Papa Francesco e l'Imam di Al Azhar: la strategia per archiviare le incomprensioni con l'Islam
dal nostro inviato
Iacopo Scaramuzzi
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dal nostro inviato Iacopo Scaramuzzi
Le incomprensioni dell’epoca di Benedetto XVI, la tela tessuta sia con i sunniti che con gli sciiti, ora il viaggio in Bahrein, nono paese visitato a maggioranza musulmana, e l’incontro con Al-Tayyeb: “Vengo a voi per camminare insieme, nello spirito di Francesco di Assisi”
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AWALI - Papa Francesco ha incontrato il grande imam di al Azhar per la sesta volta dall’inizio del pontificato, in Bahrein, al fine di suggellare un’alleanza tesa a superare definitivamente le incomprensioni che ci sono state in passato tra la Santa Sede e la galassia musulmana.
“Credo che abbiamo sempre più bisogno di incontrarci, di conoscerci e di prenderci a cuore, di mettere la realtà davanti alle idee e le persone prima delle opinioni, l’apertura al Cielo prima delle distanze in Terra”, ha detto Bergoglio nell’incontro con Ahmad Muhammad Al-Tayyeb e gli altri membri del Consiglio musulmano degli anziani (Muslim Council of Elders) nel suo secondo giorno nel Golfo: “Un futuro di fraternità davanti a un passato di ostilità, superando i pregiudizi e le incomprensioni della storia in nome di Colui che è Fonte di Pace”. Prima dell’incontro avvenuto alla moschea del Sakhir Ro…
AWALI - Papa Francesco ha incontrato il grande imam di al Azhar per la sesta volta dall’inizio del pontificato, in Bahrein, al fine di suggellare un’alleanza tesa a superare definitivamente le incomprensioni che ci sono state in passato tra la Santa Sede e la galassia musulmana.
“Credo che abbiamo sempre più bisogno di incontrarci, di conoscerci e di prenderci a cuore, di mettere la realtà davanti alle idee e le persone prima delle opinioni, l’apertura al Cielo prima delle distanze in Terra”, ha detto Bergoglio nell’incontro con Ahmad Muhammad Al-Tayyeb e gli altri membri del Consiglio musulmano degli anziani (Muslim Council of Elders) nel suo secondo giorno nel Golfo: “Un futuro di fraternità davanti a un passato di ostilità, superando i pregiudizi e le incomprensioni della storia in nome di Colui che è Fonte di Pace”. Prima dell’incontro avvenuto alla moschea del Sakhir Royal Palace di Awali, Francesco ha ricevuto Al-Tayyeb nella sua residenza.
Il Papa ha già incontrato il grande imam e rettore dell’università del Cairo, prestigioso ateneo dell’islam sunnita, cinque volte: lo ha ricevuto a Roma nel 2016 e 2017, lo è andato a trovare in Egitto nel 2017, lo ha poi incontrato ad Abu Dhabi nel 2019, quando con lui firmò una inedita dichiarazione congiunta sulla “fratellanza umana”, e da ultimo in Kazakhstan a settembre scorso.
Papa Francesco, re Hamad bin Isa Al Khalifa e l'Imam di Al Azhar (ansa)
Le incomprensioni con Benedetto XVI
Una consuetudine che risponde ad una precisa strategia di lungo periodo del pontefice argentino, all’interno della quale si colloca il viaggio in Bahrein. Nell’altalenare storico dei rapporti tra Chiesa cattolica e islam mondiale, infatti, Francesco è stato eletto Papa, nel 2013, in un momento particolarmente complesso. Durante il pontificato di Benedetto XVI le relazioni si erano incrinate: dapprima il discorso di Ratisbona (2006), poi la decisione, presto revocata, di chiudere il pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, e ancora il battesimo impartito dal Pontefice tedesco a Magdi “Cristiano” Allam la notte di Pasqua del 2008 in mondovisione, infine una annotazione fatta a inizio del 2011 con la quale Joseph Ratzinger chiedeva di proteggere i cristiani egiziani, appena colpiti da un attentato terroristico, crearono diffuso malumore nel mondo musulmano. Il governo egiziano, in particolare, parò di “ingerenza” e ritirò il proprio ambasciatore, e il grande imam di Al Azhar sospese i rapporti con la Santa Sede.
