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Una parte della foresta amazzonica in fiamme nella regione di Apui (afp)

Con Lula l'Amazzonia torna a respirare: sbloccati i fondi per proteggere la foresta

La Corte Federale ha reso fruibili i soldi che erano stati congelati da Bolsonaro. Il presidente eletto invitato alla Cop27
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SAN PAOLO – L’Amazzonia torna a respirare. Lula è stato eletto presidente da quattro giorni e il clima politico è già cambiato in Brasile. Può presentarsi a testa alta come invitato al vertice COP27 che inizia domenica a Sharm-el-Sheikh. Ha incassato un primo risultato. Non è dipeso da lui, che si insedia il primo gennaio 2023. Il merito va alla Corte Suprema Federale: ha tolto il sigillo al Fondo Amazzonia che era stato congelato da Jair Bolsonaro. Questo significa nuovo ossigeno per le casse delle due istituzioni governative di controllo e tutela della foresta pluviale. Erano rimaste a secco, con l’attività ridotta all’osso e svuotate di personale e mezzi. 
Si tratta di 3 miliardi di reais, oltre 500 milioni di dollari, bloccati negli ultimi quattro anni dal governo di estrema destra.

“Il Fondo Amazzonia -  ricorda parlando con il Guardian Tasso Azevedo, coordinatore tecnico per l’Osservatorio c…

SAN PAOLO – L’Amazzonia torna a respirare. Lula è stato eletto presidente da quattro giorni e il clima politico è già cambiato in Brasile. Può presentarsi a testa alta come invitato al vertice COP27 che inizia domenica a Sharm-el-Sheikh. Ha incassato un primo risultato. Non è dipeso da lui, che si insedia il primo gennaio 2023. Il merito va alla Corte Suprema Federale: ha tolto il sigillo al Fondo Amazzonia che era stato congelato da Jair Bolsonaro. Questo significa nuovo ossigeno per le casse delle due istituzioni governative di controllo e tutela della foresta pluviale. Erano rimaste a secco, con l’attività ridotta all’osso e svuotate di personale e mezzi. 
Si tratta di 3 miliardi di reais, oltre 500 milioni di dollari, bloccati negli ultimi quattro anni dal governo di estrema destra.

“Il Fondo Amazzonia -  ricorda parlando con il Guardian Tasso Azevedo, coordinatore tecnico per l’Osservatorio climatico, ong brasiliana - è il più grande Fondo pubblico per la protezione delle foreste mai costituito prima. Poter disporre di quel denaro significa rilanciare i programmi ambientali ed ecologici, dare nuovo sostegno a tutte quelle organizzazioni e strutture che Bolsonaro aveva tagliato fuori o abolito”. Era stato creato proprio da Lula nel 2008 all’inizio del suo secondo mandato e aveva ridotto la deforestazione del 70 per cento. Un risultato che aveva proiettato il Brasile alla guida della battaglia per la conservazione della biodiversità dell’Amazzonia. Un successo annullato dall’arrivo dell’ex capitano più sensibile agli interessi dell’agrobusiness che aveva contribuito alla sua elezione.

L’ordinanza del Supremo arriva in un momento drammatico per le struttureincaricate di vigilare sulla foresta pluviale. Tre giorni fa l’Istituto Chico Mendes per la conservazione della biodiversità (ICMBio) aveva annunciato di dover tagliare dell’80 per cento le sue spese. Il budget era ridotto all’osso e non era più in grado neanche di pagare la benzina per le missioni. “Dobbiamo annullare le ispezioni previste in questa prima metà di novembre”, avevano detto gli amministratori. Ma con i fondi sbloccati la situazione potrebbe subito cambiare.

L’ambiente è una delle due priorità del futuro governo Lula. Salvare la foresta e dare da mangiare ai 33 milioni di affamati. Il fondatore del Pt lo aveva ribadito la sera della vittoria davanti alla folla che lo festeggiava. Lo ha ripetuto Marina Silva che lo accompagnerà in Egitto. E’ stata la sua ministra dell’Ambiente e dopo aver rotto negli ultimi anni del secondo mandato si era riavvicinata sostenendolo nella sfida con Bolsonaro. E’ molto probabile che sarà indicata come ministra del nuovo governo. “Il tema ambientale - ha detto Silva alla Folha de S.Paulo due giorni fa - è una priorità anche strategica. Vogliamo riportare il Brasile al centro del grande dibattito sul futuro del Pianeta. Andremo alla COP27 non per ricattare ma per fare la storia”.

La Norvegia e la Germania hanno deciso di riprendere la collaborazione con il Brasile. Oslo ha sbloccato il fondo di 5 miliardi di corone, 428 milioni di dollari, che aveva congelato dopo i contrasti con Bolsonaro. Rappresentavano l’80 per cento del budget disponibile.

I dati sullo scempio dell’Amazzonia sono rilevanti. Tra agosto del 2020 e luglio 2021 la deforestazione illegale è aumentata del 22 per cento; nei quattro anni di governo dell’estrema destra è stata del 70 per cento. Incendi. Ma soprattutto motoseghe. Sono stati tagliati 13.235 km quadrati di verde. Le 305 tribù che popolano la foresta invitano Lula ad agire in fretta. “Felici della tua elezione, ma non perdiamo tempo”, hanno scritto sui social. Un gruppo di tecnici e specialisti sta lavorando da settimane al dossier “Ricostruzione”. Verrà consegnato all’ex ministro Aloizo Mercandante, coordinatore tecnico della delegazione di Lula impegnata nel passaggio consegne con gli uomini di Bolsonaro. Il presidente sconfitto si era esposto all’ultimo vertice di Parigi con un impegno impossibile da rispettare: ridurre le emissioni del 50 per cento entro il 2030. Una reazione di stizza davanti alla pioggia di accuse che gli venivano mosse da tutto il mondo.

Adesso si volta pagina. Dal conteggio realizzato con l’aiuto degli esperti si è visto che fino al 31 luglio scorso sono stati approvati 140 mila provvedimenti sull’ambiente: 855 hanno contribuito alla distruzione dell’Amazzonia e devono essere rivisti. Ma ce ne sono 401 del tutto illegali. Vanno aboliti.