KIEV - Il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian, ammette per la prima volta che l’Iran manda alla Russia droni da guerra – dopo numerose smentite, a volte anche da parte dello stesso ministro: l’ultima il 19 ottobre. Anche la Russia, da parte sua, dice di non averli usati. Ma era impossibile continuare a negare a oltranza. I primi droni iraniani sono stati abbattuti in Ucraina il 13 settembre, sono stati usati a sciami per bombardare le città del Paese e soprattutto le centrali elettriche e finora i russi ne hanno lanciato circa quattrocento – e almeno trecento sono stati abbattuti. I droni iraniani fanno parte della vita quotidiana in Ucraina. A Kiev c’è una sala con pavimento in legno dove l’intelligence militare invita i giornalisti stranieri a vedere gli esemplari di droni iraniani catturati in migliori condizioni: si tratta di modelli conosciuti, prodotti in Iran e semplicemente ridipinti dai russi.
La conferma di Teheran
È vero che abbiamo consegnato droni alla Russia, ha detto il ministro, ma molto pochi e prima dell’invasione (come a dire: non sapevamo che li avrebbero usati per attaccare l’Ucraina). In realtà già venti giorni fa due fonti del governo iraniano, che avevano voluto restare anonime, avevano confermato a Reuters l’invio di droni alla Russia. Il ministro iraniano dice anche che una delegazione iraniana avrebbe dovuto incontrare una delegazione ucraina in Germania due settimane fa per ricevere le prove che la Russia sta usando i droni per bombardare l’Ucraina, ma che poi l’incontro è saltato per le pressioni dei tedeschi e degli Stati Uniti. È una dichiarazione strana, considerato che gli ucraini da mesi continuano a pubblicare prove del coinvolgimento iraniano.
Così i droni iraniani arrivano in Russia
Secondo le fonti d’intelligence ucraine, la Russia avrebbe acquistato un numero di droni dall’Iran superiore alle duemila unità, quindi non proprio pochi, e l’Iran li sta consegnando alla Russia in questi giorni e non “prima della guerra”. Il trasferimento dei droni, non assemblati, alla Russia, avverrebbe sui voli di quattro compagnie iraniane. La Iran Air, che serve molte capitali europee inclusa Roma. La Pouya Air, che è controllata dai Guardiani della rivoluzione. La Saha Airlines, che appartiene all’aeronautica militare dell’Iran. E la Mahan Air, una linea aerea che l’Iran usa come paravento per alcune operazioni clandestine – vedi il trasferimento di missili in Siria – ed è sulla lista delle compagnie aeree sanzionate dagli Stati Uniti. Gli aerei fanno rotta verso Mosca e da lì alcuni raggiungono la Bielorussia, che ospita una delle basi da dove decollano i droni – a meno di un’ora di volo da Kiev. Queste compagnie hanno una natura ibrida: un po’ tentano di sembrare normali aziende del settore e un po’ sono al servizio dell’apparato militare dell’Iran. Inoltre il report dell’intelligence ucraina dice che alcuni droni sono trasferiti via nave.
C’è da segnalare tuttavia che i siti specializzati che seguono le rotte dei voli militari hanno già osservato – non più tardi di sei giorni fa – un aereo cargo russo Ilyushin-76 partire da Teheran e arrivare a Rostov, nel Sud della Russia, a un tiro di schioppo dal Donbass.
La questione dei missili iraniani
Il ministro iraniano ha sottolineato inoltre un punto molto importante: non abbiamo dato missili ai russi, ha sostenuto. È da vedere se anche questa dichiarazione non sia una presa in giro. La campagna di raid missilistici della Russia contro le città ucraine nel prossimo futuro conta molto sui missili balistici iraniani, perché le scorte russe di missili sono troppo basse e per una questione di sicurezza nazionale non possono essere sfruttate a questo ritmo ancora a lungo. Ci si aspetta che i russi cominceranno a lanciare i missili iraniani contro l’Ucraina già questo mese. Si teme inoltre che gli iraniani consegneranno agli alleati di Mosca anche il drone Arash-2 , che porta cinque volte più esplosivo rispetto agli Shahed-136 usati finora.