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Messico, in 300 al rave nazista per ricordare la marcia su Roma

La commemorazione a Predappio per il centenario della marcia su Roma (ansa)
L'evento, documentato dal quotidiano El Pais in un video, nato per commemorare un doppio anniversario: il centinario della manifestazione mussoliniana e la nascita della Falange spagnola di José Antonio Primo de Rivera
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Clandestini. Ma decisi a riunirsi, contarsi e a farsi sentire. Nazisti accalcati in una sala di 90 metri quadrati che ascoltano esaltati cinque band. Il tutto per commemorare un doppio anniversario: la Marcia su Roma di Mussolini e la nascita della Falange spagnola di José Antonio Primo de Rivera. Entrambi gli appuntamenti cadono il 28 ottobre. 

Succede in Messico dove la violenza è di casa. Dei narcos, dei balordi, dei criminali incalliti che riescono a godere di un’impunità disarmante. Ma quello a cui ha assistito un giornalista de el Pais, lasciando come testimonianza un video che ha riprodotto sul quotidiano, è diverso. Circa 300 uomini e una ventina…

Clandestini. Ma decisi a riunirsi, contarsi e a farsi sentire. Nazisti accalcati in una sala di 90 metri quadrati che ascoltano esaltati cinque band. Il tutto per commemorare un doppio anniversario: la Marcia su Roma di Mussolini e la nascita della Falange spagnola di José Antonio Primo de Rivera. Entrambi gli appuntamenti cadono il 28 ottobre. 

Succede in Messico dove la violenza è di casa. Dei narcos, dei balordi, dei criminali incalliti che riescono a godere di un’impunità disarmante. Ma quello a cui ha assistito un giornalista de el Pais, lasciando come testimonianza un video che ha riprodotto sul quotidiano, è diverso. Circa 300 uomini e una ventina di donne si sono riuniti nella Sala del Pentathlon, quartiere di Santa María la Ribera, a Città del Messico, per assistere al The Empire Strikes Back, spettacolo musicale che rievocava il ritorno appunto dell’Impero che risponde. Impero nazista. Un’orgia invasata di mani tese, slogan che inneggiano a Hitler e al Terzo Reich, incitati dalle parole e dal rock duro dei messicani SunCity Skin, Last Chance e Royal Aces Convicted. La data e il luogo sono stati tenuti segreti fino all’ultimo ma sono molti quelli che hanno acquistato il biglietto (80 dollari) online mesi prima passando dai siti del vasto mondo dell’estrema destra. 

Accurati i controlli per evitare gli infiltrati. Bisognava accedere a un portale e poi iscriversi a una chat su whatsapp che forniva il Q code da far illuminare all’ingresso. Un servizio di sicurezza ti sottoponeva a perquisizione e ti scrutava sospettoso. “Siamo discreti perché ci perseguitano”, hanno detto al collega del quotidiano spagnolo che tramite un giro complicato di contatti è riuscito a procurarsi un biglietto. “Siamo in 300 ma è molto facile che arrivino mille antifascisti per ucciderci”, hanno aggiunto con una certa paranoia. “Vengono qui per interrompere i nostri eventi, ci lanciano le bombe molotov e se camminiamo da soli per strada basta incontrare un loro piccolo gruppo che ci assaltano e ci spaccano la testa. Sappiamo chi sono e sappiamo che ci tengono sotto tiro”. 

Presto la musica irrompe dal mega impianto installato nella piccola sala. Fa caldo, racconta ancora il giornalista, la gente inizia a spogliarsi. Quasi tutti hanno le teste rasate e mostrano sul corpo tatuaggi con le classiche svastiche, immagini del Fuhrer, croci uncinate, motti e frasi naziste. Si esaltano, alzano una selva di braccia e mani tese per accompagnare le tre band che formano il movimento RAC (Rock Against Communism) in Messico. Per il momento suonano e agiscono nel grande paese nordamericano ma hanno stretto rapporti con gruppi inglesi e nordeuropei e programmato trasferte. Tutti conoscono i testi delle canzoni e tutti gridano all’unisono “Al arma!”, lo slogan della guerra civile spagnola contro anarchici, indipendentisti e comunisti. Un tripudio contagioso. Che eccita e fomenta. 

La massa adesso si tocca, si spinge, si urta a petto nudo mentre le altre due band spagnole prendono posto sul palco e iniziano anche loro a scuotere le pareti del Pentathlon. L’organizzazione del concerto è stata affidata al Desperados Division, un’agenzia di eventi che ha contattato i singoli partecipanti spiegando bene loro come dovevano fare per raggiungere il luogo prescelto. Puntavano a raccogliere 150 persone, ne sono arrivate 300 e alla fine hanno dovuto chiudere anche la vendita dei biglietti perché la sala non avrebbe consentito di ospitarne di più. 

La cosa non ha avuto molta eco in Messico. Si sa che esistono questi gruppi che agiscono però in piena clandestinità. Il 3 novembre scorso il Senato ha approvato una legge che punisce fino a 3 anni di carcere chiunque diffonde idee basate sulla superiorità razziale e sull’odio, o chi, per gli stessi motivi inciti a commettere atti di violenza. I senatori che hanno approvato la norma ricordano che su alcuni principi bisogna essere chiari e intransigenti. “Negli ultimi anni”, dicono in molti, “in tutto il mondo c’è stato un allarmante aumento di incitamento all’odio, razzismo e intolleranza anche da parte di personaggi noti, leader politici e sociali”.