Charles Kupchan: “Alla Camera sarà paralisi ma su Kiev cambierà poco"
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Paralisi sul fronte interno, ma pochi effetti sulla politica estera Usa. Così Charles Kupchan, direttore per l'Europa nel Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca di Obama, giudica l'impatto delle elezioni di midterm. Intravede la possibilità di iniziare a discutere di una soluzione diplomatica per la guerra in Ucraina, e non prevede imbarazzi per i legami tra i membri della coalizione di governo italiana e il trumpismo sconfitto: "La relazione bilaterale è stata impostata sul pragmatismo, e non vedo grandi mutamenti all'orizzonte".
La tenuta dei democratici ha sorpreso. Come giudica il risultato?
"L'impatto sulla politica interna sarà considerevole, perché, presumendo che i repubblicani controlleranno la Camera, renderanno difficile per il presidente passare leggi, aprendo un'era di paralisi. Per la politica estera invece sarà modesto, perché qui la Casa Bianca ha ampi…
NEW YORK - Paralisi sul fronte interno, ma pochi effetti sulla politica estera Usa. Così Charles Kupchan, direttore per l'Europa nel Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca di Obama, giudica l'impatto delle elezioni di midterm. Intravede la possibilità di iniziare a discutere di una soluzione diplomatica per la guerra in Ucraina, e non prevede imbarazzi per i legami tra i membri della coalizione di governo italiana e il trumpismo sconfitto: "La relazione bilaterale è stata impostata sul pragmatismo, e non vedo grandi mutamenti all'orizzonte".
La tenuta dei democratici ha sorpreso. Come giudica il risultato?
"L'impatto sulla politica interna sarà considerevole, perché, presumendo che i repubblicani controlleranno la Camera, renderanno difficile per il presidente passare leggi, aprendo un'era di paralisi. Per la politica estera invece sarà modesto, perché qui la Casa Bianca ha ampia latitudine e il Congresso una capacità limitata. L'impatto specifico sarà sulla possibilità di Biden di ottenere tutto ciò che vuole per assistere l'Ucraina, perché i repubblicani hanno chiarito che non ci saranno assegni in bianco. Però l'ala America First non è andata bene come atteso, quindi non credo che vedremo un neoisolazionismo, con il presidente e le persone intorno a lui internazionaliste e multilateraliste".
A Kherson è in corso un ritiro tattico o una vera svolta?
"Non lo sappiamo con certezza. I russi si ritirano perché il costo di non farlo sarebbe troppo alto, ma forse puntano a costruire una linea difensiva sull'altro lato del fiume Dnipro".
È un'opportunità per rilanciare il negoziato?
"Il ritiro ha un doppio effetto. Da una parte incoraggia l'Ucraina a continuare la lotta, rafforzando chi negli Usa ed Europa crede che debba combattere per la piena vittoria, cioè l'integrità territoriale. D'altra parte, può darsi che gli ucraini raggiungano un punto nella controffensiva in cui credono che abbia senso guardare al negoziato. Zelensky sembra determinato alla piena vittoria, e ha l'appoggio del popolo. Dove saremo dopo l'inverno, in termini di capacità degli ucraini di avanzare, non lo sappiamo. Sembra esserci un movimento per esplorare la diplomazia. Biden lo aveva detto dal principio: mettiamo gli ucraini nella posizione migliore possibile per la diplomazia. È sempre stata sul tavolo, ma è difficile dire ora come e quando sarà possibile perseguirla".
Quale sarebbe la soluzione?
"Una precondizione è lo stallo militare, dove nessuno crede di avere convenienza a continuare la lotta. Ora non ci siamo. Gli ucraini pensano a fare progressi, i russi all'escalation. Se l'inverno provocherà lo stallo, forse la diplomazia potrà essere rilanciata. Ma bisogna elevare le sue prospettive, cominciando anche una conversazione con gli ucraini su quando farlo, a quali condizioni e con quali obiettivi. Non condivido che dipenda solo da loro. È una guerra con grandi implicazioni per l'Occidente, la discussione sui fini è necessaria. L'inverno poi porterà pressione dall'Ue, Germania, Italia, Francia, per i prezzi dell'energia".
Immagina concessioni territoriali?
"Un elemento probabile sarà la neutralità ucraina, ne ha parlato anche Zelensky. I russi hanno sempre obiettato alla sua adesione alla Nato. La parte più difficile riguarda i territori: la Russia può mantenerne alcuni? Credo che il conflitto finirà con una parte dell'Ucraina sotto il controllo russo, in particolare la Crimea, ma non pregiudico il risultato. I confini di febbraio potrebbero essere il punto di partenza per il negoziato".
Cambierà qualcosa con la Cina?
"No, c'è consenso bipartisan sulla durezza verso Pechino. La conversazione con Xi è importante, perché se c'è qualcuno che ha leva su Putin è lui. Per ora però non sembra pronto a dirgli di fermarsi o condannarlo. Non credo che i cinesi siano a loro agio con la guerra, ma finora non hanno premuto sul Cremlino, e non sono ottimista che lo facciano".
Con l'Europa?
"La relazione è straordinariamente forte. Credo che l'Europa sia sollevata dalle midterm, perché non hanno confermato il potere di Trump e hanno dimostrato che con America First si perde. I democratici sono andati meglio perché gli indipendenti non tollerano chi nega i risultati elettorali e deraglia il sistema democratico. Ciò rafforza la relazione atlantica".
A Roma però sono al governo leader legati al trumpismo.
"Biden ha scelto un approccio pragmatico all'Italia, ed è una buona notizia che Meloni abbia indicato di voler tenere la linea sull'Ucraina, invece di seguire Berlusconi o Salvini. Le relazioni sono buone, non mi aspetto cambiamenti significativi".