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La Pennsylvania è democratica: le parabole di Josh Shapiro e John Fetterman

(reuters)
Alle elezioni di midterm vincono un governatore liberal e un senatore radicale di sinistra che riconquista il voto operaio
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New York - La terra dell’incertezza, delle acciaierie, della classe media, ma anche dell’infanzia di Joe Biden non è stata alla fine così incerta: la Pennsylvania è blu, è democratica. Lo è stata due volte in una campagna segnata dallo scontro sull’aborto. Ha eletto un governatore liberal, Josh Shapiro, e un senatore radicale di sinistra, John Fetterman. Uno allevato in una famiglia borghese progressista per diventare una persona modello, impegnata nei diritti civili; l’altro cresciuto in una famiglia di conservatore, ai margini di una vita sempre in salita, segnata da lutti, la morte del suo amico d’infanzia, una volta Hells Angel e poi studente a Harvard. Uno allenava i bambini a basket, l’altro con i suoi due metri e sette avrebbe potuto giocare sotto canestro. Josh e John.

(reuters)

Quando nella notte arriva la proclama…

New York - La terra dell’incertezza, delle acciaierie, della classe media, ma anche dell’infanzia di Joe Biden non è stata alla fine così incerta: la Pennsylvania è blu, è democratica. Lo è stata due volte in una campagna segnata dallo scontro sull’aborto. Ha eletto un governatore liberal, Josh Shapiro, e un senatore radicale di sinistra, John Fetterman. Uno allevato in una famiglia borghese progressista per diventare una persona modello, impegnata nei diritti civili; l’altro cresciuto in una famiglia di conservatore, ai margini di una vita sempre in salita, segnata da lutti, la morte del suo amico d’infanzia, una volta Hells Angel e poi studente a Harvard. Uno allenava i bambini a basket, l’altro con i suoi due metri e sette avrebbe potuto giocare sotto canestro. Josh e John.

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Quando nella notte arriva la proclamazione della vittoria, Fetterman sale sul palco a Pittsburgh, davanti ai suoi sostenitori, e non trova le parole, per la prima volta. “Io, ehm, io, sì” e poi sorride, scuotendo la testa. “Grazie, grazie davvero, all’una e mezzo di notte siete ancora qui in tanti”, aggiunge. A questi due nomi di successo corrispondono, per ovvie ragioni, due sconfitti, fragorosi, non per i numeri, ma per il ruolo che hanno svolto in questa campagna: sono ii due candidati sostenuti da Donald Trump e mal sopportati dal resto del partito. Uno, Doug Mastriano, veterano dell’esercito, cospirazionista, antiabortista, espressione dell’estrema destra, uno che si era fatto i selfie tra gli insurrezionisti diretti a Capitol Hill, il 6 gennaio del 2021, e l’altro, Mehmet Oz, controverso personaggio televisivo celebre con il nome di Dr. Oz, quello che aveva promosso l’apertura delle scuole in piena pandemia, mettendo in conto che sarebbero morti migliaia di bambini, considerato un “prezzo da pagare” pur di non fermare la macchina economica americana.

Oz è anche quello che vive in New Jersey ma si è scoperto uomo della Pennsylvania dopo un pellegrinaggio a casa di Trump, a Mar-a-Lago, dove il tycoon gli ha offerto di candidarsi per il Senato. Alla fine non ce l’ha fatta, anche se per poco, in uno straordinario testa a testa durato tutta la notte, battuto da Fetterman, un altro personaggio che sembra uscito da una graphic novel di Will Eisner, gigantesco, collo taurino, la perenne felpa nera con cappuccio, e le maniche tirate su a mostrare i tatuaggi, con le date di morte di nove persone, tutte vittime della violenza di strada nella città dove lui era sindaco, Braddock. Fetterman ha una sintassi incerta ma parla al cuore della gente, a volte in modo anche un po’ populista, qualcosa che aveva fatto storcere il naso all’elite democratica, ma alla fine questo lo ha salvato da una sconfitta possibile, non tanto per la caratura dello sfidante, Oz era un candidato posticcio, ma per via dell’ictus che aveva quasi ucciso Fetterman pochi mesi fa e che gli ha lasciato segni apparsi evidenti nel disastroso duello televisivo, quando aveva perso alcune volte il filo del discorso.

Fetterman però ha tenuto, è ripartito, probabilmente ha goduto anche degli effetti della campagna nell’ultima settimana quando sono arrivati tutti i big del partito a sostenerlo, soprattutto Barack Obama. Fetterman, ex vicegovernatore e portavoce della Pennsylvania nelle settimane in cui Trump lanciava accuse di frode, ha vinto la sua corsa, presentandosi come candidato della classe operaia, delle famiglie della periferia, degli emarginati, i disoccupati, gli esuberi, gli invisibili. Due anni dopo la notte delle presidenziali, la Pennsylvania torna a essere il crocevia delle elezioni che dovevano rappresentare l’onda rossa e invece ha visto i Democratici reggere l’assalto repubblicano. Se seriva qualcuno dalle spalle grosse, John il Gigante tatuato ha mostrato di averle.