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L'elefante nella stanza, Trump spinge i repubblicani sull’orlo di una crisi di nervi

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La vittoria dimezzata e il trionfo dell’astro nascente Ron DeSantis mandano in fibrillazione il Gop. Spoglio ancora in alto mare: la maggioranza al Senato appesa a Nevada, Arizona e Georgia
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NEW YORK - Lunghi coltelli in casa repubblicana. A due giorni dalla mancata "Red Wave", con l'attesa onda rossa (colore dei conservatori) trasformatasi in una "Purple Rain", pioggia porpora - mix dei colori dei due partiti, cioè: con la resurrezione perfino dei "ticket-splitter", elettori che in Pennsylvania, Ohio e Georgia hanno preferito il voto disgiunto agli impresentabili - nel Partito dell'Elefante è iniziato lo scaricabarile. E pazienza se il conteggio alla Camera, dove i conservatori sono destinati a vincere, non è ancora finito (siamo a 209 seggi rep contro 192 dem, 34 sono da assegnare) e pure le sorti del Senato sono incerte, in attesa dei dati definitivi di Arizona, Nevada e soprattutto del ballottaggio del 6 dicembre in Georgia.

Col gradimento di Joe Biden ai minimi storici, l''"onda salmone", come l'ha ironicamente definita il comico Stephen Colbert, secondo tanti si poteva evitare. E…

NEW YORK - Lunghi coltelli in casa repubblicana. A due giorni dalla mancata "Red Wave", con l'attesa onda rossa (colore dei conservatori) trasformatasi in una "Purple Rain", pioggia porpora - mix dei colori dei due partiti, cioè: con la resurrezione perfino dei "ticket-splitter", elettori che in Pennsylvania, Ohio e Georgia hanno preferito il voto disgiunto agli impresentabili - nel Partito dell'Elefante è iniziato lo scaricabarile. E pazienza se il conteggio alla Camera, dove i conservatori sono destinati a vincere, non è ancora finito (siamo a 209 seggi rep contro 192 dem, 34 sono da assegnare) e pure le sorti del Senato sono incerte, in attesa dei dati definitivi di Arizona, Nevada e soprattutto del ballottaggio del 6 dicembre in Georgia.

Col gradimento di Joe Biden ai minimi storici, l''"onda salmone", come l'ha ironicamente definita il comico Stephen Colbert, secondo tanti si poteva evitare. E la colpa, concordano, è di Donald Trump. Sì perché, soprattutto negli Stati-chiave, gli sconfitti sono estremisti e negazionisti del voto sostenuti dall'ex presidente (con eccezioni eccellenti, come lo scrittore J.D. Vance vincitore della gara per il Senato in Ohio): che sperava di cavalcarne il successo in vista dell'annuncio della sua terza candidatura alla Casa Bianca promessa per il 15 novembre. Quella stessa che molti ora gli chiedono di far slittare fino al cruciale voto in Georgia destinato a determinare gli equilibri in Senato.

Mentre altri - l'ex governatore del New Jersey Chris Christie fra questi - gli dicono chiaro di mollare. Certo, da mercoledì gli attacchi a The Donald si stanno intensificando: e a fargli più male è di sicuro il fuoco "amico" dei giornali di Rupert Murdoch. Col New York Post ieri a ridicolizzarlo in copertina paragonandolo, con un titolo che non lascia scampo, al buffo Humpty Dumpty (il personaggio a forma di uovo caro agli inglesi): "Trumpty Dumpty" cioè "Trump scaricato". Con la richiesta esplicita al Gop di "andare oltre e rimettere insieme il partito".

Pure l'economico Wall Street Jounal, parte dello stesso gruppo, d'altronde picchia duro con un editoriale senza sconti: "Trump è il più grande perdente del Partito repubblicano. Suoi i flop del 2018, 2020, 2022". E mentre è già virale l'hashtag #ToxicTrump, pure Mick Mulvaney, suo ex capo dello staff alla Casa Bianca, prende le distanze: "Oggi siamo tutti DeSantis", dice riferendosi all'importante vittoria del governatore della Florida che ha sconfitto l'avversario dem Charlie Crist 59,4 a 40. Unico a provocare una vera onda rossa (stravincendo perfino nella liberal Miami), confermandosi come il più papabile candidato alla Casa Bianca 2024. E infatti l'ex presidente lo ha già minacciato: "Non ti conviene, so di te certe cose...".

Trump in pubblico ostenta sicurezza, "successo incredibile", ripete. Ma in privato sarebbe così furioso da aver insultato l'amico conduttore di Fox Sean Hannity, l'alleato re dei casinò Steve Wynn, e perfino la moglie Melania. Tutti rei, a suo dire, di averlo convinto a sostenere Mehmet Oz, malamente sconfitto in Pennsylvania. Intanto, il successo parziale del Gop sta mettendo in difficoltà pure l'aspirante Speaker - oggi leader della minoranza rep alla Camera - Kevin McCarthy.

La possibilità di una maggioranza ristretta sta infatti ringalluzzendo l'ala più estremista, decisa ad alzare la posta per sostenerlo: chiedendo, ad esempio, un posto nella potente commissione Sorveglianza alla complottista Marjorie Taylor Greene. Pur in disgrazia, insomma, Trump conta ancora su una rete di lealisti con la stessa l'attitudine per le controversie. Il primo braccio di ferro è infatti un segnale che McCarthy sarà alla mercé dei capricciosi estremisti. Seppure non ha straperso, per President Biden, la strada resta dunque in salita. Con buona pace del suo appello di ieri: "Lavoriamo insieme"