Tripoli, una sera a teatro in italiano e arabo: la scommessa del premio Marco Aurelio
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroMANCANO ancora tante cose a Tripoli. Mentre ci sono troppi dollari, troppo petrolio, quindi troppa ricchezza per cui combattere, troppe armi, tante milizie, tanta rivalità manca una vita normale, mancano la sicurezza e la serenità. Per una notte un piccolo evento - la consegna dei premi “Arco di Marc’Aurelio” da parte dell’ambasciata d’Italia - ha offerto un briciolo di normalità a qualcuno dei suoi cittadini, una normalità che la Libia del post-2011 cerca ancora disperatamente.
Il presidente dell'Associazione italo-libica, Mourad al Houni, ha avuto l’idea di un premio, da consegnare in una serata da tenere sotto l’arco di Marc’Aurelio, un monumento al centro della città antica che per i libici è un ricordo delle presenza romana, ma è anche un pezzo di storia del loro paese di cui sono orgogliosi.
MANCANO ancora tante cose a Tripoli. Mentre ci sono troppi dollari, troppo petrolio, quindi troppa ricchezza per cui combattere, troppe armi, tante milizie, tanta rivalità manca una vita normale, mancano la sicurezza e la serenità. Per una notte un piccolo evento - la consegna dei premi “Arco di Marc’Aurelio” da parte dell’ambasciata d’Italia - ha offerto un briciolo di normalità a qualcuno dei suoi cittadini, una normalità che la Libia del post-2011 cerca ancora disperatamente.
Il presidente dell'Associazione italo-libica, Mourad al Houni, ha avuto l’idea di un premio, da consegnare in una serata da tenere sotto l’arco di Marc’Aurelio, un monumento al centro della città antica che per i libici è un ricordo delle presenza romana, ma è anche un pezzo di storia del loro paese di cui sono orgogliosi.
L'ambasciata d'Italia ha organizzato la serata per consegnare i riconoscimenti a uomini e donne che da anni lavorano a rinsaldare i rapporti tra Italia e Libia. Sono la fotografa Hina Shalabi, il corrispondente dell’Agenzia Nova da Tripoli Ali Al Wendi e il traduttore Younes Fannoush. È stato consegnato, in presenza della professoressa Luisa Musso di RomaTre, anche un premio speciale per l’archeologia a rappresentati del Dipartimento di Antichità di Tripoli: Abdulrahim Saleh Shariff, Mohamed Faraj al Faloos e Bashir Ohaed Galgham.
L'ambasciatore Giuseppe Buccino ha detto di essere felice per “una serata di teatro e cultura in un luogo meraviglioso, simbolo dei legami mediterranei". "Mi hanno colpito la gioia e l'entusiasmo degli amici libici che grazie alla perfetta organizzazione delle autorità locali hanno potuto vivere la loro città in una splendida sera di fine estate - ha aggiunto - Sono fiducioso che la Giornata dell'amicizia italo-libica venga da oggi celebrata ogni anno, con scambi culturali sempre più intensi, grazie anche alla prossima, completa riapertura dell'Istituto di cultura italiano”.
La vera sorpresa della serata è stata il finale: un'esibizione del Teatro nazionale di Khoms. In collaborazione con la compagnia italiana “Unaltroteatro” è stata messa in scena l’opera “Siamo qui”, la storia di un manager di una ditta di costruzioni che intende costruire un centro commerciale in un teatro. Il manager cambia idea dopo aver discusso e anche litigato con gli attori che in quel teatro lavoravano.
“Siamo qui” ha un altro, grande merito: l’opera è recitata in italiano e in arabo. Arturo Scognamiglio, direttore di Unaltroteatro con Lorenza Sorino, nel 2019 con ha incontrato l’attore e regista Munir Baor: “Ci ha raccontato la realtà del Teatro di Khoms, abbiamo ritrovato le nostre stesse volontà, la nostra stessa passione, abbiano avviato un dialogo costante per avvicinare le nostre visioni”.
Il primo progetto messo in atto è stato quindi “Siamo qui”, che ha permesso a italiani e libici di iniziare a lavorare insieme: “La cosa che ci piace – dice Scognamiglio - è che per la prima volta c'è stato uno spettacolo di collaborazione italo-libica in cui siano state utilizzate entrambe le lingue, che ha visto in scena attori italiani e libici. Continueremo a camminare insieme”.