Navi dei migranti, irritazione nel governo Scholz verso la Chiesa evangelica che finanzia i salvataggi in mare
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - L’irritazione a Berlino è palpabile. Mentre la Germania affronta il nodo di 1,2 milioni di profughi che sono arrivati quest’anno dall’Ucraina ma anche dalla Siria e dall’Afghanistan attraverso la rotta balcanica, mentre i sindaci tedeschi gridano a un “nuovo 2015”, a una nuova emergenza rifugiati, in Italia è scoppiato di nuovo un caso diplomatico su mille migranti - scesi nel frattempo a 500 - bloccati sulle navi Ong. E nel governo Scholz comincia a circolare un notevole malumore per il ruolo della Chiesa evangelica, la EKD, nei salvataggi nel Mediterraneo.
A Berlino sanno che ogni nave Ong battente bandiera tedesca scatena una guerra diplomatica con Roma. Ed è un’opportunità ghiotta per il governo Meloni per fare propaganda di destra sulla pelle, ogni volta, di qualche centinaio di migranti. Ma le navi Ong sono sospettate anche a Berlino di spingersi troppo vicino alle coste africane per recuperar…
BERLINO - L’irritazione a Berlino è palpabile. Mentre la Germania affronta il nodo di 1,2 milioni di profughi che sono arrivati quest’anno dall’Ucraina ma anche dalla Siria e dall’Afghanistan attraverso la rotta balcanica, mentre i sindaci tedeschi gridano a un “nuovo 2015”, a una nuova emergenza rifugiati, in Italia è scoppiato di nuovo un caso diplomatico su mille migranti - scesi nel frattempo a 500 - bloccati sulle navi Ong. E nel governo Scholz comincia a circolare un notevole malumore per il ruolo della Chiesa evangelica, la EKD, nei salvataggi nel Mediterraneo.
A Berlino sanno che ogni nave Ong battente bandiera tedesca scatena una guerra diplomatica con Roma. Ed è un’opportunità ghiotta per il governo Meloni per fare propaganda di destra sulla pelle, ogni volta, di qualche centinaio di migranti. Ma le navi Ong sono sospettate anche a Berlino di spingersi troppo vicino alle coste africane per recuperare i profughi, scatenando il famoso “pull-factor”.
Come rivela una fonte governativa, la EKD, che conta venti milioni di fedeli in Germania, “ha fondato United4Rescue nel 2019, che ha due navi, la Humanity1 che è momentaneamente al centro della disputa con il neo ministro Piantedosi, e la Sea-Eye4. E la Chiesa evangelica raccoglie fondi per entrambe le navi. Ma è impossibile per il governo esercitare una pressione seria sull’EKD perché abbandoni le missioni”. E non solo perché nella maggioranza “semaforo” ci sono importanti ex dirigenti della EKD come la capogruppo dei Verdi, Karin Goering-Eckardt. Ma anche perché l’elettorato socialdemocratico e verde non è ostile alle missioni pro-migranti.
E infatti, la posizione ufficiale del governo è stata ribadita anche oggi dai ministeri degli Esteri (verdi) e dell’Interno (Spd): il salvataggio in mare è un "dovere morale e giuridico e non può essere impedito”. E dopo lo sbarco selettivo dei migranti, per Berlino “è importante che siano salvate tutte le persone e che possano arrivare a terra”. Le autorità italiane e tedesche sono in stretto contatto, hanno aggiunto. E in teoria, se non ci fosse la prova muscolare del neo ministro Piantedosi, che ha provocatoriamente respinto in mare i migranti “in buona salute”, si potrebbe negoziare la redistribuzione in base all’accordo firmato da Draghi in estate sul ricollocamento in 23 Paesi europei.
La Chiesa evangelica ritiene che “nel Mediterraneo muoiano migliaia di persone, nonostante i salvataggi siano un dovere degli Stati. I paesi membri dell’Ue - questa la posizione ufficiale dell’EKD - puntano sull’isolamento. Dal 2019 non esiste più una missione di salvataggio statale”. E per la Chiesa è chiaro che la missioni nel Mediterraneo fondata nel 2019, la United4Rescue, e i fondi raccolti per finanziarle, siano un dovere morale e sopperiscano all’assenza di una missione europea o statale.
Stephan Reichel, ex pastore della Chiesa evangelica e fondatore di Matteo, l’organizzazione tedesca che garantisce sostegno e asilo ecclesiastico ai profughi, spiega a Repubblica che “in linea di principio è giusto che la EKD si impegni nei salvataggi in mare”. Ma anche lui ammette che “in questo modo viene stabilizzato un sistema che non va bene e che danneggia molto l’Italia”. Reichel suggerisce di istituire “vie di fuga sicure per i profughi siriani, eritrei, etiopi e somali che hanno bisogno di protezione in Europa", ma soprattutto “il ritorno di un sistema di salvataggio statale, europeo”, che metta fine alle stragi in mare. E ai continui bracci di ferro tra l’Italia e le Ong.