tolleranza e la libertà religiosa”, ha detto Jorge Mario Bergoglio nel discorso che ha rivolto alle autorità nel presso il Sakhir Royal Palace, dove il Papa è giunto a bordo di una Fiat 500. Si tratta, ha sottolineato Francesco, di “temi essenziali, riconosciuti dalla Costituzione del Paese”, nonché di “impegni da tradurre costantemente in pratica, perché la libertà religiosa divent…

Manama (Bahrein) – Papa Francesco fa appello per il rispetto dei “diritti umani fondamentali” e chiede che venga garantito il diritto alla vita “anche nei riguardi di chi viene punito”, nel suo primo discorso in Bahrein, paese del Golfo dove alcuni oppositori politici alla casa regnante sono stati condannati a morte. 

“Esprimo apprezzamento per le conferenze internazionali e per le opportunità d’incontro che questo Regno organizza e favorisce, mettendo specialmente a tema il rispetto, la tolleranza e la libertà religiosa”, ha detto Jorge Mario Bergoglio nel discorso che ha rivolto alle autorità nel presso il Sakhir Royal Palace, dove il Papa è giunto a bordo di una Fiat 500. Si tratta, ha sottolineato Francesco, di “temi essenziali, riconosciuti dalla Costituzione del Paese”, nonché di “impegni da tradurre costantemente in pratica, perché la libertà religiosa diventi piena e non si limiti alla libertà di culto; perché uguale dignità e pari opportunità siano concretamente riconosciute ad ogni gruppo e ad ogni persona; perché non vi siano discriminazioni e i diritti umani fondamentali non vengano violati, ma promossi. Penso anzitutto – ha detto il Papa – al diritto alla vita, alla necessità di garantirlo sempre, anche nei riguardi di chi viene punito, la cui esistenza non può essere eliminata”. 

Gli oppositori nel braccio della morte 

Secondo il Bahrain Institute for Rights and Democracy, sono almeno 26 i condannati a morte nel regno, 12 dei quali sono stati condannati per motivi politici. La popolazione è al 70 per cento musulmana, ma si tratta per due terzi, approssimativamente, di sciiti e per un terzo sunniti, e la casa regnante è sunnita. Se il Paese ha una tradizione di relativa tolleranza nei confronti delle minoranze religiose, e nonostante gli sciiti locali siano affiliati alla scuola religiosa irachena di Najaf, più “liberale” di quella tradizionalista di Qom, in Iran, le proteste politiche della comunità sciita scoppiate all’epoca delle “primavere arabe” furono represse con quella che nella Santa Sede apparve una manifestazione di inumanità.  

All’avvicinarsi del viaggio, ora, Amnesty Italia e Americans for Democracy and Human Rights in Bahrain hanno chiesto al Papa di “accendere un faro sulle violazioni dei diritti umani nel Paese e chiedere la scarcerazione immediata dei prigionieri di coscienza e la fine di ogni discriminazione nei confronti della comunità sciita”. Al Papa, riporta il Guardian, si sono appellati in particolare Mohammed Ramadhan, sciita, condannato a morte – e torturato, secondo lo stesso Bahrain Institute for Rights and Democracy – con l’accusa di aver preso parte all’attentato nel quale perse la vita un poliziotto; e Hasan Mushaima, anch’egli sciita, ex leader dell’opposizione condannato all’ergastolo per il ruolo svolto nel 2011. Al di là degli accenni nei discorsi pubblici, il Papa potrebbe aver sollevato la questione nell’incontro a porte chiuse con il re, nella speranza che, come avviene in occasione della visita di capi di Stato esteri, il sovrano conceda la grazia ad alcuni prigionieri. 

L’appello per la Cop27 e la fine della guerra 

Nel discorso davanti al Re e alle autorità del Bahrein, il Papa ha toccato il tema dell’emergenza ambientale in vista del prossimo vertice di Sharm el-Sheikh: “Non stanchiamoci di adoperarci per questa drammatica urgenza, ponendo in essere scelte concrete e lungimiranti, intraprese pensando alle giovani generazioni, prima che sia troppo tardi e si comprometta il loro futuro. La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27), che avrà luogo in Egitto tra pochi giorni, sia un passo in avanti in tal senso!”.  

