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Covid, nonostante i lockdown in Cina i numeri continuano a salire: dati più alti da maggio

(ansa)
Dopo le speculazioni dei giorni scorsi su un’imminente riapertura del Paese nel weekend è arrivata la doccia fredda: la Cina si atterrà "incrollabilmente" agli attuali controlli sul virus, visti i focolai sempre più gravi. Restrizioni anche nell'area della più grande fabbrica di Iphone del mondo. Crescono le "vittime collaterali del lockdown": ieri una donna si è gettata dal condominio di Hohhot
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PECHINO - Nonostante le restrizioni e i lockdown, continuano a salire in Cina i casi di Covid: 5.643 quelli registrati ieri dalle statistiche ufficiali, record da sei mesi a questa parte. Numeri così alti non si vedevano dallo scorso 2 maggio. 

Dopo le speculazioni dei giorni scorsi su un’imminente riapertura del Paese, a partire da marzo, che avevano fatto entusiasmare i mercati, nel weekend è arrivata la doccia fredda: la Cina si atterrà "incrollabilmente" agli attuali controlli sul virus, visti i focolai sempre più gravi, ha annunciato la Commissione nazionale per la salute. “Le pratiche adottate fin qui hanno dimostrato che i nostri piani di prevenzione e controllo e una serie di misure strategiche sono completamente corretti”.

PECHINO - Nonostante le restrizioni e i lockdown, continuano a salire in Cina i casi di Covid: 5.643 quelli registrati ieri dalle statistiche ufficiali, record da sei mesi a questa parte. Numeri così alti non si vedevano dallo scorso 2 maggio. 

Dopo le speculazioni dei giorni scorsi su un’imminente riapertura del Paese, a partire da marzo, che avevano fatto entusiasmare i mercati, nel weekend è arrivata la doccia fredda: la Cina si atterrà "incrollabilmente" agli attuali controlli sul virus, visti i focolai sempre più gravi, ha annunciato la Commissione nazionale per la salute. “Le pratiche adottate fin qui hanno dimostrato che i nostri piani di prevenzione e controllo e una serie di misure strategiche sono completamente corretti”.

La situazione peggiore a Canton, nel sud, importante hub manifatturiero: 1.935 i casi. Haizhu, il quartiere del centro città dove è stata rilevata la maggior parte dei casi, è attualmente in lockdown. Crescono, anche se con numeri decisamente più bassi, le infezioni a Pechino: 59. Ma tanto è bastato, però, per ordinare la chiusura  - a partire da questa mattina - di alcune scuole nel distretto di Chaoyang, uno dei più popolosi della capitale cinese. 

A Zhengzhou, capitale della provincia dello Henan e sede della più grande fabbrica di iPhone del mondo, la Foxconn, i casi sono 297, ma dalla scorsa settimana tutta l’area circostante l’impianto è stata messa in lockdown. Tanto che Apple, in un comunicato, ha avvertito che a causa delle misure adottate quest’anno ci saranno meno spedizioni di smartphone. “Ci aspettiamo un numero di spedizioni inferiore a quello previsto in precedenza e i clienti avranno tempi di attesa più lunghi per ricevere i nuovi prodotti”. La Foxconn, nei giorni scorsi teatro della fuga di centinaia di operai a causa delle dure restrizioni in vigore nella fabbrica, "sta attualmente operando a capacità significativamente ridotta”, comunica l’azienda.

Oggi sono arrivati nuovi negativi dati per l’economia cinese. Le esportazioni e le importazioni cinesi si sono inaspettatamente contratte in ottobre, il primo crollo simultaneo dal 2020. Le esportazioni in dollari sono scese dello 0,3% a ottobre rispetto all’anno scorso, l’import dello 0,7%.

Dopo la tragedia della settimana scorsa del bimbo di 3 anni a Lanzhou morto per i ritardi nei soccorsi - secondo il racconto del padre - dopo un avvelenamento da fuga di gas, un’altra terribile storia di vittime collaterali da lockdown ha scatenato l’indignazione di molti cinesi. L’ultimo caso arriva da Hohhot, capitale della Mongolia Interna, dove una donna si è lanciata dal 12esimo piano del suo condominio in lockdown. La donna, 55 anni, soffriva di disturbi d’ansia e aveva manifestato, secondo il racconto della figlia che viveva con lei, tendenze suicide. “Il personale della comunità è stato lento a rispondere, non ha reagito in modo appropriato e ha mancato di sensibilità in una situazione di emergenza", ha ammesso in un comunicato il governo cittadino. Il complesso in cui viveva la signora era stato isolato il 26 ottobre, dopo la scoperta di due casi positivi, con barriere di ferro alle entrate per impedire gli spostamenti dei residenti: i cancelli erano bloccati dall'esterno e i residenti non potevano nemmeno aprirli dall’interno.

Basandosi sulle registrazioni di Wechat e sulle quelle della linea di emergenza, le autorità del distretto di Hohhot dove è avvenuta la tragedia hanno ricostruito la dinamica. Il 4 novembre, alle 10:13 del mattino, la figlia della 55enne contatta via WeChat il responsabile della struttura per segnalare che la madre stava avendo un esaurimento nervoso. Lo ricontatta alle 17:13 per riferire che le condizioni della madre erano peggiorate e che stava manifestando comportamenti suicidi. Alla richiesta di chiamare il numero verde per le emergenze, alla figlia della donna è stato risposto "chiamali tu, io sono occupato”. Seguono altre telefonate convulse nei minuti successivi, ma nessun membro del personale è andato a controllare come stesse la signora nel suo appartamento. Alle 18:04, la signora si lancia dalla finestra della camera da letto del suo appartamento al 12° piano dell'edificio. Pochi istanti prima, la figlia era andata in soggiorno per ricaricare il telefono.