Russia, ora i mercenari di Wagner blindano i confini. Prigozhin annuncia: "Costruiamo fortificazioni alla frontiera"
di Andrea Corsi , di Andrea CorsiMOSCA - Nel giorno in cui le forze armate russe annunciano quasi con toni trionfalistici il ritiro ordinato e senza perdite delle truppe convenzionali dalla sponda orientale del Dnipro, Evgenij Prigozhin, leader del gruppo paramilitare russo Wagner, rilancia annunciando l’iniziativa di coinvolgere i propri uomini nella formazione di milizie e di realizzare fortificazioni nelle regioni russe di confine.
“La compagnia militare privata Wagner aiuta e aiuterà la popolazione dei territori di confine nell'addestramento e nelle attività di costruzione, nella preparazione e organizzazione delle milizie”, recita il comunicato pubblicato sulla pagina Vkontakte di Concord, la società di riferimento dello Chef del Cremlino. A detta di Prigozhin, le attività sarebbero già in corso a Belgorod e Kursk, regioni che negli ultimi mesi sono state a più riprese bersaglio degli attacchi delle Forze di Kiev.
“Il nostro comp…
MOSCA - Nel giorno in cui le forze armate russe annunciano quasi con toni trionfalistici il ritiro ordinato e senza perdite delle truppe convenzionali dalla sponda orientale del Dnipro, Evgenij Prigozhin, leader del gruppo paramilitare russo Wagner, rilancia annunciando l’iniziativa di coinvolgere i propri uomini nella formazione di milizie e di realizzare fortificazioni nelle regioni russe di confine.
“La compagnia militare privata Wagner aiuta e aiuterà la popolazione dei territori di confine nell'addestramento e nelle attività di costruzione, nella preparazione e organizzazione delle milizie”, recita il comunicato pubblicato sulla pagina Vkontakte di Concord, la società di riferimento dello Chef del Cremlino. A detta di Prigozhin, le attività sarebbero già in corso a Belgorod e Kursk, regioni che negli ultimi mesi sono state a più riprese bersaglio degli attacchi delle Forze di Kiev.
“Il nostro compito principale era quello di avviare la costruzione di fortificazioni e centri di addestramento delle milizie nelle zone di confine”, ha dichiarato Prigozhin in risposta a una richiesta di approfondimento pervenuta dell'agenzia di informazione Live24, registrata a Kursk. “Se vuoi la pace, prepara la guerra”, il leader dei Wagner ha citato il detto latino per rivendicare al contempo il diritto a una sorta di libera iniziativa in campo bellico: “Dobbiamo essere pienamente preparati a proteggere la nostra terra; nessuno per questo deve rilasciare una licenza”. Insomma, non solo determinazione, ma anche fede nella libera iniziativa.
A dispetto di un ricercato formalismo dell'ufficio stampa - che assegna a ogni post persino un numero di riferimento progressivo - il tono delle parole citate risulta come al solito colloquiale e sicuro, infarcito di richiami al patriottismo. Parla alla gente e non dimentica di citare un film dedicato proprio ai Wagner, quelli che hanno combattuto nel 14 in Donbass, Solntstepyok. “Nessuno ha il diritto di decidere chi può difendere la propria patria e chi no”, ricorda le parole di uno degli “eroi”.
Il tempismo di queste affermazioni non è casuale. Secondo gli esperti militari, le 30mila truppe d’élite ritirate da Kherson e dislocate sulla riva sinistra del fiume Dnipro andranno all’offensiva con l’obiettivo di catturare Bakhmut, Slavjansk, Kramatorsk e, soprattutto, il sistema di approvvigionamento idrico del Donbass perché, senza di esso, non c’è speranza di tenere l’Ucraina orientale. “Il principale beneficiario di una tale offensiva sarà Evgenij Prigozhin”, ritiene l’analista Oleg Zhdanov citato da Novaja Gazeta Europa, ricordando che Wagner combatte proprio vicino a Bakhmut e che il successo di quest’operazione potrebbe avere conseguenze politiche interne di vasta portata.
Il Cuoco in mimetica è uscito dall'ombra sullo sfondo di una Russia la cui reputazione ha ormai raggiunto i minimi storici ed è riuscito in pochi mesi a dare spazio al proprio dinamismo a tutto tondo. Una volta sdoganata l'idea di coinvolgere i detenuti nella cosiddetta operazione speciale – proposta poi formalizzata da un iter normativo - Prigozhin si è cimentato in attacchi diretti all'operato delle forze regolari, a suo dire colpevoli di aver condotto al massacro una buona parte dei suoi collaboratori. Spalleggiato pubblicamente dal carismatico presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha aspramente criticato l'operato del Ministro della Difesa, Sergej Shojgu. Intanto un esercito di troll al suo servizio lavorava sotto traccia, inondando i canali Telegram di informazioni più o meno veritiere sui presunti fallimenti dell'esercito russo. Il tutto in barba alle leggi che in Russia vietano il ricorso ai mercenari, le critiche alle personalità pubbliche dello Stato e la diffusione di informazioni che gettino discredito sull'esercito. Anche l'apertura del Centro di formazione Wagner a San Pietroburgo, presentato dai media governativi in modo riduttivo, come una sorta di incubatore per start up tecnologiche della difesa, ha incontrato debole resistenza da parte del governatore locale Aleksandr Beglov.
Non è chiaro se l’accondiscendenza del Cremlino sia un segno di resa dinanzi all’ascesa di nuove forze interne o se siamo di fronte ai preparativi di un golpe da parte di un capitano di ventura. Le pubbliche rassicurazioni di Prigozhin che negli anni ha abituato a colpi di scena più o meno prevedibili non permettono di escludere nessuno scenario. Ma se ad emergere non è un nuovo polo di potere, quanto meno è un nuovo modo di fare la guerra “à la carte”.