La grande fuga da Kherson: i soldati ucraini accerchiano la città
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraPERVOMAISKE - Cercavamo l'azione e abbiamo trovato Bilash, "torta fritta", il cane dei soldati del check point. Sole, campi, strada deserta. Lungo una via secondaria ritrovata dopo aver aggirato un ponte sfasciato, Bilash azzanna la ruota sotto gli occhi bonari dei soldati che hanno voglia di sorridere, oggi che non si spara più. La ritirata del Cremlino è questo: a pochi chilometri dal fronte, ora tutto tace.
Il presidente Zelensky ha cancellato ieri sera i dubbi sul significato di questa mossa russa: "Gli insediamenti liberati sono 41. È il risultato di mesi di lotta brutale. Non è il nemico ad andarsene, sono gli ucraini che gli danno la caccia. Come a Kharkiv. Come prima a Kiev e Sumy e Chernihiv. Ora tocca a Mykolaiv e Kherson. Dobbiamo andare fino in fondo, sul campo di battaglia e in diplomazia, in modo che su tutta la nostra terra, lungo il nostro confine riconosciuto a livello internazionale, ci siano le nostre bandiere&quo…
PERVOMAISKE - Cercavamo l'azione e abbiamo trovato Bilash, "torta fritta", il cane dei soldati del check point. Sole, campi, strada deserta. Lungo una via secondaria ritrovata dopo aver aggirato un ponte sfasciato, Bilash azzanna la ruota sotto gli occhi bonari dei soldati che hanno voglia di sorridere, oggi che non si spara più. La ritirata del Cremlino è questo: a pochi chilometri dal fronte, ora tutto tace.
Il presidente Zelensky ha cancellato ieri sera i dubbi sul significato di questa mossa russa: "Gli insediamenti liberati sono 41. È il risultato di mesi di lotta brutale. Non è il nemico ad andarsene, sono gli ucraini che gli danno la caccia. Come a Kharkiv. Come prima a Kiev e Sumy e Chernihiv. Ora tocca a Mykolaiv e Kherson. Dobbiamo andare fino in fondo, sul campo di battaglia e in diplomazia, in modo che su tutta la nostra terra, lungo il nostro confine riconosciuto a livello internazionale, ci siano le nostre bandiere". Usa la parola "diplomazia", e parla di confini "riconosciuti a livello internazionale". Parole da leggere e interpretare. L'effetto sul campo è dirompente: "Le forze armate ucraine hanno completamente circondato Kherson: siamo in attesa di informazioni ufficiali", dice Kostantyn Ryzhento, giornalista della città occupata.
In poche ore è cambiato tutto. Contenti, ragazzi? "Certo, slava Ukraini!", dicono i soldati al check point di Pervomaiske, lungo la strada che porta al vecchio bastione di Snihurivka passato di mano da poche ore. In mezzo al campo arato la coda di un razzo è conficcata nel terreno. "Arrivava di tutto, tutti i giorni - raccontano - oggi è il primo giorno che è tutto tranquillo. Se ne sono andati". Quando il comando militare russo ha annunciato il ritiro sulla riva sinistra del Dnipro, le istituzioni ucraine hanno risposto con scetticismo. Ma la ritirata è realtà. Si smontano le trincee, si spostano le linee, si liberano i paesi in cui i soldati russi vivevano negli scantinati, nelle fosse scavate per proteggere uomini e armi. La ritirata russa è ordinata e consistente. Si lascia dietro case sventrate dai bombardamenti incrociati, villaggi con mucche e maiali morti, cani e galline sventrati nelle stradine bombardate. Non c'è anima viva, ma i russi vanno via e tornano le bandiere gialle e blu.
Ufficialmente, Kiev gela gli entusiasmi e paventa la trappola: il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak, dice di temere "l'artiglieria sulla riva sinistra" del Dnipro, e avverte che Mosca vuole "trasformare la città in macerie". Ma ieri sera anche la Wagner sosteneva che gli incursori ucraini sono già entrati a Kerson. A Odessa Yevhen e Alexandr levano i calici: "Sabato e domenica brinderemo a prosecco!". Tutto il Paese sospira aria fresca di sollievo: "L'Ucraina ha resistito e si difende. Esiste, ed esisterà", dice il presidente Zelensky a un Paese che il 24 febbraio era dato per spacciato.
A Mykolaiv la ritirata russa vuol dire "acqua!". Da aprile i russi le hanno chiuso i rubinetti e fa la fila per una tanica. Tra i paesi ufficialmente riconquistati ieri dagli ucraini c'è anche Kyselivka: lì c'è il collettore principale del canale che prende l'acqua dal Dnipro e la porta a Mykolaiv. "L'acqua tornerà presto!", annuncia il deputato Igor Kopytyn. "Prima dobbiamo prendere Antonivka, dove ci sono le stazioni di pompaggio", frena il governatore Vitalij Kim. Ma in città l'euforia la tagli col coltello: "Non vedo l'ora di farmi una doccia e riempirmi la vasca da bagno", brinda Marina Stepovaja.
Intanto nel Donbass sono i russi ad attaccare. Allarmi in tutto il Paese, energia razionata, esplosioni, missili e droni. Ieri a Kherson i russi hanno fatto saltare la centrale termica, la sottostazione elettrica, il centro tv e i ripetitori dei telefonini. Ma oggi l'aria fredda della steppa è così: ottimista, speranzosa. "Non ho chiuso la porta ai colloqui, saremo pronti a parlare con una Russia diversa, pronta a una vera pace", dice Zelensky. "Ci stiamo preparando a riallacciare l'elettricità e il riscaldamento. Se lavorate nei servizi pubblici, mettetevi in contatto: stiamo preparando il ritorno di tutto il personale in modo che gli insediamenti liberati possano funzionare pienamente. Tornate al lavoro!", esorta il governatore Kim. Esiste auspicio migliore?