Mosca svela il mistero del maestro delle spie
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoIl maestro delle spie ha vissuto un’esistenza avvolta nel mistero. Arnold Deutsch è stato forse il più importante agente sovietico: ha reclutato Kim Philby e i “Cinque di Cambridge”, l’operazione entrata nella Storia che ha permesso a Mosca di infiltrare per vent’anni i santuari del potere britannico e della Nato. Poi nel 1937 è stato richiamato in Russia ed è scomparso nel nulla. Molti ricercatori hanno creduto che fosse stato eliminato nelle purghe staliniane. Adesso però una cerimonia solenne voluta da Putin ha permesso di mettere un punto fermo alle leggende sulla sua fine.
Nell’ottantesimo anniversario della morte, il Cremlino lo ha celebrato con i massimi onori, affidati a una spedizione dei suoi eredi: i servizi segreti russi. Un nave per ricerche oceanografiche – che in realtà è una centrale di spionaggio navigante – ha raggiunto una posizione esatta a largo del Mare di Barent…
Il maestro delle spie ha vissuto un’esistenza avvolta nel mistero. Arnold Deutsch è stato forse il più importante agente sovietico: ha reclutato Kim Philby e i “Cinque di Cambridge”, l’operazione entrata nella Storia che ha permesso a Mosca di infiltrare per vent’anni i santuari del potere britannico e della Nato. Poi nel 1937 è stato richiamato in Russia ed è scomparso nel nulla. Molti ricercatori hanno creduto che fosse stato eliminato nelle purghe staliniane. Adesso però una cerimonia solenne voluta da Putin ha permesso di mettere un punto fermo alle leggende sulla sua fine.
Nell’ottantesimo anniversario della morte, il Cremlino lo ha celebrato con i massimi onori, affidati a una spedizione dei suoi eredi: i servizi segreti russi. Un nave per ricerche oceanografiche – che in realtà è una centrale di spionaggio navigante – ha raggiunto una posizione esatta a largo del Mare di Barents, a nord della Scandinavia. Una delegazione di 007 si è allineata sul ponte e ha gettato una corona di fiori sulle onde, mentre veniva suonato l’inno nazionale. Lì il 7 novembre 1942 i tedeschi hanno affondato il mercantile dove viaggiava Deutsch, diretto negli Stati Uniti per una nuova missione top secret. Il suo corpo adesso è nell’abisso, imprigionato nel relitto della nave che aveva un nome estremamente attuale: Donbass.
È un omaggio significativo: testimonia la volontà russa di recuperare il passato di grande potenza, elogiando gli uomini che in nome dell’Urss hanno condotto la sfida più temeraria e più spregiudicata contro l’Occidente. Allo stesso tempo, elogia l’attività dei servizi segreti che Putin, ex ufficiale del Kgb, ha trasformato nella classe dirigente della nuova Russia.
La commemorazione è stata trasmessa dalla tv di Stato. È cominciata a Severomosk, la base della Flotta del Nord: sul molo sei i marinai e gli operativi dell’intelligence estera hanno ricordato l’eroe sovietico dai cento nomi, esibendo foto e documenti. Arnold Deutsch è un personaggio da romanzo, protagonista di avventure spericolate e spesso inverosimili. Un ricco ebreo, nato nelle terre romene dell’impero austro-ungarico e finito al fronte della Grande Guerra. Non è chiaro se la conversione al comunismo sia avvenuta durante la prigionia in Russia ma di sicuro negli anni Venti era già al lavoro per il Comintern. Si è laureato a Vienna in chimica nel 1924 e tutti ne parlano come di un genio, dalla cultura sterminata e l’empatia fulminante. Durante le sue missioni cambia spesso identità: dicono che nel 1933 sia stato arrestato dai nazisti in Germania ma un compagno infiltrato nel vertice della Gestapo, Willi Lehman, lo avrebbe fatto rilasciare. Poi va a Londra e con il suo vero nome si laurea in psicologia.
L’università è il suo terreno di caccia. Tanti studenti sono comunisti. Lui sceglie i più promettenti, li arruola e li convince a nascondere le loro idee: devono fingersi reazionari, per ottenere posizioni chiave nell’amministrazione britannica. Sono giovani di belle speranze, entusiasti per il sogno rivoluzionario e in venti accettano di lavorare per l’utopia Urss. Il capolavoro è il reclutamento di Philby, che dal 1940 sale i gradini dell’intelligence di Sua Maestà e arriva fino all’ambasciata di Washington, con l’incarico di tenere le relazioni con lo spionaggio statunitense: è stato una fonte straordinaria di informazioni, smascherata solo nel 1963 quando ormai era in fuga per Mosca.
“Deutsch era un uomo meraviglioso – ha detto Philby - , semplicemente meraviglioso. L’ho avvertito immediatamente e quella sensazione non mi ha mai lasciato. La prima cosa che notavi erano i suoi occhi. Ti guardava come se nulla fosse più importante di te e dell’essere lì a parlarti. E aveva un incredibile senso dell’humour”.
Assieme a Philby nella squadra selezionata da Deutsch a Cambridge c’erano Anthony Blunt, dirigente dell’MI5, e i diplomatici Donald Maclean e Guy Burgess. Il “quinto uomo” – quello rimasto più a lungo in incognito - era invece John Cairncross, che aveva accesso a tutti i codici cifrati ed è riuscito a trasmettere informazioni sui programmi nucleari. Cinque rampolli delle migliori famiglie britanniche, con una doppia vita che ha superato qualsiasi controllo. Cinque idealisti. Deutsch è stato il loro anfitrione e istruttore. Nell’elegantissima casa dell’Isokon Bulding si riuniva un cenacolo di artisti e letterati, come la fotografa Edith Tudor-Hart, che tra una festa e una discussione filosofica valutavano le capacità degli studenti da agganciare. “Deutsh – ha scritto lo storico Christopher Andrew - condivideva con loro la stessa fede visionaria in un futuro della razza umana libero dallo sfruttamento e dall’alienazione del sistema capitalistico. Il suo messaggio di liberazione era di grande fascino per i Cinque di Cambridge perché aveva sia la dimensione politica che quella sessuale. Burgess e Blunt erano gay e Maclean bisessuale, in un’epoca in cui le relazioni omosessuali, anche tra adulti consenzienti. Invece Cairncross, eterosessuale come Philby, più tardi ha scritto una storia della poligamia”.
Il giallo sulla fine di Deutsch è rimasto intatto per ottant’anni. Tanti hanno pensato fosse stato eliminato nelle purghe del dittatore sovietico. Nello stesso periodo infatti la Lubjanka aveva richiamato in patria altri agenti sospettati di simpatie troskiste: soprattutto ebrei e stranieri, come lui, che erano spariti nei gulag. Era stato Philby il primo a raccontare la vicenda del mercantile diretto in America, affondato dai nazisti: una versione che lo rendeva vittima di Hitler e non del terrore stalinista. Per questo pochi gli avevano dato credito, continuando negli anni Novanta a cercare invano tracce della sua sorte negli archivi della polizia politica.
Ora il Cremlino ha offerto una versione ufficiale. La televisione ha mostrato le coordinate dove si trova il relitto del mercantile “Donbass”, colato a picco il 7 novembre 1942 dopo una breve scontro con un cacciatorpediniere tedesco. L’epilogo perfetto per un eroe sovietico, caduto in battaglia dopo un’esistenza nell’ombra: lo stesso sacrificio che oggi Putin chiede agli agenti segreti impegnati sul fronte ucraino.