La nuova America e il vecchio Biden
di Gianni Riotta , di Gianni RiottaI repubblicani a un filo da conquistare la Camera, i democratici, a tarda notte, ancora a difendere il Senato, 50 a 50 nelle proiezioni, ma nessuna “ondata rossa”, la valanga di voti contro il presidente Joe Biden che troppi analisti avevano anticipato, un po’ perché bombardati dalla propaganda del partito dell’ex presidente Trump, un po’ per pessimismo sulla perfomance dello stesso Biden, 80 anni il 20 novembre, un po’, infine, sottovalutando nei sondaggi la mobilitazione dei “blue” progressisti. Se questi risultati dovessero essere confermati, finito il faticoso scrutinio dei voti, alle urne, in anticipo e per posta, sarebbe un esito inaspettato che darebbe i due antichi partiti alla pari per la corsa Casa Bianca 2024.
L’America continua a cambiare, tumultuosa, a destra e sinistra, sviluppando dinamiche politiche la cui turbolenza impressiona gli europei, caos creativo di idee, ideologie, pregiudizi, utopie, tabu e …
I repubblicani a un filo da conquistare la Camera, i democratici, a tarda notte, ancora a difendere il Senato, 50 a 50 nelle proiezioni, ma nessuna “ondata rossa”, la valanga di voti contro il presidente Joe Biden che troppi analisti avevano anticipato, un po’ perché bombardati dalla propaganda del partito dell’ex presidente Trump, un po’ per pessimismo sulla perfomance dello stesso Biden, 80 anni il 20 novembre, un po’, infine, sottovalutando nei sondaggi la mobilitazione dei “blue” progressisti. Se questi risultati dovessero essere confermati, finito il faticoso scrutinio dei voti, alle urne, in anticipo e per posta, sarebbe un esito inaspettato che darebbe i due antichi partiti alla pari per la corsa Casa Bianca 2024.
L’America continua a cambiare, tumultuosa, a destra e sinistra, sviluppando dinamiche politiche la cui turbolenza impressiona gli europei, caos creativo di idee, ideologie, pregiudizi, utopie, tabu e speranze che spiazza i più colti degli analisti. Dato come vittima sacrificale del voto, Biden potrebbe cogliere invece uno dei migliori risultati di Midterm di tutti i presidenti, dal 2002 a oggi, ma allora il repubblicano Bush figlio vinse grazie al dolore dell’attacco alle Torri Gemelle, l’anno prima.
Nulla è statico, tutto muta nell’antica repubblica, come diceva Carlo Marx citato dallo studioso Marshall Berman: “Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria”. Gli anziani, over 65, continuano a votare con maggiore puntualità degli under 29, 92% a 50%, ma questo non basta a far volare l’opposizione repubblicana, perché, anche mobilitati dai comizi dell’ex presidente Barack Obama, i giovani non disertano del tutto le urne, tenendo in vita i democratici.
Di che si appassionano gli elettori? Gli exit poll, da Cnn a FiveThirtyEight, sito del pollster Nate Silver, a Economist e YouGov, concordano: inflazione 32%, aborto 27%, criminalità 12%, porto d’armi 12%, immigrazione 10%. Ma, mentre editorialisti dei giornali e conduttori delle tv erano certi che paura dell’inflazione e del crimine avrebbero portato il vecchio GOP, Grand Old Party repubblicano, a una sonante vittoria, lasciando la preoccupazione per le donne sole davanti a gravidanze indesiderate dopo la sentenza della Corte Suprema in secondo piano, l’otto novembre di Midterm conferma che l’America resta divisa, ma la base della sinistra e del centro indipendente non è fuori gioco.
I democratici hanno fiducia nell’integrità del voto, 85%, i repubblicani sono scettici, in 60% diffidano dai risultati e temono brogli, gli indipendenti continuano a credere nel paese, 67%. Il partito repubblicano, che potrebbe ancora portare a casa il controllo della Camera e forse del Senato, esce da questa notte senza la carica che troppi avevano previsto e davanti a un esame di coscienza che il 2024 rende urgente. Tornare sotto le bandiere dell’ex presidente Trump che il 15 settembre dovrebbe annunciare la propria candidatura, o cambiare infine mano, magari affidandosi al governatore della Florida Ron DeSantis, 44 anni, vittorioso ieri? Questo referendum, un GOP populista ed eversivo alla Trump, o uno pur di destra e conservatore ma non fuori dalle regole istituzionali, è il primo dilemma da dirimere da qui al 2024, i democratici poi dovranno decidere, dal canto loro, con chi correre, se con Biden, incoraggiato dalla prova di ieri, o con un volto nuovo, dal governatore della California Newsom a quello della Pennsylvania Shapiro.
Ogni stato rivela novità, a destra e sinistra. Sarah Huckabee Sanders, ex portavoce di Trump, sarà la prima donna governatrice in Arkansas, il profondo Sud che fece conoscere al mondo il governatore Bill Clinton e la sua First Lady Hillary. Il Maryland elegge il primo governatore afroamericano della sua storia, Wes Moore (si contano su una mano i governatori neri, dal 1776 a oggi!), il Massachusetts la prima governatrice gay, Maura Herley. Ogni voto rompe una tradizione, ne apre una nuova, lascia irrompere nella storia, nel bene e nel male, formidabili nuove energie e tensioni.
L’affluenza torna a salire, in un paese a lungo astensionista, a Milwaukee si tocca il 75% dei votanti, numeri ormai lontani perfino in Italia, dove un tempo il voto era obbligatorio. E il match si riapre: chiunque controlli il Senato proverà a avviare un biennio di collaborazione o invece, se la Camera passerà come pare ai repubblicani, si apriranno inchieste inutili e di grancassa contro Biden e suo figlio Hunter per compiacere la base rabbiosa? I senatori esperti del GOP, come l’anziano Mitch McConnell, sanno da tempo che l’aria muta e tornare alle urne con Trump nel 2024 sarebbe il miglior regalo ai rivali democratici. Regalo ancor maggiore un Trump che corra da indipendente, come Ross Perot nel 1992 contro Bush padre e Clinton, dividendo il voto di destra e favorendo i democratici.
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Tutto resta possibile, in questa America senza requie ma senza disperazione. Biden ha visto riconosciuto, se non premiato, il suo sforzo di sostegno all’economia e il suo provare, indomito, a unire il paese. La rabbia di Trump non è passata, tanti trumpiani sono stati eletti, vedi la deputata Taylor Greene, e porteranno il grido nazionalista e isolazionista in Congresso. Se i repubblicani devono scegliere il loro campione 2024, anche i democratici hanno un quesito difficile: con chi cercare la Casa Bianca?
Sullo sfondo resta la guerra in Ucraina, qualora questi numeri venissero confermati il presidente Zelensky può respirare, l’aiuto militare ed economico continuerà. Ma soprattutto, per chi ama l’America e per chi la odia, per amici ed alleati e per rivali e nemici mortali, le elezioni di Midterm 2022 hanno una risposta risoluta: malgrado ritardi, contraddizioni, insidie, la democrazia resta viva e vitale nel paese che fu di Lincoln e Roosevelt, e la battaglia per l’egemonia globale contro le dittature nel XXI secolo aperta.