Francesco ha poi condannato la “realtà mostruosa e insensata della guerra, che ovunque semina distruzione e sradica speranza. Nella guerra emerge il lato peggiore dell’uomo: egoismo, violenza e menzogna. Sì, perché la guerra, ogni guerra, rappresenta anche la morte della verità. Rifiutiamo la logica delle armi – ha proseguito – e invertiamo la rotta, tramutando le ingenti spese militari in investimenti per combattere la fame, la mancanza di cure sanitarie e di istruzione”, ha detto il Pontefice argentino, che ha citato, in particolare, lo Yemen, “martoriato da una guerra dimenticata che, come ogni guerra, non porta a nessuna vittoria, ma solo a cocenti sconfitte per tutti. Porto nella preghiera soprattutto i civili, i bambini, gli anziani, i malati e imploro: tacciano le armi, impegniamoci ovunque e davvero per la pace!”. Il re del Bahrein, da parte sua, ha auspicato nel suo discorso la fine della “guerra russo-ucraina” e l’avvio di “negoziati” di pace. 

Come segno di riguardo, il re della Giordania, Abdallah II, ha fatto scortare in volo l’aereo del Papa al momento di sorvolare il paese da due F16. 

“Crescono populismi, estremismi e imperialismi” 

In un paese dove i cattolici sono prevalentemente lavoratori provenienti dalle Filippine e dall’India, il Papa ha fatto appello affinché siano “ovunque garantite condizioni lavorative sicure e degne dell’uomo”, ricordando che, nel mondo, oggi, “spesso il lavoro, prezioso come il pane, manca; sovente, è pane avvelenato, perché schiavizza”. Il Bahrein, ha detto, “sia faro nel promuovere in tutta l’area diritti e condizioni eque e sempre migliori per i lavoratori, le donne e i giovani, garantendo in pari tempo rispetto e attenzione per quanti si sentono più ai margini della società, come gli emigrati e i detenuti: lo sviluppo vero, umano, integrale si misura soprattutto dall’attenzione nei loro riguardi”. 

Da sempre “luogo di incontro tra popolazioni diverse”, oggi “società composita, multietnica e multireligiosa”, l’arcipelago del Bahrein, per Papa Francesco, è infine modello per un mondo dove, “al contrario, assistiamo con preoccupazione alla crescita, su larga scala, dell’indifferenza e del sospetto reciproco, al dilatarsi di rivalità e contrapposizioni che si speravano superate, a populismi, estremismi e imperialismi che mettono a repentaglio la sicurezza di tutti”. 

Sul volo da Roma a Awali, Bergoglio è rimasto seduto al momento di salutare i giornalisti al seguito a causa dell’acuirsi del suo dolore al ginocchio: “Io vorrei salutarvi uno a uno, ma il problema è che oggi sono molto addolorato, non me la sento di fare il giro: sarà per me un piacere se il giro lo faceste voi, vi saluto qui”, ha detto Bergoglio, che ha poi spiegato ad un cronista di aver fatto ieri l’ultima seduta di fisioterapia, impegno che il giorno dopo gli provoca sempre maggiori dolori. 

(afp)

Al centro del viaggio c’è il dialogo con il mondo musulmano. E’ la nona volta che Francesco visita un Paese a maggioranza musulmana dopo Albania e Turchia (2014), Azerbaijan (2016), Egitto (2017), Emirati Arabi Uniti e Marocco (2019), Iraq (nel 2021, quando incontrò la guida religiosa sciita al-Sistani) e Kazakhstan (a settembre scorso). Il Bahrein è il primo paese del Golfo ad aver permesso la costruzione di una chiesa, nel 1939, ed ha ora anche la cattedrale più grande della regione. Il Papa partecipa domani ad un “Forum di dialogo tra Oriente e Occidente per la pacifica convivenza umana” e incontra il Consiglio degli anziani musulmani.