L'America al voto tra rabbia e rischio violenze
di Gianni Riotta , di Gianni RiottaL’eredità più gravosa delle elezioni politiche americane di midterm del 2022 è la radicale rabbia che divide il Paese, la fine di una comunità coesa negli ideali e nei valori, oltre il dibattito politico salutare delle democrazie. La campagna elettorale per la Casa Bianca 2024, che si apre ora, qualunque risultato abbia, il ritorno dell’ex presidente Donald Trump, del suo vice Mike Pence o di outsider come il governatore della Florida Ron Desantis, o fra, i democratici, l’ultima carica di Joe Biden o l’opportuno cambio di generazione, vedi il governatore centrista della California Gavin Newsom, sarà marchiata dal rancore e la nazione ne resterà ferita, all’interno e nella battaglia globale per l’egemonia sul XXI secolo.
L’88% dei cittadini Usa, nove su dieci, teme una stagione prossima di violenza politica (fonte Washington Post-Abc) ma la maggioranza assoluta che aspetta nuovi scontri, dop…
L’eredità più gravosa delle elezioni politiche americane di midterm del 2022 è la radicale rabbia che divide il Paese, la fine di una comunità coesa negli ideali e nei valori, oltre il dibattito politico salutare delle democrazie. La campagna elettorale per la Casa Bianca 2024, che si apre ora, qualunque risultato abbia, il ritorno dell’ex presidente Donald Trump, del suo vice Mike Pence o di outsider come il governatore della Florida Ron Desantis, o fra, i democratici, l’ultima carica di Joe Biden o l’opportuno cambio di generazione, vedi il governatore centrista della California Gavin Newsom, sarà marchiata dal rancore e la nazione ne resterà ferita, all’interno e nella battaglia globale per l’egemonia sul XXI secolo.
L’88% dei cittadini Usa, nove su dieci, teme una stagione prossima di violenza politica (fonte Washington Post-Abc) ma la maggioranza assoluta che aspetta nuovi scontri, dopo l’assalto dei militanti trumpiani al Campidoglio del 2021, si scinde quando il sondaggio chiede “dove si innescherà questo terrorismo interno?”. Il 31% dice che è la propaganda repubblicana, ipnotizzata da Trump, a seminare minacce, il 25% ribatte che le sommosse saranno accese dalla retorica estrema dei democratici. Un altro terzo, il 32%, ritiene equanime che sia i seguaci di Biden che quelli di Trump siano colpevoli, in ugual misura, per lo spettro di guerra civile in America.
In uno studio dell’American Psychological Association due terzi degli elettori afferma che, a memoria d’uomo, mai il Paese sia stato in condizioni peggiori di oggi, al punto che tre quarti dei consultati si “sentono depressi nella propria vita privata dallo stress politico”.
Il memorandum dell'Fbi
Che non si tratti solo di umori, lo conferma il memorandum diffuso, alla vigilia del voto, dall’Fbi, che prevede disordini nelle settimane da qui all’insediamento del nuovo Congresso, 3 gennaio 2023. “Dopo le elezioni di Midterm 2022 - scrivono i dirigenti del Federal Bureau of Investigation, agenzia delegata al controllo sociale interno - la percezione di brogli alle urne e l’insoddisfazione per il risultato al voto risulterà, con forte probabilità, nell’aumento di minacce di violenza contro bersagli civili, dagli avversari ideologici ai funzionari locali addetti allo scrutinio delle schede…”.
Parecchi seggi sono stati pattugliati da miliziani in armi, in molte città gli elettori han ricevuto mail che li invitavano a non votare, pena aggressioni, il tono generale della campagna ha superato, per toni intimidatori, le pur brutali campagne presidenziali 2016 e 2020, che han visto la vittoria e poi la sconfitta di Trump.
La minaccia del terrorismo interno
Barack Obama ha dichiarato che la democrazia è a rischio, Biden esorta i suoi a votare per salvarla, Trump sogna vendetta sulla “frode 2020” e, in un sondaggio dell’Università di California, un elettore su 5 ritiene che “la violenza sia a volte necessaria per proteggere la democrazia”, con il 12% pronto a “minacciare di persona altri elettori”, il 10% disposto a “ferire elettori rivali” e un micidiale 7% deciso - senza paura nel dichiararlo in pubblico - a “uccidere avversari politici” con le proprie mani. Numeri pericolosi, in un Paese armato fino ai denti.
Gli Stati Uniti han visto cadere per terrorismo il presidente John Fitzgerald Kennedy e suo fratello, il senatore Robert, i leader dei diritti civili Malcolm X e M.L. King, il presidente Ronald Reagan fu ferito in un attentato e disordini, fra bombe, repressione e città incendiate, insanguinarono gli anni Sessanta e Settanta. Il prossimo Congresso e il prossimo presidente dovranno agire in questa atmosfera, con il maggiore nemico d’America che non siede a Pechino o Mosca, ma nella casa del vicino, dietro l’angolo.
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