Midterm Usa, il regista Moore prevede uno "tsunami" di voti democratici, grazie ai giovani
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - Fermi tutti: le elezioni di metà mandato vedranno uno “tsunami” di voti democratici, di elettori giovani che stravolgeranno tutti i pronostici. Non vinceranno i repubblicani, non ci sarà l’onda rossa di Donald Trump. I liberal confermeranno il controllo alla Camera e al Senato e il presidente Joe Biden avrà via libera per portare avanti la sua agenda politica.
Le previsioni, in netto contrasto con tutti i sondaggi sulle elezioni americane per il rinnovo del Congresso, tutta la Camera, un terzo del Senato, e un migliaio di cariche statali, saranno la più grande bufala o la più straordinaria rivelazione delle elezioni del martedì americano, ma vanno considerate per un valido motivo: a farle è il regista e attivista Michael Moore, l’unico che nel 2016 pronosticò la vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton, quando tutti i sondaggi avevano dato il tycoon per sconfitto, ma anche l’esponente …
NEW YORK - Fermi tutti: le elezioni di metà mandato vedranno uno “tsunami” di voti democratici, di elettori giovani che stravolgeranno tutti i pronostici. Non vinceranno i repubblicani, non ci sarà l’onda rossa di Donald Trump. I liberal confermeranno il controllo alla Camera e al Senato e il presidente Joe Biden avrà via libera per portare avanti la sua agenda politica.
Le previsioni, in netto contrasto con tutti i sondaggi sulle elezioni americane per il rinnovo del Congresso, tutta la Camera, un terzo del Senato, e un migliaio di cariche statali, saranno la più grande bufala o la più straordinaria rivelazione delle elezioni del martedì americano, ma vanno considerate per un valido motivo: a farle è il regista e attivista Michael Moore, l’unico che nel 2016 pronosticò la vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton, quando tutti i sondaggi avevano dato il tycoon per sconfitto, ma anche l’esponente di sinistra che vive nell’America rurale e operaia, a stretto contatto con la società che non finisce sotto i riflettori, ma alla fine vota.
Lo tsunami democratico
“L’8 novembre del 2022 - ha commentato il regista sul sito michaelmoore.com - uno tsunami senza precedenti di votanti si riverserà in massa ai seggi e in modo non violento, legale e senza pietà rimuoverà fino all’ultimo traditore della nostra democrazia”. Il documentarista premio Oscar definisce la sua previsione una “contronarrazione del fatto che i repubblicani conquisteranno Camera e Senato. Non lo faranno”. Un mese fa Moore aveva parlato di milioni di donne decise ad andare a votare per difendere il diritto all’aborto, revocato in estate dalla Corte Suprema.
Il caso Peltola in Alaska
“Da giorni - aveva scritto su Twitter il 19 ottobre ai suoi quasi 6 milioni di follower - i media sono impegnati a portare avanti la vecchia storiella che i Dem perderanno. Non credo. Sono tutti così presi a fare previsioni che hanno perso di vista i temi, e su quelli la maggioranza delle persone è dalla nostra parte”. Tra gli esempi citati, ci sono piccoli smottamenti di voti da destra a sinistra, come quelli che hanno portato, in estate, alla vittoria in Alaska della democratica Mary Sattler Peltola sulla trumpiana Sarah Palin.
Peltola è diventata la prima rappresentante nativa dell’Alaska al Congresso. “Se vi avessi detto sei mesi fa - aveva raccontato al Guardian - che in uno Stato repubblicano come l’Alaska avrebbe vinto non solo un democratico ma una nativa, avreste avuto dubbi sulla mia sanità mentale”. “Se aveste prestato attenzione - aveva aggiunto - agli ultimi sei mesi al Kansas, Idaho e Alaska, avreste visto segnali d’allerta”.
La sorpresa dei giovani
Secondo il regista la variante trascurata dai sondaggisti saranno i giovani. “Dal 2004 - scrive nel suo intervento, dal titolo ‘La verità di Mike sullo Tsunami di midterm’ - i giovani hanno scelto i Democratici in stragrande maggioranza. Il voto giovane ha portato Obama alla Casa Bianca nel 2012, dato ai Democratici la maggioranza alla Camera nel 2018 e nel 2020 fatto vincere Joe Biden in Georgia e in Pennsylvania. Il 65 per cento degli elettori tra i 18 e i 24 anni ha votato per Biden, il 31 per Trump”.
“E quest’anno - aggiunge - tutti i segnali indicano che la storia si ripeterà”. Moore cita la ricerca della Tufts University secondo cui gli elettori tra i 18 e i 24 anni che si sono registrati per votare alle ‘midterm’ sono cresciuti del 6 per cento, a livello nazionale. Sei punti in più rispetto alle stesse elezioni del 2018, dove i democratici avevano vinto. Gli incrementi maggiori si sono registrati in quegli Stati che rappresentano il cuore popolare dell’America, come Kansas, Michigan, Colorado, Nevada, North Carolina, Texas e Arizona.
Ma soprattutto il dato interessante, secondo il regista, è il Kansas: qui i giovani elettori sono aumentati del 29 per cento, ed è lo Stato dove un referendum ha bocciato l’inasprimento delle misure per vietare l’aborto. Tra agosto e novembre il 53 per cento dei nuovi elettori che si sono registrati è formato da donne tra i 18 e i 29 anni. Ma la ‘Generazione Z’, quella nata dopo il 1997, non solo ha voglia di votare, ma lo è sempre di più. Secondo una ricerca di Harvard, il 40 per cento dei ‘giovani adulti’ ha dichiarato che andrà ai seggi. “È un record - commenta Moore - solo due elezioni di midterm fa, nel 2014, erano il 19,9 per cento”. Di quel 40 per cento, gli adulti che dicono di votare democratici superano i repubblicani di ventisei punti. Che cosa li muove? Al primo posto c’è l’aborto, seguito dal desiderio di “proteggere la democrazia”, l’inflazione e il cambiamento climatico. “Io - conclude il regista - sto facendo la mia parte. Voi fate la vostra e andate a votare. E non dimenticate: i ragazzi hanno sempre ragione”.