Kherson torna in Ucraina, l’arrivo dei soldati di Kiev festeggiato nelle strade
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraODESSA - Centinaia di bandiere gialle e blu sventolano in piazza Svobody, "libertà". Kherson, per otto mesi occupata, ieri è tornata libera. La gente esce incredula dagli scantinati, dagli appartamenti in cui ha vissuto blindata, e si aggrappa alle divise dei primi incursori ucraini, sbucati in centro con una jeep militare. Sono sempre di più. La folla solleva di peso una soldatessa, urlando di gratitudine e di gioia. L'incubo è finito.
Internet era bloccato e censurato, nella Kherson russa; ma i primi incursori che perlustrano le strade per non far rischiare un'imboscata alle retrovie riversano sui social le immagini della folla impazzita. Le auto strombazzano i clacson, ovunque rispuntano le bandiere ucraine. A ogni minuto qualcuno in più si convince che è proprio vero: i russi se ne sono andati, ora sono liberi.
Dalle tre locali di ieri mattina, come ha ufficialmente annunciato la Difesa russa, "le nostre forze …
ODESSA - Centinaia di bandiere gialle e blu sventolano in piazza Svobody, "libertà". Kherson, per otto mesi occupata, ieri è tornata libera. La gente esce incredula dagli scantinati, dagli appartamenti in cui ha vissuto blindata, e si aggrappa alle divise dei primi incursori ucraini, sbucati in centro con una jeep militare. Sono sempre di più. La folla solleva di peso una soldatessa, urlando di gratitudine e di gioia. L'incubo è finito.
Internet era bloccato e censurato, nella Kherson russa; ma i primi incursori che perlustrano le strade per non far rischiare un'imboscata alle retrovie riversano sui social le immagini della folla impazzita. Le auto strombazzano i clacson, ovunque rispuntano le bandiere ucraine. A ogni minuto qualcuno in più si convince che è proprio vero: i russi se ne sono andati, ora sono liberi.
Dalle tre locali di ieri mattina, come ha ufficialmente annunciato la Difesa russa, "le nostre forze armate hanno completato il ripiegamento" attraversando il fiume Dnipro e abbandonando interamente la riva destra. La grande controffensiva attesa da mesi, negata come "propaganda" dagli scettici, è finita con la debacle di un completo ritiro. Così ordinato, però, da lasciare molte domande senza risposta.
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Dietro i primi incursori, il grosso delle truppe avanza cautamente nelle stradine polverose e minate. Almeno due auto saltano in aria. In ogni paesino distrutto da mesi di guerra durissima spuntano come bucaneve i sopravvissuti, anziane babushke baciano i marcantoni in divisa, i bambini saltellano felici vedendo arrivare i Robocop in mimetica armati fino ai denti. La riconquista sarebbe velocissima, se non pagasse tributo a felicità incontenibili.