Kherson, è svolta nel conflitto in Ucraina: i russi si ritirano oltre il Dnipro
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraODESSA - Mosca ha annunciato che abbandonerà Kherson, capoluogo di una provincia ucraina di cui 40 giorni fa aveva dichiarato l'inclusione nella Federazione russa. Si amputerà una città simbolica, strategica, decisiva per ipotizzare l'avanzata in direzione di Odessa e della Transnistria, sogni proibiti di un'operazione "speciale" che sembra sempre più una guerra persa.
Abbandona una città che ha conquistato il 3 marzo senza sparare un colpo, grazie a traditori assoldati per tempo. Una città a cui ha imposto il rublo, in cui ha promosso il russo a lingua ufficiale. In cui ha proclamato una farsa di referendum sotto occupazione armata, dove i suoi soldati hanno torturato e ucciso dissidenti; dove hanno sparato al direttore della Filarmonica perché non voleva collaborare; dove hanno rubato e portato oltre il fiume Dnipro le ambulanze, gli autobus e le autopompe. Dove con la scusa della sicurezza hanno depo…
ODESSA - Mosca ha annunciato che abbandonerà Kherson, capoluogo di una provincia ucraina di cui 40 giorni fa aveva dichiarato l'inclusione nella Federazione russa. Si amputerà una città simbolica, strategica, decisiva per ipotizzare l'avanzata in direzione di Odessa e della Transnistria, sogni proibiti di un'operazione "speciale" che sembra sempre più una guerra persa.
Abbandona una città che ha conquistato il 3 marzo senza sparare un colpo, grazie a traditori assoldati per tempo. Una città a cui ha imposto il rublo, in cui ha promosso il russo a lingua ufficiale. In cui ha proclamato una farsa di referendum sotto occupazione armata, dove i suoi soldati hanno torturato e ucciso dissidenti; dove hanno sparato al direttore della Filarmonica perché non voleva collaborare; dove hanno rubato e portato oltre il fiume Dnipro le ambulanze, gli autobus e le autopompe. Dove con la scusa della sicurezza hanno deportato 115mila persone. Dove hanno requisito case e immobili ucraini come se la guerra annullasse la proprietà privata.
È la terza grande ritirata dopo quella del 2 aprile dal nord di Kiev, e dopo la capitolazione dell'11 settembre a nordest di Kharkiv. Servirono a salvare il salvabile e a dispiegare su fronti più promettenti le forze rimaste. Accadrà di nuovo? Persa Kherson, torneranno a martellare il Donbass dove sono impantanati?
Il capo dell'operazione speciale, il generale Serghej Surovikin, ha proposto il ritiro al ministro della Difesa Serghej Shojgu perché Kherson e i villaggi sulla sponda destra del Dnipro non possono essere riforniti, e "la vita delle persone è costantemente in pericolo".
L'unica cosa da fare, dice, è organizzare la difesa lungo la sponda sinistra, dietro una Maginot su più linee che arriva al Mar Nero. Shojgu ha ordinato di procedere. È una decisione difficile, gli ha detto Surovikin, ma "così salveremo la vita dei nostri militari e la capacità di combattimento delle truppe", liberando forze per altri scenari. Sono parole da ascoltare attentamente. A Kiev ricordano il "gesto di buona volontà" di Putin, che a fine giugno "regalò" l'isola dei Serpenti agli ucraini perché avevano ormai imparato a centrarla con armi a sempre maggior gittata e precisione. Oggi, con gli Himars in grado di colpire da lontano un ponte, ogni divisa russa a ovest del fiume Dnipro è a rischio di essere isolata, attaccata e distrutta. Ce ne sono "più di quarantamila", dicono gli esperti. E sono truppe speciali preparate e non i ragazzini, la "carne" come li chiamano cinicamente i loro ufficiali, reclutati nella mobilitazione parziale russa.
Quando la partita è persa, i russi fingono il gesto magnanimo. È una manovra distensiva per la riapertura del negoziato? "Non vediamo segni che la Russia lasci Kherson senza combattere", replica il consigliere di Zelensky, Mikhailo Podolyak: "L'Ucraina libera i territori sulla base dell'intelligence. Contano i fatti, non la sceneggiata in tv". "Qualcuno pensa di essere molto astuto... Ma noi siamo un passo avanti", posta il capo dell'Ufficio presidenziale, Andriy Yermak. In strada, la gente è più diretta: "Gli stiamo facendo il mazzo, altro che mossa distensiva".
Alla ritirata non assisterà il vicegovernatore filorusso di Kherson, Kirill Stremousov: è morto proprio ieri, in un misterioso incidente stradale. Nei paesi liberati a venti chilometri dalle linee russe, i civili tornano a ispezionare le loro macerie con l'eco della battaglia, a piangere e abbracciarsi mentre i procuratori indagano e gli sminatori fanno brillare ordigni.
Poco lontano, ieri i russi hanno demolito cinque ponti sul fiume Inhulec, che divide la prime linee. Da due giorni si combatte duro a Snihurivka, e ieri gli ucraini se ne sono presi una fetta. È un nodo strategico. "È l'inizio della controffensiva", si pensava prima che arrivasse l'annuncio del Cremlino. Quando la città di 380mila abitanti che fu porto fluviale, terminale granario e cantiere navale d'Ucraina tornerà libera, vivrà tra l'artiglieria russa e l'incubo della diga di Nova Kachovka. Se venisse distrutta, 18 milioni di metri cubi d'acqua travolgerebbero tutto. E intanto in Ucraina allarmi e droni, missili, esplosioni e nuvole di fumo nero: niente di nuovo sotto il sole.