Russia-Ucraina, il politologo Kolesnikov: "Putin mente e non ha strategia. Siamo tutti suoi ostaggi"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Il politologo russo Andrej Kolesnikov non si fa illusioni. “Ogni parola di Vladimir Putin è una bugia”, sostiene il presidente del think tank Carnegie Endowment for International Peace, nato dalle ceneri del Moscow Carnegie Center, bandito e costretto a chiudere, falciato come media e ong dalla scure dell’ultima ondata repressiva in Russia.
Mosca sostiene di non porre condizioni per la ripresa dei negoziati con Kiev. È pronta al dialogo?
“Anche questa è una bugia. Le autorità russe continuano a portare avanti la loro offensiva in Ucraina e non si fermeranno finché Putin stesso non deciderà di smettere. E al momento non ci sono i prerequisiti per questo”.
C’è chi ha ipotizzato che Vladimir Putin possa cercare almeno un cessate-il-fuoco per guadagnare tempo per addestrare le forze mobilitate e lanciare una nuova offensiva tra gennaio e febbraio. È possibile?
“Putin non vuo…
MOSCA – Il politologo russo Andrej Kolesnikov non si fa illusioni. “Ogni parola di Vladimir Putin è una bugia”, sostiene il presidente del think tank Carnegie Endowment for International Peace, nato dalle ceneri del Moscow Carnegie Center, bandito e costretto a chiudere, falciato come media e ong dalla scure dell’ultima ondata repressiva in Russia.
Mosca sostiene di non porre condizioni per la ripresa dei negoziati con Kiev. È pronta al dialogo?
“Anche questa è una bugia. Le autorità russe continuano a portare avanti la loro offensiva in Ucraina e non si fermeranno finché Putin stesso non deciderà di smettere. E al momento non ci sono i prerequisiti per questo”.
C’è chi ha ipotizzato che Vladimir Putin possa cercare almeno un cessate-il-fuoco per guadagnare tempo per addestrare le forze mobilitate e lanciare una nuova offensiva tra gennaio e febbraio. È possibile?
“Putin non vuole guadagnare nulla. Ha demolito tutti i rapporti con il mondo civilizzato. È nell’angolo e risentito. Ha respinto l’ordine mondiale nato dopo il 1945 e il 1991. Ha costruito un regime autoritario a tutti gli effetti. Vuole la pace dopo la vittoria, ma alle sue condizioni. Ma in fin dei conti nessuno sa quali siano le sue condizioni e che cosa possa essere per lui la vittoria. Non ci sono segnali di pace”.
C’è il rischio che possa usare l’arma nucleare?
“Da Putin ci si può aspettare qualsiasi cosa. Ancora di più ora che tutto questo parlare di armi nucleari in Russia è diventato così “facile”. È una sorta di nuova normalità. Élite irresponsabili si sono convinte che le armi nucleari tattiche possano essere usate, sono fiduciose che l’Occidente non reagirà. Anche questo è un pericolo. Putin è diventato irrazionale, ma magari l’ultimo briciolo di razionalità che gli è rimasta lo dissuaderà dal commettere un suicidio, non solo politico, ma fisiologico. Sfortunatamente, siamo tutti suoi ostaggi”.
Mobilitazione parziale, annessione di quattro territori ucraini, minacce nucleari, raid “massicci” sull’Ucraina, presunte aperture al dialogo, legge marziale nei territori russi. Qual è la strategia dietro alle ultime mosse di Putin?
“Non sono sicuro che Putin abbia una strategia. Sta agendo in maniera completamente tattica e opportunistica”.
In che misura è influenzato dai cosiddetti “falchi”?
“Non esagererei la sua dipendenza dalle opinioni dei “falchi”. E poi chi sono i “falchi”? Il più falco e ultraconservatore di tutti è Putin stesso”.
E Ramzan Kadyrov ed Evghenij Prigozhin? Dopo le loro critiche, il generale Aleksandr Lapin sarebbe stato rimosso dal comando del Distretto militare centrale. Quanto potere hanno? Sono una minaccia per l’esercito e per le autorità russe in generale?
“Il sistema di Putin si regge sull’equilibrio tra diversi gruppi di potere e sul metterli gli uni contro gli altri. Da qui i fenomeni di Kadyrov e Prigozhin. Putin ha bisogno di loro per tenere l’esercito sotto pressione. Ma non destituirà il ministro della Difesa Serghej Shojgu, perché vorrebbe dire ammettere di avere sbagliato. E da un punto di vista pratico, Putin ha bisogno di Kadyrov e di Prigozhin perché gli forniscono carne da cannone. C’è anche un ulteriore aspetto da tenere in considerazione: le ambizioni politiche di Prigozhin. Ma, come ogni membro del team di Putin, dipende dallo Zar e dalla sua benevolenza”.
Quanto al presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, si sta preparando a un maggiore coinvolgimento in Ucraina?
“Lukashenko agisce ossessionato soltanto da un’idea: restare al potere. I bielorussi non sono pronti a combattere e lui lo sa perciò sta cercando di non restare coinvolto nel conflitto, non importa quanto Putin lo voglia”.
Quant’è forte il regime di Putin? Ci sono segnali che il sostegno popolare e delle élite stia iniziando a vacillare?
“Il popolo ha vissuto un enorme shock dopo la mobilitazione parziale. Gli indici di popolarità di Putin e del governo sono diminuiti, ma al momento non in maniera drammatica, benché coinvolgere la popolazione nell’operazione militare speciale sia stato un rischio. Tra le élite invece c’è molta insoddisfazione, ma non vedono un’alternativa a Putin. Non hanno una via di fuga dall’abisso dove, sotto le sanzioni occidentali, sono stati intrappolati da Putin. Continuano a servirlo, paralizzati dalla paura di Putin e l’uno dell’altro”.