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Benzina russa negli Usa facendo sponda su Priolo

(ansa)
La raffineria siciliana di Lukoil usata per aggirare le sanzioni dopo l’invasione
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Una triangolazione tra Russia, Italia e Stati Uniti per dribblare le sanzioni e continuare a esportare petrolio in Usa. E, contemporaneamente, una crisi che rischia, a partire dal 5 dicembre, di mettere in ginocchio duemila famiglie, tra dipendenti diretti e indotto. A Priolo, in Sicilia, sono aperte due partite delicatissime attorno alla raffineria dell’Isab, di proprietà del gruppo russo Lukoil.

Prima della guerra lo stabilimento riceveva petrolio da tutto il mondo, un terzo del quale arrivava dalla Russia. Lo trasformava in benzina ed esportava quasi tutto negli Stati Uniti. Con l’inizio del conflitto in Ucraina, tutti i paesi produttori, eccetto il Kazakhstan, hanno smesso di lavorare con Lukoil, col risultato che la quota di greggio russo trasformato a Priolo è salita al 90%. Contemporaneamente, poi, gli Stati Uniti hanno bloccato ogni importazione di benzina dalla Russia.

Come ha raccontato in un’inchiesta il Wall Street Journal, il lavoro della…

Una triangolazione tra Russia, Italia e Stati Uniti per dribblare le sanzioni e continuare a esportare petrolio in Usa. E, contemporaneamente, una crisi che rischia, a partire dal 5 dicembre, di mettere in ginocchio duemila famiglie, tra dipendenti diretti e indotto. A Priolo, in Sicilia, sono aperte due partite delicatissime attorno alla raffineria dell’Isab, di proprietà del gruppo russo Lukoil.

Prima della guerra lo stabilimento riceveva petrolio da tutto il mondo, un terzo del quale arrivava dalla Russia. Lo trasformava in benzina ed esportava quasi tutto negli Stati Uniti. Con l’inizio del conflitto in Ucraina, tutti i paesi produttori, eccetto il Kazakhstan, hanno smesso di lavorare con Lukoil, col risultato che la quota di greggio russo trasformato a Priolo è salita al 90%. Contemporaneamente, poi, gli Stati Uniti hanno bloccato ogni importazione di benzina dalla Russia.

Come ha raccontato in un’inchiesta il Wall Street Journal, il lavoro della raffineria di Priolo non si è mai fermato. Così come non si sono mai fermate le petroliere che partivano per gli Stati Uniti. Eppure il regolamento sulle sanzioni non è stato violato. Com’è stato possibile? La norma blocca il petrolio russo. Ma non quello raffinato altrove. In questo caso i documenti di esportazione riportano il nome dell’Italia, come se tutto il processo fosse stato effettuato a Priolo.

Un escamotage, possibile grazie anche a un’altra circostanza: Lukoil a differenza di altre compagnie russe non è mai stata sanzionata. Tant’è che la società ha continuato ad avere una presenza negli Stati Uniti, in particolare in alcuni stati del Sud, con più di 200 stazioni di servizio aperte. Il servizio del Wall Street Journal ha evidenziato come a rifornirle sia il petrolio russo di Priolo: grazie a immagini satellitari hanno dimostrato come una petroliera statale (e dunque sotto sanzione) a marzo abbia fatto il carico nel porto russo di Primorsk.

Quindici giorni dopo la stessa nave era a Priolo a scaricare. Da lì la trasformazione e la partenza per gli Stati Uniti. I numeri che si sono mossi sono importanti: in otto mesi dalla Sicilia sono partiti due milioni e mezzo di barili di benzina, quello che serve per fare il pieno a 7,5 milioni di auto.

Tutto questo non potrà però continuare ancora a lungo. Il blocco del petrolio entrerà in vigore anche nell’Unione europea dal 5 dicembre. Questo significa che le petroliere russe non potranno più arrivare in Sicilia a scaricare la materia prima. Che succederà quindi? La questione è molto delicata perché in ballo ci sono i posti di lavoro di circa duemila persone, mille dipendenti diretti dell’Isab e altrettanti dell’indotto.

Chiudendo i rubinetti con Mosca la fabbrica non potrà che chiudere anche perché le banche, dopo le sanzioni, hanno di fatto chiuso ogni linea di credito. Sul tavolo c’è la possibilità di un intervento di Sace, la società del Ministero delle Finanze che accompagna le aziende proprio sul mercato internazionale. O, in alternativa, come ha detto il ministro del Commercio estero Adolfo Urso, di un passaggio di quote. Al momento però non si è visto nulla. Se non le navi che arrivano dalla Russia e la data del 5 dicembre sul calendario.