Solo la prima udienza di Francesco ad Al-Tayyeb nel 2016 scongelò la relazione. Da allora il Pontefice argentino ha perseguito il dialogo con l’islam come una priorità ricorrente del suo pontificato. Ha visitato, con il Bahrein, nove paesi a maggioranza musulmana (Albania e Turchia nel 2014, Azerbaijan nel 2016, Egitto nel 2017, Emirati Arabi Uniti e Marocco nel 2019, Iraq nel 2021 e Kazakhstan quest’anno). Ha voluto coinvolgere l’imam locale nell’apertura della porta santa che ha dato avvio al Giubileo della misericordia, un viaggio caduto pochi giorni dopo gli attentati di matrice jihadista a Parigi del novembre 2015. Ha evitato accuratamente ogni parola che potesse essere interpretata come benzina per uno “scontro di civiltà”, a costo di critiche e incomprensioni (quando, ad esempio, commentò la strage a Charlie Hebdo affermando che “se un amico dice una parolaccia contro la mia mamma gli aspetta un pugno”). Ed ha fatto attenzione a coltivare tanto il rapporto con i sunniti, quanto – lo testimonia l’incontro con l’ayatollah iracheno Ali al-Sistani, a Najaf nel 2021 – gli sciiti.
La tela con sunniti e sciiti
“Vengo a voi come credente in Dio, come fratello e pellegrino di pace”, ha detto oggi Francesco al Muslim Council of Elders, che aveva già incontrato ad Abu Dhabi. “Vengo a voi per camminare insieme, nello spirito di Francesco di Assisi, il quale era solito dire: ‘La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori’”. Il rifiuto della violenza è un tema che accomuna il Papa e Al-Tayyeb e ricorre nei loro incontri: “Il Dio della pace – ha detto oggi Bergoglio – mai conduce alla guerra, mai incita all’odio, mai asseconda la violenza. E noi, che crediamo in Lui, siamo chiamati a promuovere la pace attraverso strumenti di pace, come l’incontro, le trattative pazienti e il dialogo, che è l’ossigeno della convivenza comune”.
In un paese, il Bahrein, dove la casa regnante è sunnita ma la maggioranza dei musulmani e sciita – legata però alla scuola irachena di Najaf, più liberal di quella iraniana di Qom – il Papa ha tenuto, nel suo discorso, a citare l’imam Ali, figura venerata dallo sciismo: “Le persone sono di due tipi: o tuoi fratelli nella fede o tuoi simili nell’umanità”.
Al-Tayyeb, da parte sua, ha annunciato l’intenzione di convocare un incontro comune con gli sciiti, per superare la frammentazione dell’islam, ha ribadito l’importanza della fratellanza umana, e ha puntato il dito contro le “teorie colonialiste e imperialiste” dell’Occidente, ossia “lo scontro di civiltà”, la “fine della storia” e la “globalizzazione”. Nell’incontro pomeridiano alla moschea del palazzo reale, Al-Tayyeb ha criticato, tra l’altro, il “tentativo” delle “società aperte” di “diffondere l’omosessualità e il terzo sesso”, sotto “la bandiera dei diritti umani”. In Kazakhstan, aveva definito “bestiali” le donne che hanno rapporti sessuali con più uomini o con altre donne.
Unire i discendenti di Abramo
Il Papa punta sempre e comunque al dialogo. “Purtroppo, Oriente e Occidente assomigliano sempre più a due mari contrapposti”, ha detto Francesco concludendo, in mattinata, un incontro interreligioso per la “coesistenza umana tra Oriente e Occidente” con Al-Tayyeb e con il Re del Bahrein. “Noi, invece, siamo qui insieme perché intendiamo navigare nello stesso mare, scegliendo la rotta dell’incontro anziché quella dello scontro, la via del dialogo”.
Francesco ha richiamato la dichiarazione di Abu Dhabi del 2019 per indicare tre “urgenze educative” che devono interessare tanto i cristiani quanto i musulmani del Medio Oriente: la valorizzazione del concetto di “cittadinanza”, per superare “l’uso discriminatorio del termine minoranze”, la “tutela dei diritti fondamentali dei bambini” e “il riconoscimento della donna in ambito pubblico nell’istruzione, nel lavoro, nell’esercizio dei propri diritti sociali e politici”.
Al-Tayyeb non è un “Papa musulmano”, nell’islam non esiste una figura analoga a quella del vescovo di Roma nella Chiesa cattolica. Ma per Francesco il grande imam di al Azhar è un interlocutore di peso nell’islam mondiale. L’obiettivo del Papa, che in serata visita la cattedrale di Nostra Signora d’Arabia, ad Awali, la più grande grande del Golfo, è portare insieme i leader delle tre grandi religioni abramitiche, ebraismo cristianesimo e islam. Per superare le differenze e lavorare alla riconciliazione, “al cospetto di un’umanità sempre più ferita e lacerata che, sotto il vestito della globalizzazione, respira con affanno e paura”, ha detto al Consiglio dei saggi musulmani, che raduna, insieme, esponenti sunniti e sciiti. Impegnandosi insieme su problemi comuni come la crisi ambientale, il contrasto alla fame e alla povertà. Perché “noi che discendiamo da Abramo, padre nella fede delle genti, non possiamo avere a cuore soltanto “i nostri” ma, sempre più uniti, dobbiamo rivolgerci all’intera comunità umana che abita la Terra”.