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Elezioni Usa, a che punto è lo spoglio di Camera e Senato e perché i democratici sperano

(ansa)
I repubblicani dovrebbero strappare ai rivali la Camera, dove però si scontreranno con il potere di veto del presidente Biden. Mentre al Senato i dem puntano almeno al pareggio, che significherebbe maggioranza grazie al voto della vicepresidente Harris
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NEW YORK - A tre giorni dalla conclusione del voto di midterm, l'America ancora non sa chi guiderà il Congresso. I conteggi proseguono e non c'è nulla di anormale in questo: in Nevada e Arizona - Stati in bilico, essenziali per il controllo del Senato - la conta e riconta delle schede elettorali inviate per posta, che questo anno sono state tantissime, è iniziata solo dopo aver finito quelle del voto in presenza. Attualmente la situazione ancora di stallo vede dunque al Senato i democratici fermi a 48 seggi mentre i repubblicani ne hanno 49: la maggioranza si ottiene con 51 (ma ai dem ne bastano 50 perché hanno il voto della vicepresidente Kamala Harris che presiede la Camera Alta). 

Le manovre per il ballottaggio in Georgia

Con l'Arizona che sembra protendere verso i dem e il Nevada ancora incerto (potrebbe andare ai rep) il risultato della Georgia, dove si andrà al ballottaggio il 6 dicembre, appare sempre pi&ugra…

NEW YORK - A tre giorni dalla conclusione del voto di midterm, l'America ancora non sa chi guiderà il Congresso. I conteggi proseguono e non c'è nulla di anormale in questo: in Nevada e Arizona - Stati in bilico, essenziali per il controllo del Senato - la conta e riconta delle schede elettorali inviate per posta, che questo anno sono state tantissime, è iniziata solo dopo aver finito quelle del voto in presenza. Attualmente la situazione ancora di stallo vede dunque al Senato i democratici fermi a 48 seggi mentre i repubblicani ne hanno 49: la maggioranza si ottiene con 51 (ma ai dem ne bastano 50 perché hanno il voto della vicepresidente Kamala Harris che presiede la Camera Alta). 

Le manovre per il ballottaggio in Georgia

Con l'Arizona che sembra protendere verso i dem e il Nevada ancora incerto (potrebbe andare ai rep) il risultato della Georgia, dove si andrà al ballottaggio il 6 dicembre, appare sempre più decisivo. E infatti nel Peach State, lo Stato delle pesche, la mobilitazione di entrambe i partiti è già iniziata. Entrambe in queste ore stanno chiedendo ai grandi donatori di aprire nuovamente il portafogli e fare un ennesimo sforzo donando a quella che già oggi è la gara che più è costata in America (siamo vicini ai 400 milioni di dollari). Spingendo anche i "vip" dei due schieramenti a visitare quel territorio per dare una mano alla riaccesa campagna. E se il dem Raphael Warnock ieri ha già tenuto un primo, affollatissimo comizio ad Atlanta ("Ve lo avevo detto che avremmo passato insieme Thaksgiving", ha scherzato), Walker ha ricominciato a visitare col suo bus le aree più remote dello stato. Raggiunto ieri anche dal senatore texano ultraconservatore Ted Cruz.


Mentre da Washington il leader dei Rep Mitch McConnell (che era stato critico verso i candidati scelti da Donald Trump, Walker compreso) sta ora facendo pressing sul rieletto governatore Brian Kemp affinché dia una mano all'afroamericano repubblicano. L'ex campione di football ha infatti patito molto del voto disgiunto: con la gente che ha votato per il governatore Rep ma non per lui. Kemp, che disse di no a Donald Trump quando questi due anni fa gli chiese di "trovare" gli 11mila voti mancanti che lo avrebbero aiutato a mantenere la Casa Bianca (e per questo si è fatto la fama di moderato) finora si è guardato bene di farsi vedere con Walker - pur ripetendo di non avere nessun problema con lui. Ma certo ora ci sono le sorti dell'intera legislatura in ballo: e probabilmente farà un'eccezione.

I sogni democratici alla Camera

Anche alla Camera i repubblicani sono in vantaggio, 211 seggi contro i 194 conquistati dai dem. Hanno bisogno di altri 7 seggi per ottenere la maggioranza, ma ora più di una tv, Cnn in testa, sottolinea che, se ci sarà, la vittoria potrebbe essere davvero risicata: arrivando a un flebile 222. Non solo: in casa democratica c'è addirittura chi comincia a sperare che i dem possano tenere (cioè vincere, sia pure di strettissima misura) dato che quel che resta da conteggiare è il voto postale, solitamente a loro favorevole. Quel che è certo è che nessuno dei due partiti avrà una maggioranza tale da poter effettivamente imprimere un nuovo corso. Nessuno avrà abbastanza voti per superare l'ostruzionismo in Senato (ne servono 60). E i repubblicani non avranno i numeri per superare il potere di veto del presidente Joe Biden (serve il voto dei due terzi di entrambe le Camere). La saga continua.