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Trump, "l'elefante nella stanza". Cosa farà adesso?

(afp)
Il tycoon esce indebolito dalla notte elettorale che premia DeSantis, suo rivale repubblicano, e non punisce il presidente Biden nonostante l'inflazione all'8 per cento
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New York - Lo tsunami rosso non si è abbattuto sulla democrazia americana, anche se i repubblicani sembrano destinati a riprendere per un soffio la maggioranza alla Camera, e questo cambia le dinamiche anche in vista delle presidenziali del 2024. Il succo delle elezioni midterm è qui ed è piuttosto sorprendente, considerando come si era arrivati al voto, con l’inflazione sopra all’8%. L’elefante nella stanza, ossia l’ex presidente Trump che il 15 novembre dovrebbe annunciare la ricandidatura alla Casa Bianca, ne esce indebolito. E’ difficile prevedere se questo basterà a fermarlo, ma di sicuro almeno una parte significativa del Gop vorrebbe negargli la nomination, anche perché il governatore della Florida Ron DeSantis sta emergendo come un’alternativa più efficace.

Le previsioni della vigilia oscillavano tra lo tsunami repubblicano o una vittoria più modesta. Perché i temi elettorali pre…

New York - Lo tsunami rosso non si è abbattuto sulla democrazia americana, anche se i repubblicani sembrano destinati a riprendere per un soffio la maggioranza alla Camera, e questo cambia le dinamiche anche in vista delle presidenziali del 2024. Il succo delle elezioni midterm è qui ed è piuttosto sorprendente, considerando come si era arrivati al voto, con l’inflazione sopra all’8%. L’elefante nella stanza, ossia l’ex presidente Trump che il 15 novembre dovrebbe annunciare la ricandidatura alla Casa Bianca, ne esce indebolito. E’ difficile prevedere se questo basterà a fermarlo, ma di sicuro almeno una parte significativa del Gop vorrebbe negargli la nomination, anche perché il governatore della Florida Ron DeSantis sta emergendo come un’alternativa più efficace.

Le previsioni della vigilia oscillavano tra lo tsunami repubblicano o una vittoria più modesta. Perché i temi elettorali preferiti dal Gop, ossia l’inflazione e l’incertezza economica, l’immigrazione e la criminalità, avevano prevalso sul quelli prediletti dei democratici, cioè la difesa dell’aborto dopo la sentenza della Corte Suprema, gli altri diritti civili a rischio, e la minaccia per la democrazia posta da Trump, che aveva fomentato l’assalto al Congresso del 6 gennaio. Poi la popolarità del presidente Biden era ai minimi, e anche la guerra in Ucraina stava dividendo l’America, con i repubblicani isolazionisti sempre meno inclini a finanziare e sostenere Kiev. Con tutto questo bagaglio sulle spalle, e tenendo presente che in genere alle elezioni midterm il partito del presidente in carica perde sempre almeno una ventina di seggi, era lecito aspettarsi lo tsunami repubblicano.

Non è avvenuto, però. I democratici hanno facilmente tenuto New York, dove alla vigilia la governatrice Hochul sembrava a rischio, ma soprattutto al Senato hanno retto l’ondata d’urto, togliendo anzi un seggio ai repubblicani in Pennsylvania con Fetterman. Ora tutto potrebbe dipendere dalla Georgia, dove il senatore in carica Warnock è in vantaggio, ma non avendo superato la soglia del 50% dovrà probabilmente andare al ballottaggio in dicembre contro l’avversario repubblicano Walker. L’aula alta è cruciale non solo per approvare le leggi, ma anche perché chi la gestisce controlla l’approvazione delle nomine presidenziali, a partire dai giudici federali.

Alla Camera il Gop dovrebbe prendere il controllo, e questo avrà diversi effetti negativi per Biden, perché paralizzerà la sua agenda legislativa e lo esporrà alle inchieste parlamentari, che potrebbero portare al suo impeachment. Però il margine sarà molto ridotto, forse solo tre seggi, togliendo forza al mandato dei repubblicani e costringendoli in alcuni casi a fare compromessi.

Questa vittoria risicata del Gop, o non sconfitta dei democratici, si proietta verso le presidenziali del 2024 e ne cambia la dinamica. Trump era convinto di uscire dalle midterm sulla scia di un trionfo, che avrebbe reso inevitabile la sua nomination. Molti candidati che aveva imposto, pronti a condividere la "grande bugia" sul furto delle elezioni del 2020, hanno vinto, e magari avranno ruoli che fra due anni li metteranno in condizione di ribaltare il risultato in favore di Donald. Diversi suoi alleati simbolo però hanno perso, come Oz e Mastriano in Pennsylvania, mentre sono indietro Lake e Masters in Arizona, e Walker in Georgia. In altre parole l’ex presidente ha dimostrato che forse sta perdendo il tocco magico, o comunque il suo appoggio non significa più vittoria automatica.

(afp)

E’ probabile che si candidi comunque, magari non il 15 novembre, per non interferire col ballottaggio in Georgia. Il Gop però si chiede se gli conviene correre ancora per la Casa Bianca con lui, considerando che ha vinto le elezioni del 2016, ma poi ha perso le midterm del 2018, le presidenziali del 2020, e forse compromesso le midterm di ieri. La base è con lui, ma potrebbe abbandonarlo, se si rendesse conto che li porta alla sconfitta. Anche perché invece il suo clone Ron DeSanctis, confermato in maniera netta alla carica di governatore della Florida, potrebbe rappresentare un’alternativa più efficace. Sul fronte opposto, invece, i democratici hanno dimostrato di essere competitivi in proiezione del 2024, con Biden o senza, forse proprio perché il timore di tornare al caos quotidiano di Trump spinge moderati e indipendenti ad evitarlo. Su questo si potrebbero giocare il destino politico di Donald, e quello della Casa Bianca, nei prossimi due anni.