La strategia del basso profilo: Mosca minimizza la ritirata
di Rosalba Castelletti , di Rosalba CastellettiVladimir Putin non commenta. Del ritiro russo da Kherson parlerà nel "tradizionale" incontro settimanale del Consiglio di Sicurezza. Un faccia a faccia con il ministro della Difesa Serghej Shojgu? "Lo tengono regolarmente", replica il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, che si limita ad annunciare che Putin non andrà al G20 in Indonesia. Mentre il ministero della Difesa usa una perifrasi: "Le unità del contingente di truppe russe si stanno spostando verso le posizioni allestite sulla riva sinistra del fiume Dnipro". Vale a dire: il ritiro da Kherson è iniziato. Ma, dopo il teatrale scambio di battute a favor di telecamera tra Shojgu e il comandante delle forze in Ucraina Serghej Surovikin, le autorità russe tengono un profilo defilato.
Tuttavia sarebbe errato interpretare il silenzio come una debolezza. Lo scrive Mikhail Rostovskij sul giornale filo-governativo Moskovskij Komsomolets: "Il presidente non pone a s…
Vladimir Putin non commenta. Del ritiro russo da Kherson parlerà nel "tradizionale" incontro settimanale del Consiglio di Sicurezza. Un faccia a faccia con il ministro della Difesa Serghej Shojgu? "Lo tengono regolarmente", replica il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, che si limita ad annunciare che Putin non andrà al G20 in Indonesia. Mentre il ministero della Difesa usa una perifrasi: "Le unità del contingente di truppe russe si stanno spostando verso le posizioni allestite sulla riva sinistra del fiume Dnipro". Vale a dire: il ritiro da Kherson è iniziato. Ma, dopo il teatrale scambio di battute a favor di telecamera tra Shojgu e il comandante delle forze in Ucraina Serghej Surovikin, le autorità russe tengono un profilo defilato.
Tuttavia sarebbe errato interpretare il silenzio come una debolezza. Lo scrive Mikhail Rostovskij sul giornale filo-governativo Moskovskij Komsomolets: "Il presidente non pone a sé né all'esercito il compito di vincere ogni battaglia, ma di completare l'operazione con successo. E non importa quante manovre pesanti dal punto di vista dell'immagine dovrà intraprendere l'esercito russo e quale sarà il costo politico di queste manovre. Si sta preparando a un combattimento potenzialmente molto lungo". Lo sostiene anche Aleksandr Baunov, ex diplomatico russo e politologo indipendente del Carnegie Endowment for International Peace. "Si è ipotizzato che il fallimento militare potesse portare alla caduta di Vladimir Putin. Ma dovremmo essere cauti", avverte sul Financial Times.
Primo, perché gli obiettivi della Russia in Ucraina sono tutt'altro che chiari, e perciò rendono incerti la definizione di vittoria e di conseguenza di sconfitta. Secondo, perché Putin è già sopravvissuto a diverse sconfitte, dal blitzkrieg iniziale fallito alla perdita dell'ammiraglia Moscova fino all'attentato sul ponte di Crimea. "Il fatto - scrive Baunov - è che agli occhi dei sostenitori di Putin qualsiasi forma di resistenza all'Occidente è una vittoria, quasi a prescindere dal risultato finale. Anche in ritirata, si consoleranno col pensiero di aver impedito "l'ulteriore riduzione in schiavitù" della Russia. Ecco perché non c'è legame diretto tra battute d'arresto militari e indebolimento del potere di Putin. Per il presidente è difficile perdere quanto vincere".
Non a caso le tv di Stato, seguendo alla lettera le istruzioni del Cremlino, continuano a presentare il "raggruppamento" a Kherson come una "decisione difficile, ma necessaria" per "preservare vite", ma soprattutto insistono sul fatto che la Russia sta combattendo contro la Nato, non contro Kiev. "È importante costruire le nostre difese contro l'Occidente, fatemelo sottolineare, non contro l'Ucraina, e guadagnare tempo", ha detto ieri il deputato di Russia Unita Andrej Isaev su Rossija 1. Guadagnare tempo. La valutazione diffusa è che Mosca voglia usare la ritirata per riorganizzarsi, magari strappando un cessate-il-fuoco che le permetta di addestrare i mobilitati, rimpiazzare gli equipaggiamenti distrutti e riprendere l'attacco in futuro. Anche se la parola "negoziati", un tempo quasi tabù, è sempre più ricorrente, non si parla di pace. E difficilmente se ne parlerà al G20.
In assenza di Putin che "potrebbe partecipare virtualmente", la delegazione russa a Bali sarà guidata dal ministro degli Esteri Serghej Lavrov, che però non incontrerà il presidente statunitense Joe Biden. Per la portavoce Maria Zakharova, Lavrov è pronto a discutere "le modalità di uscita dalla crisi attuale" attraverso colloqui che dovrebbero "tener conto della situazione sul campo e avere un valore aggiunto" per la Russia. Nessuna concessione, neppure dopo la rinuncia a Kherson.