Stati Uniti, alle elezioni di midterm minacce agli scrutatori e tensione ai seggi: il voto segnato dall’odio
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiATLANTA - "I miei fratelli marciarono con Martin Luther King a Selma e in famiglia prendiamo molto sul serio il diritto di voto: per questo ho fatto la presidente di seggio per 38 anni, dalle presidenziali del 1972 vinte da Richard Nixon fino a MidTerm 2010, c'era Barack Obama. E mai avrei creduto di tornare indietro nel tempo e vedere ancora intimidazioni nei seggi, contestazioni e maligne regole burocratiche per limitare il voto di tanti. Con una novità: candidati che non si impegnano a rispettare i risultati".
Viola Montford Clerk, 82 anni, scuote la testa. Nonostante l'età la trovi ancora al "suo" seggio alla Morris Brandon Elementary School, nord ovest di Atlanta: ma ormai si limita solo a porgere adesivi con la scritta I voted a chi esce dall'urna, ben sapendo che a vegliare sul buon andamento del voto ci pensa Brenda Rasheed: sua nuora. "Fin qui tutto bene, anche perché ci hanno mandato due poliziotti a proteggerc…
ATLANTA - "I miei fratelli marciarono con Martin Luther King a Selma e in famiglia prendiamo molto sul serio il diritto di voto: per questo ho fatto la presidente di seggio per 38 anni, dalle presidenziali del 1972 vinte da Richard Nixon fino a MidTerm 2010, c'era Barack Obama. E mai avrei creduto di tornare indietro nel tempo e vedere ancora intimidazioni nei seggi, contestazioni e maligne regole burocratiche per limitare il voto di tanti. Con una novità: candidati che non si impegnano a rispettare i risultati".
Viola Montford Clerk, 82 anni, scuote la testa. Nonostante l'età la trovi ancora al "suo" seggio alla Morris Brandon Elementary School, nord ovest di Atlanta: ma ormai si limita solo a porgere adesivi con la scritta I voted a chi esce dall'urna, ben sapendo che a vegliare sul buon andamento del voto ci pensa Brenda Rasheed: sua nuora. "Fin qui tutto bene, anche perché ci hanno mandato due poliziotti a proteggerci" ti dice quest'ultima. "Ma la tensione è palpabile. Molti funzionari e volontari hanno ricevuto minacce telefoniche. E alla mia collega Vanessa Montgomery - era sui giornali - è successo di peggio. Mentre tornava a casa con la figlia un Suv l'ha seguita e ha tentato di farla uscire di strada. Ha chiamato la polizia ma nessuno è stato arrestato. Alla fine ha rinunciato all'incarico. Io non ho paura, però...".
Non si tratta di un caso locale, né tantomeno isolato: nelle ultime settimane - segnate pure dall'attacco con martello contro Paul Pelosi, marito della Speaker della Camera Nancy ad opera di un negazionista del voto - ci sono state oltre mille denunce in 16 stati diversi. In cima, quelli dove i risultati contano di più: Arizona, Georgia, Pennsylvania.
Nel mirino funzionari, presidenti di seggio, semplici scrutatori. Fotografati e insultati sui social, indirizzi e targhe delle auto, resi pubblici per intimidirli e i loro nomi pubblicati pure su deliranti blog complottisti, dove li si accusa di essere agenti del "deep state", lo "stato nello stato" di cui Donald Trump sarebbe il nemico numero uno. Coi casi più clamorosi registrati nella contea di Maricopa, Arizona, quella che nel 2020 assegnò la vittoria cruciale a Joe Biden, assicurandogli la Casa Bianca, il cui voto fu lungamente contestato dagli uomini di Trump.
Qui le prime provocazioni sono iniziate ad agosto: quando durante le primarie miliziani circondarono armati gli uffici elettorali. Da allora le minacce non sono mai cessate: e molti lavoratori a contratto hanno preferito cambiare mestiere. "Sono una dei 2,5 milioni di persone che in Georgia ha votato in anticipo per non rischiare. Ma non sono tranquilla. A prescindere dal risultato ci saranno contestazioni, riconteggi. E se andrà avanti a lungo rischiamo una nuova ondata di odio e menzogne" ti dice Isabel Wilkerson, 59 anni, nel 1994 prima giornalista afroamericana a vincere il Pulitzer, che vive proprio qui, ad Atlanta.
"Mi preoccupa poi la soppressione del voto. I repubblicani già annunciano di voler contestare le schede arrivate per posta. Hanno chiesto ai loro sostenitori di votare in presenza e così colpiscono solo il voto dei dem. E ancora: quante persone sono state respinte ai seggi per un cavillo?". Ovvero per effetto di quelle strategie di "voting suppression" soppressione di voto, che i conservatori mettono in atto fin da quando agli afroamericani è stata data la possibilità di votare.
Lo sanno bene gli attivisti di Black Voters Matter che per l'intera giornata di ieri hanno trasportato gli anziani della casa di riposo Cosby Spear Highrise Senior Housing al 355 North Avenue fino ai seggi allestiti a downtown, nel Visitors Center del Martin Luther King Jr. National Historical Park. L'edificio di fronte alla storica Ebenezer Baptist Church, la chiesa evangelica in mattoni rossi di Auburn Street, dove crebbe il sogno del reverendo-icona dei diritti civili. "Abbiamo fatto sei viaggi per accompagnare 200 anziani non autosufficienti e la polizia ci ha fermato ogni volta" racconta Park Cannon, 31 anni, la più giovane deputata al parlamento locale. "Siamo in regola coi permessi e avevamo avvertito le autorità: eppure ci accusano di plagiare incapaci mentre aiutiamo solo persone non autosufficienti ad esercitare un diritto. Al seggio dobbiamo abbandonarli. Vietato anche solo dargli acqua o una sedia. Gli elettori, purtroppo, si demotivano anche così".